Calcio

“Altrimenti ci arrabbiamo”… e successe davvero: ecco come l’Inter vinse il triplete

Al di là del tifo sportivo, ogni italiano appassionato di calcio dovrebbe ammettere, senza se e senza ma, che lInter del 2010 abbia scritto la storia. Poi, chi vince ha il diritto di festeggiare, chi perde quello di recriminare. Il resto – come già affermato – appartiene alla storia e al campo ed è insindacabile.

A 10 anni di distanza, infatti, la straordinaria stagione dei nerazzurri targata Jose Mourinho resta unica: Scudetto, Coppa Italia e Champions League. Tutto in un solo anno. Tutto alzato al cielo da un solo capitano. Nessuno c’era mai riuscito prima e nessuno, ad oggi, c’è riuscito dopo.

Inter del triplete figlia della rabbia

Dopo aver subito la distruzione della loro nuova dune buggy rossa con la cappottina gialla, Ben (Bud Spencer) e Kid (Terence Hill) si recano al ristorante del “Capo” al quale rivolgono la richiesta di riavere la loro “Carriola”. Dopo aver indicato il luogo della consegna e aver specificato di rivolerla “tale e quale com’era” i due dichiarano che aspetteranno “fino a mezzogiorno”. Alla replica del Capo, che domanda “..altrimenti?”, Kid replicherà con la frase che poi è il titolo del film: “…altrimenti ci arrabbiamo!”. 

Deve essere andato così, quell’anno, in casa Inter. Tutto iniziò con una sorta di indiretta minaccia mista a promessa: altrimenti ci arrabbiamo. Lo ha confermato anche Marco Branca, DS nerazzurro nel 2010: “Milito e Thiago Motta, scartato da Atletico, Barca, Portsmouth, dovevano far vedere che erano da grande squadra non solo da Genoa; Lucio era furibondo perché cacciato dal Bayern; Sneijder era stato scaricato dal Real. Eto’o era stato accantonato da Guardiola e poi è venuto da noi e ha fatto il secondo Triplete consecutivo. E Pandev? Già ci interessava portarlo a Milano il giugno successivo, ma poi a gennaio abbiamo colto l’occasione. È arrivato che era incazzato nero, alla Lazio era fuori rosa e non giocava da 7 mesi: con noi è stato sempre in campo e decisivo”

A mio parere, il filo conduttore con il quale spiegare come l’Inter sia riuscita in questa impresa eccezionale è proprio questo: la rabbia, la voglia di dimostrare, il desiderio di restare eterni grazie alla forza del proprio talento. Primo indizio fu il sonoro 4 a 0 rifilato al Milan alla seconda giornata di Serie A, incorniciato da una prestazione spaziale di Diego Milito e di Sneijder, appena arrivato in casa nerazzurra e subito schierato titolare da Mourinho. Era chiaro che, quella formazione, aveva qualcosa in più dentro. E che – affermiamolo chiaramente – era destinata a compiere qualcosa di veramente speciale.

Inter e triplete: gli eventi salienti

In campionato, fu battaglia vera con la Roma, replicata in gara secca anche nella finale di Coppa Italia; la spuntarono i nerazzurri, grazia ad una lucidità maggiore nei periodi che contano. In Champions League, il girone passato con un po’ di affanno è un must per le grandi vittorie finali; gli ottavi più che sudati con il fortissimo Chelsea di quegli anni e i quarti contro il CSKA Mosca certificarono i punti di forza della rosa nerazzurra: difesa praticamente impenetrabile e capacità di sfruttare al massimo, grazie al trio Milito-Eto’o-Sneijder, le occasioni in fase offensiva.

La doppia semifinale contro il Barcellona, caratterizzata dal 3 a 1 casalingo dell’andata e dalla strenua resistenza in 10 (rosso a Thiago Motta nel primo tempo) al Camp Nou, è la testimonianza lampante di ciò che affermavo in precedenza. Contro la superiorità blaugrana sul piano tecnico, una sola cosa poteva fare la differenza: il cuore, la voglia, il sacrificio, la rabbia. Zanetti e compagni dimostrarono a tutti che nessuno è imbattibile e che, senza cadere troppo nella retorica, è la volontà che, spesso, porta a traguardi impensati.

Il resto della storia è, di fatto, conosciuto a tutti. Il Principe Milito, con una doppietta, stese il Bayern Monaco nella finale del 22 maggio 2020, regalando all’Inter la terza Champions League della sua storia e, a tutti i tifosi, una storia eterna. Ancora unica.

Antonello Gioia

22 anni, diplomato al Liceo Classico. Laureando in Comunicazione Sociale Istituzionale presso la Pontificia Università della Santa Croce di Roma. Scrivo per ilMilanista.it e collaboro con CittacelesteTV, Rai Radio 1 Sport e RadioSei.

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