Sara Gama, la leonessa del calcio italiano

Capitano della Nazionale di calcio femminile e punto di riferimento della Juventus Women.

Sara Gama e la fede italiana

Sara Gama con la fascia da capitano e la mano sul cuore e lo stemma italiano - Il Messaggero

Sara Gama, difensore classe ’89 capitano della Juventus e della Nazionale Italiana, ma non finisce qui.

Quanti sacrifici servono per essere una calciatrice? Oggi meno di ieri ci spiega Sara Gama. Lei, che ha passato una vita intera ad inseguire il suo sogno, sempre in mezzo ai maschietti per calciare il pallone tra le strade di Trieste.

Sara Gama in tenuta sportiva – Sport Business Management

All’età di 7 anni approda tra i Topolini di Barcola, sul lungomare di Trieste. L’unica femmina in una squadra di maschi, eppure non si sentiva né “strana” né fuori luogo: per lei contava solo il calcio. Stesso discorso per la maggior parte dei bambini, sebbene alcuni casi “estremi” l’abbiano messa in difficoltà.

Di fronte allo scetticismo dei più restii Sara ha sempre cercato di farsi valere per dedizione e passione, trovando riconoscenza e rispetto di tutti sul terreno di gioco. E per dare un calcio ai radicati stereotipi sulle donne e il calcio.

Negli anni ’90 il calcio delle donne era così avvolto nell’ombra da risultare quasi invisibile: immaginarsi di diventare qualcosa che sembrava non esistere era pura utopia. Ma tenere quella sfera rotondeggiante tra i piedi trasmetteva un sentimento troppo forte e profondo da trascurare e Sara non molla un centimetro.

Sara Gama con la maglia del Tavagnacco – Google Sites

Tant’è che sbarca nell’universo femminile, alla Polisportiva San Marco di Villaggio del Pescatore, e dopo 6 anni di “apprendistato” arriva la sua svolta. La maglia da difensore titolare della Graphistudio Tavagnacco, un’esperienza unica che la forma come giovane donna e atleta.

Dopodiché il passaggio al Chiasiellis e il primo grande infortunio al ginocchio che la obbliga ad uno stop forzato per quasi una stagione intera. Un anno duro, lontano dai campi e dalle proprie compagne, ma anche lo step utile per una perseveranza maggiore. Nel corso della pausa estiva del 2010 coglie l’occasione di giocare in un campionato estero, la United Soccer Leagues W-League.

Un assaggio di professionismo nel Nord America, poi il ritorno in terra italiana e la firma con il Brescia nella stagione 2012-13. Un terzo posto in campionato, 25 presenze e 3 gol, però quello che rimane impresso è l’esperienza in terra straniera. Così dopo appena una stagione con la maglia delle Rondinelle Sara Gama sbarca al Paris Saint-Germain.

Il passaggio al PSG e la maglia n.23 – Tuttocampo.it

Qui conosce una realtà ben diversa dal calcio femminile italiano, ai tempi i club professionistici di Francia già investivano nelle squadre femminili. E oltre a diventare ufficialmente un’atleta professionista per la prima volta Sara entra a far parte di una società grande e blasonata come quella parigina.

Un sogno ad occhi aperti, durato meno del previsto causa infortunio proprio nella stagione d’esordio. Tempi d’attesa estenuanti per un recupero ottimale, per Sara non è stato facile.

L’ansia di tornare a calcare il campo dieci passi indietro rispetto alle compagne era tanta. Ma dopo la riabilitazione vive un’esperienza formativa unica assieme a delle calciatici di livelli internazionale, assimilando un gioco e un ritmo distante anni luce da quello italiano.

Gama durante Brescia-Torres – Ph Fotolive Richard Morgano

Il richiamo di casa però è forte, il Brescia ricontatta Sara e lei non può che fare ritorno in madrepatria. Tra 2015 e 2017 diventa punto fermo della retroguardia e vince 1 Tricolore, 1 Coppa Italia e 2 Supercoppe Italiane.

Con lei in difesa non si passa e soprattutto si vince. Per questo quando la Juventus decide di investire fortemente nel calcio delle donne pensa subito a Sara Gama. A Torino trova fin da subito gioie e trionfi, con 3 campionati, 1 Coppa Italia e 1 Supercoppa Italiana nell’arco di tre stagioni.

Ma oltre al dato tecnico c’è di più: l’indole da condottiera la porta ad ottenere prima la fascia da capitano del club e poi quella della Nazionale Italiana. Il modello per eccellenza del calcio femminile, come ha dimostrato il 15 Ottobre 2018 al Quirinale, di fronte al capo dello stato Sergio Mattarella, in occasione dei 120 anni della FIGC.

Stretta di mano e pieno appoggio di Sergio Mattarella a Sara Gama – Quirinale

Le parole spese sul calcio femminile italiano e sui sacrifici compiuti da lei stessa così come dalle sue colleghe ha toccato i cuori di tutti presenti. Una storia vera, espressa a cuore aperto e con un discorso toccante, che le conferisce l’encomio a consigliere della FIGC e la nomina tra le 17 donne più influenti a livello internazionale sui temi della gioventù.

Ma è curioso come una ragazzina che ha sempre desiderato di inseguire un pallone in un campo sia diventata una bambola grazie alla Mattel. Tuttavia un oggetto che ha sempre racchiuso i peggiori cliché sulla figura femminile, oggi propone donne “vere”.

Proprio come Sara Gama, una “mosca bianca” che in mezzo alle difficoltà è riuscita a volare verso l’irraggiungibile. Contro tutto e tutti, con ogni forza a disposizione, anche per tutte quelle donne che rispetto a lei non hanno retto l’urto.

Sara Gama e la mano sul cuore e sullo stemma dell’Italia – Il Messaggero

A integrazione del curriculum è giusto citare la laurea in Lingue e Letterature straniere. Ma ad arricchire davvero l’immagine di Sara Gama ci sono le sue origini, con il padre congolese e la madre istriana, o meglio la sua dedizione per la lotta contro le discriminazioni razziali.

L’esempio più noto risale alla baraonda creata sui social dopo una foto della Nazionale pochi giorni prima dei Mondiali. La capitana delle Azzurre al centro mentre il resto delle sue compagne ai suoi lati.

Il problema? Secondo una minoranza di followers il colore della pelle di Sara sarebbe servito per far passare il disegno immigrazionista. Ma in occasione di un convegno contro il razzismo Sara ha ammesso che “la diversità è diventata la mia forza”.

Capitano delle Azzurre in conferenza stampa – Juvelive.it

Difatti col passare del tempo, tra esperienze di vita e di calcio, il capitano della Juve non si è mai fatta schiacciare. Perché lei è così. O meglio, come canta Zucchero, le donne sono così: “Negli occhi hanno gli aeroplani per volare ad alta quota dove si respira l’aria e la vita non è vuota“.

Sara Gama rimane il miglior esempio per le leve del futuro movimento in rosa e il più grande modello a cui ispirarsi a livello umano. Lei stessa insegna che non c’è solo il calcio nella vita.

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