Il curioso caso di Christian Eriksen, distrutto ancor prima di giocare

Il talento danese rischia una fine prematura per colpa dei media.

Foto dal profilo Facebook di Christian Eriksen

Chissà cosa sarebbe accaduto se David Fincher avesse visto Christian Eriksen in nerazzurro. Niente Benjamin Button, il bambino nato vecchio e morto giovane. Sarebbe stato il danese il soggetto della sua pellicola. Un talento imbrigliato dalle maglie di Conte e dalla perversione dei media, ma di certo non da sé stesso.

Da quando è arrivato a gennaio Christian Eriksen ha vissuto giorni difficili. Una traversa nel derby della Madonnina lasciava presagire il meglio per il talento danese, ma niente. Il giocatore si esprime a sprazzi. Ha lo sguardo spaurito, cerca di adattarsi allo stile di gioco del mister dell’Inter, ma è proprio in questa fase di adattamento che entra in gioco la mannaia.

Passano appena due mesi dall’arrivo del trequartista a Milano. Le prime pagine dei giornali sono impietose. “Giallo Eriksen”, “Che fine ha fatto Eriksen?”, “Hanno ucciso Eriksen, chi sia stato non si sa”. In un solo colpo viene messa in discussione la tenuta del ragazzo, ma bisogna chiarire tutto, altrimenti non ne usciamo vivi.

Pochi minuti giocati e difficoltà di adattamento non rendono un giocatore automaticamente scarso. Vero, il tifoso è poco paziente, vuole vincere subito e ci sta. Ma il giornalista no. Il giornalista non può comportarsi come un tifoso, bensì deve saper discernere la tattica dal singolo atleta.

Mi sembra lampante che un giocatore con le caratteristiche tecniche di Eriksen faccia fatica a sopravvivere nel 3-5-2 di contiana memoria, ma il mister leccese non cade da un pero. Sa che ha nelle mani un diamante grezzo, a tal punto che per Eriksen ha cambiato anche il suo credo.

E ci stava riuscendo, ma la pandemia ha bloccato ogni cosa. E da lì i titoloni: “Eriksen non si adatta”, “Lautaro non segna più”, “Conte via dall’Inter”. Titoloni durante i mesi di pandemia, quando i giornali andavano riempiti per forza. La stessa cosa per la sponda rossonera, anche se è più facile andare dove porta il vento, visto che ora tutti celebrano il Milan.

Eriksen finisce prigioniero dei titoli, un brocco ancor prima di giocare e un peso per l’Inter. Non penso che un giornalista debba portare avanti una campagna denigratoria, anzi. Il giocatore si sta adattando al modulo. Fa fatica, ma emergerà, perché il talento è indiscusso.

Giusto qui siamo capaci di uccidere un Benjamin Button appena nato, solo perché ha le sembianze da vecchio. Uccidiamo i giocatori ancor prima di farli esprimere. Vecchie usanze, stesse abitudini. Poi non lamentiamoci se la nostra categoria perde credibilità.

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