Dan Peterson e la NBA, un amore in crisi: “Oggi i giocatori non vogliono essere allenati”

L’ex allenatore e telecronista ha parato duramente nei confronti dell’attuale NBA, non risparmiandosi a critiche nei confronti dei giocatori.

Dan Peterson, 84enne ex allenatore di Milano e Virtus Bologna

Circa una settimana Dan Peterson, storico coach americano tanto caro all’Italia, ha lasciato tutti a bocca aperta, criticando apertamente l’NBA attuale. L’ex coach di Virtus Bologna ed Olimpia Milano non le ha mandate a dire, definendo la lega a stelle strisce un playground.

Anziché il gioco che aveva reso il basket NBA lo sport più spettacolare nel mondo, ne abbiamo uno che molti critici negli Stati Uniti ora definiscono playground basketball

In un momento molto difficile per la stessa NBA, con un calo di ascolti decisamente importante, le parole di Dan Peterson non aiutano. Per cercare di fare capire a chi di basket ne capisce meno, potremmo fare un paragone con un film di Michael Bay. Alle continue esplosioni, i numerosissimi effetti speciali e i supereroi pacchiani, tipici del regista statunitense, contrapponiamo la continua ricerca dell’uno contro uno e del tiro dalla lunga distanza.

In realtà, se analizziamo meglio il gioco di oggi, possiamo notare evoluzione di quest’ultimo. Evoluzione che, come in qualsiasi ambito della vita, ha colpito anche l’NBA, modificando la tattica e gli allenamenti delle squadre. Se negli anni ottanta era il gioco di squadra ad avere la meglio, dove a fare la differenza era l’apporto di tutti i giocatori, oggi si predilige maggiormente l’individuo.

Con ciò non significa assolutamente che, a parte 2/3 giocatori, il resto della squadra non conti niente. Al giorno d’oggi ci si affida maggiormente alle proprie punte di diamante. Alla loro imprevedibilità data dalle ottime percentuali dall’arco e dalla loro velocità di gioco. Molti allenatori, poi, hanno deciso di lavorare sul tiro dei giocatori, aumentandone la pericolosità. Un’evoluzione che ha portato il gioco a concentrarsi più lontano dal canestro e sulle giocate singole.

I giocatori oggi non vogliono essere allenati. Vogliono fare ciò che gli piace: correre, sparare da tre, giocare uno contro uno. Insomma, l’opposto di Larry Bird e Magic Johnson, che esaltavano i compagni. Poi, i giocatori vogliono i numeri. Cioè, punti, statistiche. Così pensano di meritare un contratto più ricco. Con questa situazione, gli allenatori diventano superflui. Devono adattarsi a ciò che vogliono i giocatori, gli analisti, i proprietari

Parlare quindi di “brutto gioco”, paragonandolo a quello dei tempi di Larry Bird e Michael Jordan, che fece diventare l’NBA la lega che è ora, può definirsi sbagliato. E, come già detto, in un momento complicato per la lega americana, martoriata da battaglie politiche giuste ma che non dovrebbero entrare nei campi di qualsiasi sport, le parole di una leggenda come Dan Peterson suonano come un campanello d’allarme molto pericoloso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Wordpress Social Share Plugin powered by Ultimatelysocial