Ceci n’est pas un équipe: Rennes, la capolista semplice e intraprendente

Il Rennes prosegue la sua lenta crescita e, forse, è pronto a coglierne definitivamente i frutti.

L'esultanza dei calciatori rossoneri [foto @stadederennais]

Il Rennes prosegue la sua lenta crescita e, forse, è pronto a coglierne definitivamente i frutti.

Nella sempre più insistente ed esasperata ricerca, a livello europeo, di nuovi tatticismi di barceloniana ispirazione, che, costantemente, si infrangono contro il muro dei cultisti del “catenaccio”, in Ligue 1 c’è il giovane Rennes. Il club rossonero è riuscito a sorprendere gli appassionati di tutto il mondo grazie alla sua semplicità, ma anche alla sua incredibile intraprendenza.

Con la sua celebre opera La Trahison des Images, Magritte decise di differenziare la tangibilità tra reale e immaginifico ponendo su due piani differenziati mente e occhio. Quest’oggi, il pittore belga sarebbe rimasto affascinato dalla compagine bretone; rispetto alla realtà che attanaglia la filosofia di gioco della Ligue 1, il Rennes si pone su un altro piano. Un piano quasi aleatorio che, nonostante la concretezza, tende ad innalzarsi. Per questo, rispetto ai suoi avversari, ceci n’est pas une équipe.

In un campionato che da anni vede una sola squadra capace di fare la voce grossa – salvo il “miracolo” Monaco – la banda di Julien Stéphan è una delle sorprese della massima divisione francese. Viste le molto più attrezzate Marsiglia, Nizza, Lione e, ovviamente, il PSG, tutti quanti ci stiamo domandando del perché ci sia stato questo “improvviso” exploit.

La consacrazione del Rennes è stata frutto di un percorso curato nei minimi dettagli

A dire il vero l’analisi sul Rennes va fatta a partire già dal 2018/19, dove il team bretone è riuscito a portare a casa la terza Coppa di Francia della sua storia, dopo una serie di rigori al cardiopalma arrivati in seguito ad un funambolico 2-2 contro il PSG. Una maturazione costante, che ha portato pian piano i suoi frutti.

La formazione, che vede il sempre saggio “mix” di giovani (se non giovanissimi) ed esperti mestieranti, frutto della “linea verde” del mercato, si modella su uno stile totalmente congeniale ai propri uomini, senza mai sacrificare l’estro del singolo – Eriksen chi? – , per il “bene” dei molti.  Il 4-3-3 di Stéphan è solido, compatto e occupa perfettamente il campo. Senza adoperare l’incessante palleggio guardiolano, ma attaccando costantemente la profondità, per merito di spazi lasciati dalle incessanti azioni degli esterni e delle mezzali di centrocampo.

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Il talento Eduardo Camavinga mentre esulta [foto @Rennes]

In questo senso è stato fondamentale, per questo inizio di stagione, l’apporto del giovane terzino sinistro, classe 2001, Truffert  (perderà il posto per l’accorrente Dalbert?), l’esterno Raphinha (accasatosi, purtroppo, al Leeds sul gong finale del calciomercato, diventando, potenzialmente, un diamante grezzo per Bielsa) e, soprattutto, del fenomenale Camavinga.

Camavinga rappresenta la vera anima della squadra

Il ragazzo di origini angolane è la quintessenza del giocatore “box to box” in chiave moderna. Un giocatore capace di fare tutto e benissimo. Il 2002 detta i tempi di gioco, aumenta i giri del motore di centrocampo quando realizza percussioni centrali, è capace di allargare il gioco in ogni momento, ma rimanere anche lucido in fase di non possesso occupando meravigliosamente le varie zone del campo. Una sorta di fase embrionale di Pogba, se dobbiamo proprio fare un paragone per semplificare all’estremo la prefigurazione mentale, se non astrale, del giovane numero 10. Deve migliorare sul lato della finalizzazione a rete, è vero, ma ha decisamente molta strada davanti a sé.

Il gioco del rossoneri di Francia

Il gioco del Rennes, di base, è molto intuitivo e facile da comprendere. Difesa che gioca perfettamente in linea, guidata dal roccioso Da Silva e che ama aggredire lo spazio avversario (non a caso l’ultimo gol del Reims è frutto di uno spazio un po’ troppo ampio tra le maglie dei bretoni); giro palla in fase centrale che predilige N’Zonzi per abbassare il ritmo o, contrariamente, Camavinga per alzarlo e magari cercare subito l’esterno di turno; il buon Guirassy pronto a fare l’elastico tra i centrali avversari.

Di base potrebbe sembrare un sistema zemaniano, soprattutto se si nota l’intensità della corsa di questi ragazzi e l’incessante e pedissequa ricerca della giocata centrale (oltre alle disattenzioni difensive), e forse non ci discostiamo molto dalla realtà, ma è proprio questo il suo punto a favore: l’intensità.

Ecco una classica azione chiave del Rennes basata sulla costante ricerca della verticalizzazione e gli inserimenti delle mezze ali

In un campionato divenuto notoriamente famoso per il suo ritmo compassato dove le squadre, spesso e volentieri, risolvono le partite per merito dell’estro dei propri fantasisti (sono lontani i tempi di Petit e Rothen dove c’era anche molto di più a livello tattico), il Rennes attualmente è una falla nel sistema. Una piccola scheggia impazzita che, nel marasma generale, propone un calcio semplice, ma martellante e sfinente. Una squadra che viaggia ad un’intensità superiore ai propri avversari, ma con una maturità ancora non raggiunta per poter lottare concretamente per il titolo.

La Ligue1 e l’osso durissimo PSG

Al momento la voce xG in Ligue 1 è dominata dal PSG di Neymar, ma al quarto posto troviamo proprio il Rennes. Una statistica che, a maggior ragione, definisce quanto la fluidità del gioco di Stéphan sia finalizzata costantemente alla ricerca del gol. Una filosofia spregiudicata è vero, che è costata anche qualche gol di troppo, ma che al momento sta ripagando pienamente gli sforzi di tecnico e squadra.

La lotta per la vetta in Francia sembra essersi minimamente riequilibrata – nella speranza di un rallentamento dei campioni in carica- e il Rennes si pone come una concreta concorrente per le posizioni più alte della classifica. La rosa ricchissima di giovani, soprattutto in panchina, l’assenza di una vera stella, e l’impossibilità di mantenere un simile livello atletico per più mesi, non permettono agli scommettitori di tutto il mondo di sbilanciarsi troppo, ma il futuro, senza alcun dubbio, è dalla loro parte e, nel frattempo, la bandiera Kroaz Du si gode la sua meritata vetta.

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