Fuori 41 gradi, dentro 9:80, percepiti 2.37

1 agosto 2021: è il giorno più importante della storia dello sport italiano.

Tamberi (a destra) ha aspettato Jacobs (a sinistra) al traguardo dei 100 metri piani. Non ha dovuto attendere molto. [foto @ItaliaTeam]

Tamberi (a destra) ha aspettato Jacobs (a sinistra) al traguardo dei 100 metri piani. Non ha dovuto attendere molto. [foto @ItaliaTeam]

In gran parte della Puglia, mia terra d’origine, la colonnina della temperatura ha toccato i 41 gradi. Giornata caldissima anche tra le acque del favoloso mare del Salento, sempre utilissimo per refrigerare i nostri corpi dopo le fatiche di una intensa – e altrettanto scottante – settimana lavorativa. Fuori, dunque, temperature altissime. Dentro il cuore dell’Italia, però, si è andati oltre, infiammato dalle storiche prestazioni di Gianmarco Tamberi e di Marcell Jacobs.

Il giorno più caldo dello sport italiano

L’ora di punta dello sport italiano è arrivata nell’ora di punta del giorno, fino ad ora, più caldo dell’estate italiana.

Alle 14:40, mentre allo stadio Olimpico di Tokyo assistevamo all’abbraccio tutto sportività e felicità di un atleta azzurro e di un atleta qatariota, l’Italia alzava al cielo, a 2.37 metri da terra, il terzo oro delle sue Olimpiadi. Merito di quel pazzo di Gianmarco Tamberi, capace di sovvertire i pronostici e di dare un calcio alla sfortuna con un coraggio e una personalità che andrebbero – da tutti noi – presi a modello. Cinque anni fa, durante la preparazione per Rio2016, Gimbo vedeva i suoi sogni a cinque cerchi svanire in una caviglia rotta; tutto, però, si può sistemare: non basta dirselo – sia chiaro -, ma serve innanzitutto crederci. Non è una frase densa di retorica spicciola, ma è la pura verità.

Affrontare la vita alla Gianmarco Tamberi non sarebbe, poi, così sconsigliato. Anzi: il suo è un inno alla vita, alla leggerezza che fa da contraltare agli inevitabili pesi della nostra esistenza, che grida al mondo di potercela fare anche quando tutto sembra sfumare. Che, infine, salta in alto verso la gloria. 2.37 metri oltre le difficoltà, 2.37 metri nel cuore di ognuno di noi. Amici, politici, genitori, noi: guardiamo e impariamo.

Qualche minuto più tardi, precisamente alle 14:50, l’Italia si preparava a seguire da tifosa la finale dei 100 metri piani di un Olimpiade. Mai un azzurro era arrivato fino a questo punto, ma – e qui un altro insegnamento di questo splendido duo – non ci si deve mai accontentare del fattibile. Marcell Jacobs lo sapeva sin dall’altro ieri, quando, vincendo in evidente gestione la sua batteria, aveva abbassato il record italiano a 9,94 secondi; nella mattinata di oggi, poi, altro limite superato: 9,84 secondi in semifinale e ultimo atto della gara più importante della rassegna olimpica conquistata.

A questo punto tutto ciò che sarebbe venuto fuori dai 10 secondi scarsi dei 100 metri piani sarebbe stato da applausi. Ma perché non renderlo d’oro? Tutto ciò è risultato è stato d’oro, come la medaglia al collo di un italiano nei 100 metri piani di un Olimpiade, come la medaglia al collo di un italiano che lo rende l’uomo più veloce del mondo. 14:52: la tavola sparecchiata, la pancia piena, 41 gradi fuori, 9:80 dentro il cuore e un urlo in gola sfogato in gioia piena per una prestazione leggendaria.

Duc in altum

E allora; grazie, ragazzi! Perché sognare è bello, ma – diciamolo chiaramente – veder realizzati i propri sogni lo è di più. Per far ciò che ciò accada, però, bisogna avere forza, coraggio e spirito di sacrificio. Ce lo ha insegnato oggi Gimbo con il gesso, usato per la sua caviglia 5 anni fa, portato ai piedi dell’asta che gli ha regalato l’oro olimpico: non si è arreso e ce l’ha fatta, con umiltà e sorriso. Ce lo ha insegnato oggi Marcell sovvertendo i pronostici nella gara più difficile di tutte per un italiano: ha lavorato e ce l’ha fatta, senza superbia e con tanta voglia. Stupor mundi, Italia: oggi più che mai!

Nell’abbraccio finale tra Tamberi e Jacobs, oggi, ci uniamo anche noi. Ci saranno anche 41 gradi fuori, ma stare così tutti uniti, nel giorno più importante della storia dello sport italiano, non è mai stato più refrigerante. Emozionante, bello, favoloso, straordinario. Più del mare del Salento. Duc in altum, semper.

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