A difesa del Manchester City e dei 450 milioni spesi per rinforzarla

Come difendere Guardiola e il suo Manchester City alla luce degli investimenti fatti e dei risultati ottenuti?

Pep Guardiola, dal 2016 tecnico del Manchester City [foto @ManCity]

Il gioco di parole nel titolo mi lancia in una sfida impervia: come difendere l’operato di Guardiola e del suo Manchester City alla luce degli investimenti fatti e dei risultati ottenuti? Come motivare, basandosi sul campo, i 450 milioni spesi dal 2016 per rinforzare la difesa?

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Il tentativo è sicuramente complicato: con i Citizens l’ex tecnico di Barcellona e Bayern Monaco ha vinto due Premier League (2017-2018 e 2018-2019), tre Coppa di Lega, una Coppa d’Inghilterra e due Supercoppa d’Inghilterra, senza però mai lasciare il segno in Champions League. La coppa dalle grandi orecchie, per manager come Guardiola, è sempre il banco di prova numero 1: non vincerla non equivale ad un totale fallimento, ma poco ci manca. Ai blu di Manchester non si può chiedere molto di più dal punto di vista offensivo, ma difensivamente la squadra ha sempre, terribilmente, costantemente creato disastri; nell’ultima gara di Premier, per esempio, De Bruyne e compagni hanno subito 5 goal dal Leicester.

Gli acquisti “folli” in difesa

Da quando Pep Guardiola è arrivato sulla panchina del club inglese (2016), lo sceicco Mansour ha speso la bellezza di 450 milioni di euro (ovvero 410 milioni di sterline) per acquistare complessivamente 10 giocatori. L’ultimo, Ruben Dias, prelevato nelle scorse ore dal Benfica per 68 milioni di euro, è il più costoso; poco dietro il portoghese c’è Aymeric Laporte (65 milioni di euro), Joao Cancelo (65 milioni di euro complessivi), Benjamin Mendy (57,5 milioni di euro), John Stones (55 milioni di euro), Kyle Walker (52,7 milioni di euro), Nathan Aké (45 milioni di euro), i “poco” esosi Angeliño (12 milioni di euro) e Zinchenko (2 milioni di euro) e il già ceduto Danilo (27 milioni di euro).

Caro Pep, 450 milioni non fanno la felicità…

Tutto ciò, però, non è bastato. “I soldi non fanno la felicità”, recita un antico detto italiano, del quale, dalle parti dell’Etihad Stadium, si trova una lampante conferma. La sensazione è che Guardiola abbia sempre steccato la scelta del difensore adatto; tranne Laporte, tutti i calciatori acquistati sono incostanti o incompleti. Nessuno di essi, a conti fatti, ha la personalità caratteriale e tecnica per competere a livelli altissimi (e per tali intendo vincere la Champions League) o in gare secche come quelle europee. Nel passato più o meno recente, Guardiola ha cercato di acquistare Bonucci e Koulibaly, i quali spiccano per personalità all’interno del terreno di gioco e che, a parer mio, sarebbero stati utilissima alla causa Citizens.

Ancora una volta, però, al centrale del Napoli. gli è stato preferito il giovane portoghese del Benfica. Sta di fatto che spendere tanto non equivale a vincere tanto. Per vincere tanto è necessario saper reggere la pressione derivante dalle “folli” spese compiute. Non riesco a difendere Guardiola e le sue scelte sia sul mercato che sul campo, imprigionato da un tiki taka che appare ormai obsoleto e da acquisti eterni incompiuti per un’eterna incompiuta.

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