Il Belgio, senza De Bruyne, ha un altro viso

In Belgio-Portogallo c’è stata una partita prima di De Bruyne e un’altra partita dopo la sua uscita.

Kevin De Bruyne con la maglia del Belgio [foto @DeBruyneKev]

Kevin De Bruyne con la maglia del Belgio [foto @DeBruyneKev]

“Senza te o con te”, cantava Annalisa Minetti in quel Sanremo in cui fece all in. Mancava poco alla fine del ventesimo secolo, c’era aria di Millennium Bug e in tutto il mondo si parlava dei mondiali in Francia, vinti dai galletti. Sempre in quel mondiale, non attenzionato come oggi, c’era un Belgio claudicante. Tre pareggi e fuori dal girone della competizione più importante del pianeta.

Da lì, sicuramente, le cose sono cambiate. Seppur lentamente e non con poche frizioni, è ricominciata la lenta risalita della compagine belga. Anni di oblio e di prese in giro, poi l’esplosione. Un big bang, uno tsunami, ma fatto sta che i germogli sbocciarono tutti insieme. Prima sotto Marc Wilmots, ora sotto Roberto Martinez, la generazione d’oro è all’ultima chiamata.

L’oro senza il suo tesoro?

Eppure, c’è da dirlo, quest’oro soffre d’ansia. Forte, per carità. Brillante, nulla da dire, ma forse maggiormente consapevole. Più cresci più diventi razionale, tranne in amore. E ieri il Belgio ha fatto i conti con la realtà. L’evidenza è che Annalisa Minetti aveva ragione. “Senza te o con te” cambiamo tanto, pensano i tifosi del Belgio. Il te, in questo caso, è Kevin De Bruyne.

Pahlinha l’ha colpito e il genio è caduto. Da lì cambia il volto della gara e dell’intero Belgio. I giocatori si scrutano, si gioca in contropiede e la faccia dei tifosi assume tutti i colori della bandiera belga. Alla fine Romelu Lukaku e soci l’hanno spuntata. Ci saranno loro sul nostro cammino. Ieri, tuttavia, tutti hanno notato una cosa.

C’è stata una partita prima di De Bruyne e un’altra partita dopo la sua uscita. Meglio, un Belgio prima e un Belgio dopo. Quel volto che sembra uscito da “Mamma ho perso l’aereo” è quanto mai imprescindibile. Inutile spiegarvi il perché. Se avete buttato un occhio sullo schermo lo capirete.

Certo, poi se ti entrano Dries Mertens e Yannick Ferreira Carrasco c’è poco da lamentarsi, ma la classe di quella baby face non ha eguali. Si potrebbero scrivere fiori di saggi critici su De Bruyne, uno che da solo ispira letteratura a frotte. Questa pagina vaccilante, invece, rischia di diventare nera. Il Belgio, senza De Bruyne, ha un’altra faccia, un’altra fisionomia, un altro viso.

Ora, però, calma. Davanti a noi si staglia una generazione che sa che potrebbe essere all’ultima chiamata. Se è vero che la “natura non rende poi quel che promette allor” è il caso di sbrigarsi, di correre, di approfittare dell’avanzare del tempo. Vale per l’una e per l’altra parte perché in fondo ogni età ha la sua bellezza, a prescindere dal fatto se ci sia De Bruyne o meno.

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