Carabao Cup, il 25 aprile ancora sfida infinita: sarà Guardiola vs Mourinho

L’eterna sfida tra Guardiola e Mourinho giunge ad un nuovo capitolo: La finale di Carabao Cup.

guardiola

Il tabellone di Carabao Cup (English Football League Cup) ha decretato l’ennesima sfida decisiva tra i due allenatori, Guardiola contro Mou ci offre, nuovamente, l’occasione per analizzarne le due scuole di pensiero

Tutto nel mondo reale ed immaginario ha un proprio opposto. Ce l’ha la natura con le più classiche dicotomie tra acqua e fuoco, luce e oscurità. C’è anche nella religione e nei miti come Dio e Lucifero o Fenrir destinato a scontrarsi con Widar. Nel calcio, com’è giusto che sia, le scuole di pensiero sono state così tante da poter far impallidire i pensatori della Scuola di Atene. Così tante da poter creare numerose diatribe e chiacchiere da bar annesse.
Anche la nostra epoca ne ha viste nascere molte, e quelle che l’hanno plasmata maggiormente sono riconducibili agli attuali tecnici di Tottenham e Manchester City.

L’emozionante Mourinho Cam nella semifinale di coppa [Fonte @SpursOfficial]

Pep Guardiola contro José Mourinho. Bel gioco contro pragmatismo. Possesso e attacco contro difesa e ripartenza.
Ma quale dei due, in un mondo idealistico, sarebbe stato apprezzato realmente da Nietzsche? Nell’eterno dualismo tra apollineo e dionisiaco, entrambi gli allenatori, assurdamente, avrebbero avuto modo di avvicinarsi ai due principi in antitesi.

Partendo dal centrocampo di Mou, l’incredibile colpo di classe del tecnico portoghese in questa stagione è stata la trasformazione operata a favore del pretoriano danese Hojbjerg. Il ragazzo cresciuto proprio sotto l’ala di Guardiola al Bayern e poi divenuto uomo al Southampton, ha avuto la sua definitiva maturazione.
Da giovane capace di avere sempre il pallone tra i piedi e amare semplici, ordinate ed efficaci, transizioni a centrocampo, ora è un lottatore instancabile. Complice l’aumento di massa e l’acume tattico che gli ha fatto comprendere come e quando correre, il centrocampista danese è una macchina instancabile.

Dinamismo fondamentale per Mou che, assieme a Sissoko, effettua un estremo lavoro di copertura a tutto campo. Il blocco delle linee di passaggio permette, di conseguenza, lo scambio con il trequartista di turno (Alli, Ndombele o Son) sempre smarcato e la letale finalizzazione offensiva.
Un gioco basilare, semplice, ma efficace. Un pragmatismo tattico altamente distruttivo per i giocatori avversari, ma estenuante per gli stessi Spurs.
Una scuola di pensiero che, in qualche maniera, si è evoluta, ma che rimanda costantemente a quanto abbiamo potuto ammirare nelle esperienze al Chelsea e all’Inter.

Dall’altro lato, invece, abbiamo l’uomo che ha cambiato totalmente il gioco moderno, introducendo una filosofia di pensiero irripetibile. Doppiamo a Pep Guardiola la nascita del tikitaka, il palleggio infinito in orizzontale volto a sfiancare gli avversari e aprire linee di passaggio per le punte. Un gioco fatto esclusivamente per palleggiatori, portiere compreso.
Un elemento che, infatti, è stato in seguito affinato dalla scuola tedesca, permettendoci di poter ammirare giocatori come Neuer, Leno, Trapp o Baumann.

La bella vittoria contro i rivali dello United [fonte @DAZN Italia]

Pep, però, rispetto alla sua nemesi, ci ha mostrato un’evoluzione più radicale e profonda. Il calcio del Barcellona era applicabile solo in Spagna con quelle divinità calcistiche che, sfortunatamente, non vedremo mai più. In Inghilterra, il catalano, ha portato uno stile molto più aggressivo e verticale. Quasi a voler competere con l’altro numero uno Jurgen Klopp.
Il City di Guardiola è un sistema fluido, dove non ci sono interpreti fissi e dove tutti possono, incredibilmente, giocare ovunque. Non c’è una formazione titolare (salvo 3/4  elementi) e la realizzazione della sua filosofia avviene di giorno in giorno, mutando in base all’avversario.


Sfido il Liverpool? Proviamo ad allargare ulteriormente il gioco e proviamo a far giocare le mezze ali tra il 3  e 4 della difesa avversaria. Giochiamo contro un più compatto Tottenham? Il possesso in fascia è l’ideale, ma solo se finalizzato alle triangolazioni volte a trovare la punta che scappa via. E contro una squadra come lo United o il Chelsea che, nonostante gli interpeti, provano a giocare a specchio? La soluzione ha il numero 17 sulle spalle e proviene dal Belgio, con passaggi volti a cercare la profondità, o azioni centrali fulminanti.

La terra d’Albione ci ha donato un Guardiola più camaleontico, seppur fedele ai propri diktat integerrimi. José, invece, dopo un periodo leggermente altalenante, ha deciso di puntare nuovamente sul suo carisma, la sua vecchia arma difensiva e la valorizzazione degli elementi più pregiati. Son e Keane non sono mai stati così forti in carriera e, probabilmente, lottano ad armi pari con NeymarMbappé e ManéSalah per il titolo di coppia offensiva più forte d’Europa.

In sostanza, l’eterna lotta tra Guardiola e Mourinho avrà una nuova pagina da poter aggiungere alla loro leggendaria rivalità. La Carabao Cup sancirà chi dei due si sarà evoluto definitivamente. Quale sarà la scuola di pensiero migliore per quest’epoca?
Nell’attesa di scoprirlo noi, invece, non potremo fare altro che ammirare nuovamente queste leggende ed essere grati per aver vissuto durante la loro epoca d’oro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Wordpress Social Share Plugin powered by Ultimatelysocial