Il giro della Liga in 35 giorni. Gare senza sosta, ma Tebas si calmi

Javier Tebas e la volontà di concentrare i campionati spagnoli in soli 35 giorni.

Foto dalla pagina Instagram @fcbarcelona

“Cara Liga, si riparte. Ripartiranno insieme, Primera e Segunda Division, e per i 35 giorni successivi si giocherà ogni giorno”.

Tutto accolto da un “Yee” di giubilo, seguito dal lancio del cappello a dagli abbracci – virtuali – tra i tesserati. Ovviamente, pura ironia, ma le velleità di Javier Tebas si prestano solo a questo. Il presidente della Liga spagnola sarà anche uno dei leader più influenti del pianeta calcistico, ma in quanto a dialettica lascia a desiderare. Scenario “El Partidazo”, canale “Movistar”.

Tutta la Liga in 35 giorni. Roba da far stropicciare gli occhi a tutti gli appassionati di calcio e a Jules Verne, che per girare il mondo di giorni ce ne ha messo ottanta. Qui basteranno cinque settimane, ma Tebas, probabilmente, non si rende conto dell’impossibilità logistica della questione. Ci sono molte tematiche da sviscerare.

La prima, i controlli sanitari. A raffica, prima e dopo le partite, ogni giorno, su tutti i membri della rosa, dello staff, sui giornalisti, per due categorie diverse. Non solo enormi costi a carico delle strutte ospedaliere, ma anche a carico dei privati. Tamponi, eventuali cure, sistemi di prevenzione concentrati in modo massiccio in cinque settimane. Difficilmente fattibile, enormemente dispendioso.

La seconda, la salute gli atleti. Giocare e concludere i campionati in cinque settimane, scendendo in campo a raffica, comporterebbe un dispendio di energie non indifferente per i calciatori, costretti a muoversi ogni giorno da una parte all’altra per la Spagna praticamente senza sosta.

Non solo, il rischio di infortuni triplicherebbe per molti ordini di motivi. La costanza nel giocare, la riduzione implicita degli allenamenti, le mancate sedute di scarico. Questo comporterebbe sui giocatori un enorme dispendio fisico, nonché nervoso.

Per non parlare di eventuali positività al coronavirus. Si impallerebbe l’ingranaggio non solo per l’atleta singolo, ma in generale per tutto l’organigramma della rosa.

Insomma, per dirla alla Bonolis: “ma che fa Tebas, si calmi”. Volontà di ripartire c’è da parte di tutti, ma ci vuole criterio, raziocinio, non brama o frenesia. Ci vuole metodo. Ci vuole orecchio.

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