Chelsea – Leicester: L’FA Cup e la vittoria del calcio

La finale di FA Cup è stata un piccolo, ma enorme, passo in avanti per il ritorno alla normalità. Un quadro di mirabile bellezza che è riuscito ad omaggiare in toto la meraviglia rappresentata dal calcio.

fa cup

La finale di FA Cup, il trofeo più nobile ed antico del mondo, è stata l’evento perfetto per poter tornare a sperare ad una quotidianità vera e viva

Dopo 52 anni il Leicester torna a disputare una finale di FA Cup.
Dopo 137 anni di storia, il Leicester, riesce ad alzare al cielo, per la prima volta in assoluto, il trofeo più antico e prestigioso d’Inghilterra.
A più di un anno di distanza, nel mondo, si celebra un evento calcistico davanti ad un pubblico vero. Oltre, ovviamente, ad uno spettatore in più che osservava le Foxes dal cielo.

Partiamo dall’emozione più grande, quella suscitata dal vedere il pubblico sugli spalti.
Dopo mesi di sofferenza, l’umanità sta tornando pian piano alla sua quotidianità. La partita non è assolutamente finita, si è protratta fino ai supplementari, ma siamo vicini a portare a casa la tanto agognata (e meritata) vittoria.
Sulle stand di Wembley, invece, già 22mila spettatori hanno avuto la meravigliosa occasione di assistere alla finale del trofeo più celebre per un Club inglese.

La storica impresa [fonte @TheEmiratesFACup]

La partita in sé ci ha mostrato due squadre battagliere reduci da una grande stagione. Il Chelsea, dopo l’arrivo di Thomas Tuchel in panchina, è totalmente rinato, costruendo una difesa d’acciaio e mandando in gol tutti gli effettivi a disposizione, riuscendo così ad ovviare all’annoso problema dell’assenza di un vero bomber. Il Leicester, invece, dopo una progettualità funzionale e metodica messa in atto dopo la vittoria del leggendario scudetto, è riuscita a imporre, durante la stagione, la propria identità. Una squadra compatta ed estremamente aggressiva, piena di giocatori funzionali al gioco di un grande allenatore quale è Brendan Rodgers.


Il tecnico inglese, dopo l’esperienza non idilliaca vissuta a Liverpool, ha deciso di reinventarsi a Glasgow sponda Celtic. Risultato finale? è stato in grado di costruire, in pochissimo, uno dei team più efficaci della storia bianco verde.
Alla guida delle Foxes, invece, è riuscito a fare ancora meglio, centrando un obiettivo storico, maturato grazie ad un’idea di calcio chiara e lineare.


Il fronte societario, ovviamente, ha influito e non poco. Dopo le cessioni di Mahrez, Kanté, Maguire, Drinkwater e Chillwell per un totale di 250 milioni di sterline, sono riusciti nell’impresa stoica di sostituirli nella maniera più funzionale e saggia possibile. Una spesa complessiva di 126 milioni che ha portato in maglia Foxes: Ndidi, Fofana, Castagne, Tielemans (match winner con un euro goal da urlo) e il fenomenale Maddison. Il numero 10 si è presto imposto all’interno del rettangolo verde, portando alla memoria degli amanti di calcio qualcosa che non c’è più. Maddison, assieme al compagno di nazionale Grealish, rappresenta alla perfezione un calcio nostalgico di un’altra epoca, consapevole di far innamorare gli spettatori a ogni tocco di palla.

Jamie Vardy, l’uomo del popolo [fonte @EmiratesFACup]

Le favole, però, non finiscono qui. Perché la vittoria del calcio non è stata solo in Davide che batte Golia. Nel Leicester che, attraverso programmazione e sacrifici riesce a crescere e ottenere un trofeo storico. Non è stata rappresentata solo dal ritorno del pubblico allo stadio. La favola prosegue anche grazie allo sguardo commosso di Aiyawatt Srivaddhanaprabha che, con la coppa in mano, guarda al cielo commemorando il defunto padre, ed ex presidente, venuto a mancare nel 2018 per un tragico incidente in elicottero.

In un’epoca dove l’egemonia dei potenti prosegue nel voler schiacciare i deboli. Dove i soldi vogliono imporre ai tifosi il modo di vivere il calcio. Dove le favole devono essere soggiogate dagli interessi televisivi. Concedeteci di esultare tutti quanti insieme per questo meraviglioso Leicester. Permetteteci di gioire per la vittoria dell’FA Cup, il trofeo, per antonomasia, del popolo e per il popolo. E poi, dopo tutto ciò, potrete continuare a dirci che “è solo uno sport di 11 tizi che corrono dietro a un pallone”, ma a noi non interesserà minimamente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Wordpress Social Share Plugin powered by Ultimatelysocial