Un pizzico di Sudamerica all’Inter: la traversata di Yoreli Rincón

Centrocampista classe ’93, capitana della Colombia e dalle molteplici esperienze estere in attesa di sbocciare in Italia

La presentazione del 31 gennaio 2020 di Yoreli Rincón -Inter.it

Yoreli Rincón non è l’ultima delle arrivate in casa Inter. Lo sbarco della centrocampista colombiana risale allo scorso anno, quando le ambizioni della società meneghina erano ben diverse. Contendere lo Scudetto a Juve e Milan il “sogno” ad occhi aperti, un posto tra le Big di Serie A l’obiettivo possibile.

Questo perché a un anno di distanza il volto dell’Inter è cambiato e le giocatrici di Attilio Sorbi non sono più le le neopromosse. Sono le “sopravvissute” alla prima storica promozione nel massimo campionato. E la società, a seguito di una stagione positiva, vuole puntare decisa sulla permanenza.

Una mission fattibile, sempre se a sostegno di una campagna acquisti oculata, tra solide certezze, carte “jolly” e investimenti opportuni. Non resta che scoprire in quale di queste categorie rientra Yoreli Rincón.

Yoreli Rincón, carta d’identità

Nasce a Piedecuesta, in Colombia, diventando presto una trequartista dalla larga visione di gioco. Il fisico minuto le consente di destreggiarsi abilmente in mezzo al campo con una tecnica e una velocità spiazzante.

Parliamo di una numero diez dai piedi fatati, con la mente di un’artista già proiettata al futuro. Una giocatrice invidiabile, capace di inventarsi dal nulla la giocata importante, “apparecchiando” la tavola alle compagne oppure mettendosi in proprio e trovando la via del gol.

Palla tra i piedi e mirino puntato verso la porta, il tutto coronato da splendide conclusioni, roba da stropicciarsi gli occhi e come ha dimostrato più e più volte con la maglia della Colombia. La personalità è quella delle grandi fuoriclasse: un carattere “vincente” che spicca anche fuori dal campo.

In madrepatria è un idolo, la considerano una delle top indiscusse nel suo ruolo su scala mondiale e negli ultimi anni è diventata anche chiaro esempio degli sforzi che le donne hanno fatto nel passato per poter emergere. Solo il tempo saprà dirlo, ma la speranza è che la colombiana possa strabiliare anche qui in Italia.

Una storia, una passione: Yoreli e il fùtbol

Yoreli e il calcio si sono incontrati per una ragione: le origini della colombiana. La famiglia ha il fùtbol nel sangue, dalla mamma al fratello, fino alla sorella. Arrivato il suo turno l’avvenire sembra inevitabile: comincia a prendere confidenza con la pelota a cinque anni, tra le strade di Piedecuesta. Eppure il padre è contrario: “el fùtbol no es un juego para mujeres”.

Mai parole furono meno azzeccate, specie perché il papà lavora per un’azienda di palloni da calcio. Yoreli e il resto della famiglia imparano in fretta a crearli fai da te e quando il capofamiglia si allontana per lavoro, gli altri escono a divertirsi, inseguendo un pallone e una passione impetuosa.

A sette anni l’avventura della piccola Rincón col fùtbol prende piede, si unisce al Nantes-Servifarma con i maschi di pari età, dimostrando che il calcio in realtà parla una lingua sola e che tutti possono giocarvi. Difatti a 12 anni Yoreli sbarca nell’universo femminile, tra Tolima e Bogotà, fino alla prima chiamata estera.

Nel 2012 ha l’opportunità di giocare in Brasile e lei non ha dubbi. Abbraccia la sua famiglia, compreso il padre presto ricreduto sul suo futuro e passa una stagione al XV de Piracicaba. Una prima volta lontana da casa che sa di crescita personale, come persona e giocatrice, per questo non vuole fermarsi.

Next stop Fotboll Club Rosengård Malmö, con campionato svedese vinto e messo in saccoccia, fino al trasferimento direzione USA. Alle New Jersey Wildcats vuole incrementare l’esperienza sul proprio curriculum, conoscere lo stile di vita e il gioco americano, oltre che la cultura. Tutto per integrarsi al meglio e tentare il colpaccio, entrando nella NWSL (massima serie americana).

