È difficile (se non impossibile) capire dove possa arrivare questo Milan

Risultati superlativi e gioco ottimo: sembra impossibile prevedere i limiti dei rossoneri.

E se Ibrahimovic avesse in mano una sfera di cristallo...? [foto @acmilan]

Non perde da 20 partite e da 223 giorni (lockdown compreso), con 16 vittorie e 4 pareggi, con 51 goal segnati e 17 subiti; nella stagione in corso percorso netto: 7 vittorie su sette partite tra campionato e preliminari di Europa League, in testa alla classifica in solitaria in campionato a punteggio pieno, con 9 reti segnate e una sola subita da Donnarumma. Il calcio, però, non è matematica – mia personale battaglia – e i numeri dicono tanto, non tutto. Proviamo, dunque, a non fermarci alle sole statistiche e ad analizzare tutto ciò che c’è dietro e cosa ci sarà davanti a questi risultati superlativi: dove può arrivare questo Milan?

Se nella stagione precedente, contrassegnata dalle varie dinamiche del post lockdown, era difficile proporre dei giudizi sicuri, in quella attuale i discorsi possono certamente essere più realistici.

In parallelo con la stagione scorsa

Il Milan ha cominciato la nuova annata così come aveva finito quella scorsa: vincendo e convincendo, proponendo gioco e ottenendo risultati. Le prime tre partite di campionato, arrivate contro avversari (Bologna, Crotone e Spezia) molto abbordabili, erano state preludio alla prestazione di altissimo livello di ieri sera contro l’Inter. Nella prima mezzora i rossoneri hanno messo seriamente in difficoltà i nerazzurri, puntando (così come fa una grande squadra) più sui propri punti di forza che difendendo quelli di debolezza. A San Siro si sono viste intensità, idee di gioco, determinazione, capacità di soffrire e abilità nel far male anche ai più forti in Italia.

In questo modo, Ibrahimovic ha letteralmente dominato la scena con una partita stratosferica, vincendo praticamente ogni duello con De Vrij e illuminando il campo con giocate ad hoc per i compagni. Accanto alla personalità qualitativa e caratteriale dello svedese, Pioli sta facendo e vedendo crescere Calhanoglu e Leao, la cui classe è finalmente evidente, Kessie e Bennacer, diga complementare in mezzo al campo, e la difesa, protetta, oltre che dalle mani garanti di Donnarumma, dall’esperienza di Kjaer e Romagnoli, da un redivivo Calabria e dal devastante Theo Hernandez; senza dimenticare, inoltre, i subentranti di livello come Tonali, Brahim Diaz e Castillejo e aspettando l’infortunato Rebic.

La squadra rossonera, dunque, sta acquistando sempre più forza con l’intenzione di trasformarla in certezze grazie all’entusiasmo derivante da tutti questi risultati positivi. Merito va alla società e al mister, finalmente convinti dalla bontà di un progetto che aveva e ha solo bisogno di continuità (sul campo con il solito 4-2-3-1 e fuori con lo stesso management).

Milan, dove vuoi arrivare?

È impossibile dire dove possa arrivare questo Milan. “Stiamo pensando – ha affermato Ibrahimovic a fine derby ai microfoni di SkySportuna partita alla volta, ogni partita è come una finale. Quando sono arrivato l’obiettivo era l’Europa e ci siamo arrivati. Obiettivo per il club è arrivare ancora in Europa, i miei obiettivi personali sono differenti ma li tengo per me (ride, ndr). Scudetto? Secondo me c’è possibilità sicuro, uno che crede può fare tutto. Noi ci crediamo, poi alla fine vedremo come andrà. È ancora lungo”.

Se vinci c’è una specie di timore nei tuoi confronti; quando perdi, invece, quelli che sono stati zitti si sentono più forti.

Federica Pellegrini

Personalmente, credo che il Milan non possa competere con Inter e Juventus per la lotta Scudetto, ma è innegabile che – come dice la Pellegrini – un po’ di timore possa serpeggiare nei quartier generali delle storiche rivali. Nerazzurri (favoriti principali) e bianconeri hanno una rosa superiore per qualità e quantità, ma, almeno in questo inizio di campionato, hanno dimostrato falle in cui club come i rossoneri, il Napoli e l’Atalanta potrebbero clamorosamente infilarsi.

Non si può, oggi come oggi, parlare di Scudetto. Almeno sulla carta. E la carta non è il calcio, così come il calcio non è matematica. I numeri dicono tanto, non tutto. Dove può arrivare questo Milan ce lo dirà solo e soltanto il campo.

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