Il Liverpool è campione d’Inghilterra: alla fine della tempesta c’è un cielo dorato

Il Liverpool di Jurgen Klopp ha vinto dopo 30 anni la Premier League, conquistando il 19esimo successo: i tre punti di forza dei Reds.

Non è una notizia: lo sapevamo da tempo, ma ora anche la matematica deve inchinarsi. Il Liverpool è aritmeticamente campione d’Inghilterra per la 19esima volta della sua storia, 30 anni dopo l’ultimo successo, con sette turni d’anticipo rispetto alla fine dell’attuale stagione di Premier League.

At the end of a storm (Alla fine della tempesta),
there’s a golden sky (C’è un cielo dorato)

In “You’ll never walk alone”, storico inno dei Reds, si cantano a squarciagola questi versi. Profetici certamente, in queste ore concretizzatisi in un titolo cercato, voluto, desiderato, meritato. Tutti abbiamo temuto che il coronavirus potesse, in qualche modo, cancellare ciò che il campo ha scritto, ma “alla fine della tempesta c’è un cielo dorato”: che essa si chiami Covid-19 o “30 anni di attesa”, oggi, poco importa.

WE’RE PREMIER LEAGUE CHAMPIONS!! 🏆

Posted by Liverpool FC on Thursday, June 25, 2020

30 vittorie e un pareggio in 31 partite giocate, 86 punti raccolti, 70 goal fatti e solo 21 subiti. Un dominio totale e totalizzante, evidente e devastante, figlio – a mio parere – di tre punti di forza che racchiudono tutta la straordinarietà di una squadra costruita, da cima a fondo, per vincere.

Il Liverpool e il gegenpressing

C’è il guardiolismo e il cholismo, forse anche il sarrismo. Ma esiste un kloppismo? No, almeno per una questione nominativa. Il gioco di Jurgen Klopp, tecnico dei Reds, viene solitamente definito con il “gegenpressing”, il quale si differenzia dal pressing puro per il fatto di pressare un attacco in transizione, un contropiede (gegen in tedesco significa “contro”), e non un attacco organizzato; ciò permette di non scivolare all’indietro in fase difensiva recuperando il pallone subito dopo averlo perso, in modo da riproporre una nuova azione d’attacco e trovando, nella maggior parte dei casi, la difesa avversaria scoperta.

Nel Liverpool attuale Klopp può far leva su un’intensità spaventosa messa in campo dai suoi calciatori. Il centrocampo, guidato da Jordan Henderson, fa un filtro perfetto, permettendo alle frecce offensive Mané e Salah, liberati dai movimenti da trequartista di Firmino, di correre continuamente in transizione offensiva, sfruttando velocità e precisione sotto porta.

Alisson, Trent e Andy: i registi

Con i centrocampisti fortemente impegnati nel pressing offensivo e fisicamente strutturati, i compiti d’impostazione nel Liverpool sono affidati a tre ruoli atipici: Alisson, portiere brasiliano che, con il suo arrivo, ha fatto fare il salto di qualità definitivo ai Reds, Alexander-Arnold, terzino destro, e Robertson, omologo sinistro.

L’estremo difensore brasiliano non ha bisogno di presentazioni: interventi miracolosi tra i pali e piedi al top in impostazione, con lanci perfetti per le corse degli attaccanti. Alisson, al momento, è il più forte al mondo nel suo ruolo. Probabilmente, lo sono anche Alexander-Arnold e Robertson: corsa e fisicità, lanci lunghi e calci piazzati, con miglioramenti netti anche in fase di copertura.

Discorso a parte per Van Dijk, insuperabile difensore centrale e leader della squadra. Lui fa un po’ di tutto in maniera perfetta: dove lo inseriamo? Tra coloro che pressano, tra coloro che impostano o tra coloro che difendono?

You’ll never walk alone

Il famosissimo inno del Liverpool ha già avuto spazio in questo pezzo, ma sono obbligato a concederlo anche tra i punti di forza della squadra. D’altronde, è inevitabile sottolineare l’influenza di Anfield e dei tifosi nelle prestazioni dei Reds: tra la squadra e i supporters c’è un’empatia particolare, un continuo incitamento che è costante sostegno, una forza che parte dal cuore e va alle gambe e ai muscoli dei campioni in campo.

C’è una targa che porta dagli spogliatoi al terreno di gioco di Anfield, su cui è scritto: «This is Anfield». Tre parole che il tecnico del Liverpool voleva che fossero soltanto lette e non toccate, almeno fino a quando i Reds, sotto la sua guida, non avrebbero vinto un trofeo. Sta iniziando, ormai, a succedere troppo spesso. Con ampio merito.

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