Tanti cambiamenti in Serie A femminile: tra le nuove big e le 10 squadre ci sarà bisogno di equilibrio

Il massimo campionato nostrano sarà composto da solo 10 squadre a partire dalla stagione 2022/23

Stretta di mano tra Florentia SG e Roma

Dopo una stagione pazzesca, caratterizzata dalla scoperta di talenti limpidissimi, da salvezze inaspettate e dall’istituzione di record impareggiabili, la Serie A femminile è finalmente pronta per lavorare al suo futuro con le nuove disposizioni federali. Il tempo dei festeggiamenti è finito. Il calcio rosa nostrano si appresta a cambiare definitivamente volto e in questa trasformazione il Consiglio Federale della FIGC avrà un ruolo fondamentale.

Infatti, il comitato sportivo ha approvato la riforma proposta dalla Divisione Calcio Femminile, che entrerà in vigore, assieme al professionismo, a partire dalla stagione 2022/2023. Si tratta di un’operazione enorme, volta ad aumentare la qualità delle competizioni per adeguarsi ai livelli europei. La nuova formula vuole una Serie A a 10 squadre e una Serie B a 16; con un nuovo sistema di svolgimento dei campionati, che ha l’obiettivo di essere sempre più avvincente e appassionante.

Le compagini di Serie A si attrezzano, ma basterà?

Grandi e piccole società avranno appena una stagione per rinforzarsi sul mercato e attrezzarsi in vista di questi epocali cambiamenti. In attesa di capire meglio i dettagli, c’è chi timidamente avanza i primi dubbi e paure; infatti, con questo stravolgimento strutturale, c’è il forte rischio che alcune splendide realtà indipendenti non reggano il ritmo del professionismo e vengano tagliate fuori dai grandi giochi.

Il calcio femminile perderebbe tutti quei club che non hanno alle spalle una controparte maschile; dopo il Florentia San Gimignano, che ha già ceduto il titolo alla Sampdoria, potrebbero essere cancellate anche le compagini di Napoli e San Marino Academy, che da sempre lottano, corrono ed emozionano, seppur con mezzi ridotti. Il sogno di livellare il rendimento delle formazioni di Serie A è lecito ma se per realizzarlo si dovranno cancellare storie, volti e interpreti, che hanno contribuito attivamente a portare sotto i riflettori il calcio rosa, allora forse è meglio aspettare e trovare un altro modo.

Perché il nostro campionato ha bisogno anche di queste realtà per crescere ed evolversi, non solo di grandi club che richiamano sponsor e attenzioni. Servirà trovare al più presto un equilibrio per il passaggio al professionismo; così da non sacrificare un patrimonio di passione e competenza enorme sull’altare del profitto garantito. Oggi si rischia di dare vita a una mini-Superlega nostrana con solo club dal blasone maschile in lotta e tante piccole favole destinate a restare nell’anonimato.

In questo scenario dolceamaro, dopo il progresso si mischia al sacrificio umano, tornano alla memoria alcune parole di Gandhi: “Nel mondo c’è quanto basta per le necessità dell’uomo, ma non per la sua avidità“. Perché è vero che gli strumenti per crescere insieme nel calcio rosa ci sono già tutti, ma per i più non sono abbastanza proficui.

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