Chiediamo scusa ad Alex Schwazer

Il Gip del Tribunale di Bolzano ha disposto l’archiviazione del procedimento penale a carico del marciatore italiano.

Alex Schwazer festeggia l'oro vinto a Pechino 2008 [foto @mediaset]

Scusa, Alex. È la prima cosa che dovremmo dirti. Tutti, nessuno escluso: la IAF, la Wada, i Tribunali, i Giudici, i giornalisti, gli appassionati, noi. Colpire un innocente, affossandolo nella sua dignità di uomo e di sportivo, è un delitto mostruoso. E dobbiamo avere il coraggio di ammettere di averti schernito, di non averti creduto, di aver messo in dubbio il tuo talento.

Parte da qui il tuo diritto di toccare, finalmente, la serenità e di sognare, con merito umano e sportivo, le Olimpiadi di Tokyo 2021. Sarebbe il più bel regalo che il mondo, che ti ha tarpato le ali, potrebbe farti perché tu possa tornare a volare. “È il mio trionfo più grande. Pure dell’oro di Pechino. Lì sapevo cosa mi aspettava, ero allenato per lo sforzo, mentre nei tribunali sono un pesce fuor d’acqua. È stata una traversata nel deserto con i miei angeli, Sandro Donati e gli avvocati. Non mi sembra vero”. Ma è la realtà, Alex.

La vicenda di Alex Schwarzer

Il tutto nasce dalla positività al doping emersa dal controllo del primo gennaio 2016 e che nell’agosto dello stesso anno aveva portato alla squalifica di Schwazer, per recidiva al doping, di ben otto anni. 

Il Gip del Tribunale di Bolzano, Walter Pelino, ha ieri disposto, però, l’archiviazione del procedimento penale a carico di Alex Schwazer per “non aver commesso il fatto e che “la catena di custodia dei reperti in perizia è di fatto del tutto evanescente”; si sottolinea, in modo chiaro, l’ostruzionismo di Wada e Iaaf: “Hanno operato in maniera totalmente autoreferenziale non tollerando controlli dall’esterno fino al punto di produrre dichiarazioni false. È quindi provato che la manipolazione delle provette, che lo scrivente ritiene provata con altro grado di probabilità razionale, avrebbe potuto avvenire in qualsiasi momento a Stoccarda come a Colonia, ove si è dimostrato esservi provette non sigillate, dunque agevolmente utilizzabili alla bisogna”.

Come accaduto per l’immediata squalifica, però, la Wada non ha perso tempo a contrattaccare, mettendosi contro un atleta che, negli ultimi anni, ha solo e soltanto subito. “La Wada – si legge nel comunicato dell’Agenzia Antidopingè inorridita per le molteplici accuse sconsiderate e infondate fatte dal giudice contro l’organizzazione ed altre parti coinvolte in questo caso. Si prende atto con grave preoccupazione della sentenza e delle motivazioni fornite dal giudice. Nel corso del procedimento, la Wada ha fornito prove schiaccianti che sono state confermate da esperti indipendenti e che il giudice ha respinto a favore di teorie infondate. L’Agenzia sostiene tutte le prove fornite e respinge con la massima fermezza le critiche diffamatorie contenute nella decisione. Una volta che le motivazioni saranno state analizzate, la Wada prenderà in considerazione tutte le opzioni disponibili, comprese azioni legali”.

Ancora, dunque, bastoni fra le ruote. Ma Alex inizia a vedere più di una luce davanti: “Tutti pensano che ho lottato perché volevo ritornare a marciare. Ecco, in una scala di valori questo occupa solo il 10% del totale. La vera molla era dimostrare la mia innocenza. Perché ci avevo messo la faccia nel mio ritorno da pulito, dopo aver pagato giustamente nel 2012 le colpe per il doping. Nel 2016 sapevo di essere vittima, in compagnia di Sandro, di una colossale ingiustizia. La gente, però, giudica per quello che legge: c’era una sentenza, diceva il contrario. In pochi hanno avuto voglia e pazienza per studiare il caso, vedere le mille incongruenze, iniziare ad avere dubbi. Ecco, cancellare quella macchia era l’obiettivo: passare il resto della mia vita con un marchio infame sarebbe stato insopportabile”.

Passata è la tempesta

[…] Ogni cor si rallegra, in ogni lato

risorge il romorio.

[…] Ecco il sol che ritorna, ecco sorride

per li poggi e le ville. 

“La quiete dopo la tempesta” – Giacomo Leopardi

La quiete dopo la tempesta te la sei meritata tutta, Alex. Ora, come solo i grandi sanno fare, prenditi la rivincita in pista.

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