Una speranza mancata, le serve una scossa e preferisce passare una breve e sfortunata stagione in Italia, nel 2015, con la maglia della Torres. Nemmeno una presenza e i motivi rimangono tuttora ignoti, ma la ventata di cambiamento arriva subito con l’Avaldsnes Idrettslag.

Qui si gioca al livello di vertice del campionato norvegese, l’ambiente le “appartiene”, ritrova diverse giocatrici incontrate lungo i suoi viaggi in giro per il mondo. Ma l’aria di casa comincia a mancare tanto da tornare a respirarla a pieni polmoni e dal vivo, sbarcando definitivamente in Colombia.

Rappresenta i colori del Patriotas Boyacá prima e dell’Atlético Huila poi, conquistando la Coppa Libertadores e il campionato colombiano. Un’ultima dedica alla madrepatria, al Junior di Barranquilla, dopodiché l’illustre chiamata e l’ultima fermata: l’Inter di Attilio Sorbi.

Anima di casa, la Colombia

Come scordare la prima volta in Nazionale? Il ricordo della prima convocazione, delle gambe tremolanti e di palpitazioni a mille giri che riporta ai 14 anni di Yoreli. Tra le fila dell’Under 17 vince il Campionato Sudamericano del 2008, sfoggiando sprazzi da leader in mezzo al campo e ricevendo appunto il premio come miglior giocatrice del torneo.

Nello stesso anno compie un’impennata vertiginosa, giocando ad alti livelli tra il Mondiale U17 e il Campionato Sudamericano U20, facendo bis del torneo locale ma questa volta da protagonista indiscussa. Trascina la sua Colombia al 2° posto e alla medaglia d’argento, mostrando a tutti le proprie qualità, ma non si ferma qui.

Alternandosi nuovamente con la Nazionale Under 20, disputa il Mondiale fermandosi alla semifinale, ma nel 2010 è il momento di spiccare il volo. La Nazionale maggiore chiama e da quel momento per Yoreli ci saranno solo palcoscenici stellari: il Campionato Sudamericano, la Coppa del Mondo 2011, infine i Giochi Olimpici di Londra 2012 e la Coppa America 2014.

Tra esperienze estere, presenze in Nazionale e crescita personale gioca il primo Mondiale (2015) delle “grandi” con la fascia da capitano ben stretta al braccio. Non perde di vista neanche i Giochi Panamericani dello stesso anno, ricevendo il premio di migliore giocatrice sudamericana nello stesso anno e battendo una certa Marta Vieira Da Silva Pallone d’Oro.

Un profilo di spicco quello di Yoreli Rincon, recentemente selezionata anche nel prestigioso undici migliore del Sudamerica dell’ultima decade (2011-2020) grazie alla votazione dei giornalisti locali. Una riprova che non lascia spazio a dubbi o incertezze di alcun genere sulla fuoriclasse colombiana.

Qui ed ora, Inter

Per Yoreli non resta che un traguardo: prendersi l’Inter. La trequartista colombiana ha tutte le carte in regola per farlo, basta andare a rivedere la strepitosa semifinale di Coppa Italia contro le acerrime nemiche del Milan (sconfitte 2-1 nella gara d’andata).

Una partita da tuttocampista, onnipresente in fase di ripartenza e vigile in fase di copertura. Anche un punto di riferimento costante sui calci da fermo, tant’è che l’occasione clamorosa del palo colpito da Debever al 76′ nasce dall’angolo battuto proprio da Rincón.

Il rigore battuto ma non realizzato contro Korenciova – poi ribadito da Marinelli per l’1-0 – è solo una piccola macchia della prestazione sfoggiata lo scorso 14 marzo. L’Inter si fida e si affida a Yoreli, è evidente per le responsabilità che la colombiana acquisisce in partite del genere.

Adesso tocca a lei appurare di che pasta è fatta in terra italiana, con la maglia dell’Inter e con la stessa consapevolezza di Winston Churchill. Perché “Uno sforzo continuo – non la forza o l’intelligenza – è la chiave che sprigiona il nostro potenziale”.

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