ESCLUSIVA – Andrea Vera: “Ora donne calciatrici sono modelli”

Andrea Vera Coral, portiere dell’Ecuador, tra calcio femminile e il premio a Marta.

Foto dal profilo Facebook di Andrea Vera Coral

Commentando questa notizia, Guillaume Apollinaire direbbe: “I grandi uomini che non hanno la loro statua sono legioni”. Come a sottolineare che non è necessario un monumento, come a dire che non è il riconoscimento a dare validità ad un’impresa, come a sostenere che spesso passare inosservati è normale. Ne parla anche Andrea Vera Coral, ma questo tra poco.

Tutte cose vere. Non serve un premio, un applauso o un “bravo” quando si è compiuta la cosa giusta. Lottare per una causa e mettere a frutto il proprio talento, in un certo senso, è doveroso. Ma il mondo ha comunque bisogno di segni, se non il singolo, è la platea che vuole un monumento. Un indice di grandezza, un modello a cui guardare, una statua che ricordi un uomo o una donna meritevoli.

E chi più meritevole di Marta Vieira da Silva nel mondo del calcio femminile? Nessuno. La numero dieci della Seleçao è una leggenda indiscussa del pallone: miglior giocatrice del mondo 2018, pallone d’oro 2010 e campionessa del mondo 2007. Il suo Palmares è individiabile, lunghissimo e cresce a vista d’occhio.

La calciatrice dell’Orlando Pride però ha raggiunto l’apice del riconoscimento nazionale e internazionale solo qualche giorno fa. Infatti, è stato da poco annunciato che al Maracanà sarà eretta una statua in suo
onore. La scultura sarà a grandezza naturale e sarà posta al fianco di quella d’O Rei Pelè, nel museo della nazionale gialloverde, che si trova all’interno dello stadio.

A seguito del conferimento di questo onore abbiamo intervistato Andrea Carolina Vera Coral, portiere della Nazionale dell’Ecuador, attualmente in forza al UD Collerense in Seconda Divisione Spagnola. Abbiamo cercato di carpire, tramite le sensazioni e i pensieri di una delle sue grandi interpreti, l’impatto che una tale notizia ha avuto sulle calciatrici e sull’intero calcio Sudamericano. Questa è Vera Coral.

Andrea, che impatto potrà avere questo riconoscimento a livello internazionale? Cambierà la risonanza del calcio femminile?

“Il nostro calcio sta già cambiando. Questo è solo il riconoscimento del lavoro di ognuna di noi, di ogni donna che gioca a calcio. È un simbolo, che farà da modello per altre giocatrici in futuro. Perché non è solo
una statua ma è l’emblema di una lotta. È il lascito di una donna che ha cambiato per sempre la visione del calcio, anche per chi crede che sia solo uno sport da maschi”.


Cosa rappresenta la statua per le donne brasiliane e sudamericane?

“La statua rappresenta le donne nello sport, rappresenta ciò di cui siamo capaci e infine è un rifermento per tante giovanissime calciatrici. Molti di noi non avevano un idolo calcistico femminile da piccole, non perché
non esistesse, ma perché i media e la società non ne parlavano. Quando eravamo giovani ci allontanavano dai campi di calcio, una donna è solo una mamma, una casalinga o al massimo un bel corpo da guardare. Diciamo che nell’immaginario comune una donna calciatrice era impensabile. Invece, ora finalmente non solo si può immaginare ma esiste. E ci sono anche i modelli a cui ispirarsi”.


La risonanza mediatica, le premiazioni congiunte, la statua di Marta sono tutti riconoscimenti formali o sono piccoli vittorie?

“Sono gesti formali, quasi dovuti, ma sono anche grandi vittorie. E cosa più importante sono strumenti che aiutano a mostrare le donne in altre vesti. Nelle vesti di donne libere”.

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