Coppa Italia femminile: la Roma vince, ma il Milan c’è. Ed è un bene per tutto il movimento

Le ragazze di Betty Bavagnoli abbattono il Milan di Ganz ai rigori

da acmilan.com

La Roma femminile sconfigge la maledizione del 30 maggio e, proprio ai rigori, conquista la Coppa Italia contro il Milan di Ganz. Dopo oltre 120 minuti di vera sofferenza e tanto sacrificio, le capitoline si impongono con lucidità e calma dagli undici metri, battendo le rossonere per 3 a 1.

Un percorso netto quello delle capitoline, che match dopo match, hanno infilato una serie di vittorie e prestazioni convincenti; un’avventura meravigliosa che ha segnato un cambio di passo, dando lo slancio per il salto di qualità della stagione romanista. Un viaggio che non potrà essere rovinato da un finale rocambolesco o fortunoso. Infatti, non è come tagli il traguardo che conta ma come ci arrivi, quanto lotti e fino a che punto ti spendi per ottenere ciò che vuoi; perché in fin dei conti, anche se di corto muso, una vittoria resta tale e la favola delle ragazze giallorosse merita il giusto encomio.

La forza del gruppo

Compatte, umili e forse a tratti impaurite, le romane hanno affrontato la finale, non con il coraggio dei leoni ma con l’astuzia dei lupi. Consce del dislivello tecnico, che può separare giocatrici del calibro di Vero Boquete dalle giovani inesperte come Giada Greggi ed Emma Severini; le capitoline hanno fatto branco e strette hanno lottano insieme su ogni pallone, neutralizzando le infilate delle sempre pericolose Dowie e Giacinti.

La superiorità tecnica e tattica del Milan è stata vinta dalla grinta e dal sacrificio della squadra, che ha continuato a battersi fino allo stremo delle forze. Una menzione speciale va alle imperiose Swaby e Linari, che hanno eretto un vero e proprio muro davanti alla porta di Camelia Caesar; le due centrali con i loro perfetti anticipi e l’ottimo senso della posizione, hanno spazzato e riconquistato decine di palloni, caricandosi la squadra sulle spalle.

Un elogio spetta anche all’estremo difensore giallorosso, che ogni qual volta è stata chiamata in causa, ha dato prova di grande reattività e agilità, fino a superarsi durante i rigori. Però il merito della vittoria è tutto della donna dietro la squadra: Betty Bavagnoli. L’allenatrice che ha saputo unire: giovani della primavera, campionesse internazionali e calciatrici meno raffinate e dotate, trasformandole in un gruppo unito e vincente.

La testa ha ceduto il passo al cuore, così il Milan, pur meritando di vincere, ha ceduto il passo alla Roma. Le diavole si confermano così eterne seconde, nonostante ciò non si può dire che la loro stagione sia sta una debacle totale; convincenti sul mercato, in campo e nel progetto, i rossoneri si preparano ad equilibrare la Serie A femminile. Diavole e Lupe hanno alzato la voce e con questa finale hanno dimostrato che il dominio bianconero potrebbe davvero essere giunto alla fine. La competitività cresce, il livello si alza e il calcio rosa italiano ne giova. I progetti di milanesi e romaniste vanno concretizzandosi, che sia l’inizio di una nuova era?

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