9 d.C. (dopo Conte): cade l’Impero Italiano bianconero

9 anni dopo il primo Scudetto bianconero targato Antonio Conte, la Juventus si vede sfilare il trono dall’Antonio Conte nerazzurro.

I festeggiamenti per il primo Scudetto di Conte con la Juventus

I festeggiamenti per il primo Scudetto di Conte con la Juventus

Era il 6 maggio 2011 e tra le mura dello stadio di Trieste, casa temporanea del Cagliari, la Juventus di Antonio Conte festeggiava la vittoria dello Scudetto. Il primo – come ben sappiamo – di una lunga e storica serie: 9 di fila (tre con Conte, cinque con Allegri e uno con Sarri) a simboleggiare in toto il dominio bianconero degli ultimi 9 anni in Italia. Un impero solido e consolidatosi nel tempo, ma che, come è ovvio che sia, era prima o poi destinato a crollare.

Ed è accaduto il 1 maggio 2021: 9 anni dopo il primo Antonio Conte, 9 anni dopo Conte, sempre a causa – o per merito, dipende dai punti di vista – di Antonio Conte. Alla guida dell’Inter, il tecnico salentino ha vestito ottimamente i panni del generale barbaro (inteso col significato letterale di straniero) Romolo Augustolo, capace, nel 476 d.C., di porre fine allo straordinario e irripetibile periodo della Roma d’Occidente. Conte si è preso il trono del suo ex capo Agnelli; da generale straniero in terra straniera – l’allenatore è uno juventino doc – Conte ha saputo plasmare al meglio la sua Inter, delineandola coi tratti ideali per vincere lo Scudetto e, di fatto, smentendo anche quei tifosi nerazzurri che non lo volevano sulla panchina interista.

L’impresa interista e il crollo dell’Impero

“Il campionato che stiamo facendo è figlio di una crescita importante della squadra sotto tutti i punti di vista, del gioco e della mentalità. Abbiamo capito che c’era la possibilità di vincere questo scudetto e di rimanere nella storia dell’Inter. E stiamo riuscendo nell’impresa di far cadere un regno che durava da 9 anni. Non vittoria Atalanta per la matematica? Siamo liberi, vedremo la partita coi nostri familiari, non chiediamo niente a nessuno e se stiamo per festeggiare è il merito nostro. Per vincere bisogna fare sacrifici, rinunce, fare un percorso che ti porti al risultato. Non tutti ce la fanno, io invece ho trovato un gruppo che ha iniziato remare insieme e ha condiviso un sogno, quello di entrare nella storia dell’Inter. E per farlo devi vincere, c’è poco da fare. Altrimenti, resti uno dei tanti”.

Parole chiare, chiarissime, anche se sapevamo già che Conte fosse così: un vincente, uno che per la vittoria lavora, uno che per la vittoria vive. E non importa con chi e contro chi: dopo una prima parte di stagione altalenante, Lukaku e compagni hanno trovato la quadra scappando via da tutte le concorrenti, Juve compresa. Una Juventus che, con Pirlo, non ha mai convinto e che, di conseguenza, non poteva certo ambire, con una legione del genere, a fronteggiare l’armata Contiana.

Le parole di Conte a Sky

“Alla Juve venni chiamato dopo che era arrivata settima e non c’era nulla. Trovai un presidente tifoso come Agnelli con cui abbiamo fatto qualcosa di straordinario da sfavoriti, battendo il Milan di Ibra, Nesta e Thiago Silva. Con l’Inter – ha rivelato il tecnico nerazzurro a SkySport ho fatto la scelta più difficile, perché tanti si sarebbero nascosti. Ho sempre dato tutto per questa squadra, mettendomi in gioco parecchio. E ora mi godo questa soddisfazione. E’ falso che io abbia voluto cambiare l’inno dell’Inter, sono inni simpatici che entrano nelle orecchie e ho troppo rispetto per le squadre che alleno per incidere su questi aspetti. Avevo solo detto a Zhang che in certi frangenti bisognava essere un po’ meno pazzi, perché io credo che le squadre vincenti sono quelle che hanno stabilità. Sono entrato in punta di piedi qui all’Inter, in un ambiente alla minima occasione si diventa negativi, anche per quanto riguarda i giornalisti”.

9 anni d.C. i colori dell’impero dominante in Italia sono cambiati, ma sul trono c’è sempre lui.

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