Ilicic “mola mia”: il calciatore da fiaba è tornato a Bergamo!

Josip Ilicic ha fatto oggi il suo ingresso al Centro Sportivo di Zingonia.

Josip Ilicic esulta in maglia Atalanta [foto @CalcioeFinanza]

Josip Ilicic ha fatto il suo ingresso al Centro Sportivo “Bortolotti” di Zingonia intorno alle 15:30. Ad attenderlo, alcuni tifosi che hanno posato con lui per le foto di rito e da tre striscioni appesi all’inferriata sulla destra del cancello principale: la gigantografia di una sua tipica esultanza dopo un gol scivolando sul campo, la foto col pallone del poker di Valencia del 10 marzo in Champions League sormontata dalla scritta “Josip mola mia (non mollare, in dialetto bergamasco, ndr), Bergamo e’ con te” e quello del profilo di Bergamo Alta con “Folle amore nostro”.

Ilicic, da Palermo a Firenze

Correva l’anno 2010 e uno sloveno ancora sconosciuto nel panorama calcistico internazionale, metteva piede nella bella Sicilia. Costo del cartellino poco sopra i due milioni di euro, quel giovane ventidue enne non immaginava d’irrompere nella storia del calcio. Eppure, è così perché a marzo di quest’anno realizzando nella stessa partita di Champions League ben quattro reti, oltre a far entrare la sua Atalanta nella storia, è riuscito in un’impresa che in pochissimi hanno potuto realizzare. Giocatori del calibro di Van Basten, Van Nistelrooy, Shevchenko, Messi, Ibrahimovic, Lewandowski e Cristiano Ronaldo fanno parte di questo record e lo sloveno venuto dalla città del vino e del miele di Maribor, è entrato nell’élite del calcio. Di chi stiamo parlando? Di Josip Ilicic.

Era il 2010 quando lui ed un altro giovanotto di belle speranze, Javier Pastore, divennero l’oro di Palermo e del presidente Zamparini, ma soprattutto uno dei grandi colpi di Walter Sabatini, l’uomo e direttore sportivo capace di forgiare dal nulla, con le sue ricerche di tesori nascosti da girovago del calcio, la sua personale fabbrica di campioni. Etichettati al tempo come modelli di trequartista del “nuovo millennio”, vista l’eleganza e le gesta tecniche nel trattare la sfera nonostante l’altezza smisurata per il loro ruolo fino a quel momento, Ilicic e Pastore a Palermo sancirono la legge del più forte, spopolando in Italia e gettando le basi per un aggiornamento del software calcistico.

Mezzi tecnici fuori dal comune

Classe ’88, nato come mezz’ala o esterno di centrocampo, ha saputo cogliere ogni aspetto positivo del tatticismo italiano, senza diminuire il suo tasso tecnico. Fu così che l’anno successivo, l’Inter di Moratti cercò di avviare una trattativa con Zamparini per portarlo a Milano. Tentativo vano, viste le alte richieste dell’eclettico presidente del Palermo. Dribbling secco, doti di rifinitura, personalità tecnica, naturalezza in campo, linguaggio universale del calcio giocato, ciò permise a Ilicic di approdare alla Fiorentina che puntò su di lui nel 2013.

Ma nonostante i suoi 37 gol e 18 assist, un feeling innato con qualsiasi terminale d’attacco viola gli avesse giocato accanto, come Mohamed Salah o Nikola Kalinic, non fu mai veramente amato dalla ruspante tifoseria toscana. Fu lui stesso a sottolinearlo. “Non ho mai avuto problemi con i tifosi, forse loro avevano un problema con me. Io ho sempre fatto il lavoro per cui sono pagato…”. Il periodo viola fu anche quello che sottolineò la sua l’emotività. Impossibile dimenticare le lacrime dopo il gol messo a segno contro la squadra che in Italia lo aveva lanciato, il Palermo. Involatosi sulla fascia destra, superò la difesa avversaria e con un rasoterra gonfiò la reta, dando inizio alla sua commozione, un atto che il tifo palermitano apprezzò particolarmente, tributandogli l’applauso doveroso.

Emotività forza e debolezza

Non esistono fiabe non cruente. Tutte le fiabe provengono dalla profondità del sangue e dell’angoscia

Franz Kafka

Questa emotività si è però evoluta e trasformata in fragilità fisica e mentale che non lo ha mai lasciato nel corso degli anni. La sua incostanza nel campo di calcio è una derivante delle sue improvvise debolezze psichiche, da un’angoscia latente, oltre agli infortuni che gli hanno tolto serenità. Di tutto ciò se n’è accorta anche la sua ultima favola, la città di Bergamo, l’Atalanta, la Dea che gli ha permesso di entrare nell’olimpo del calcio qualche mese fa con lo storico poker al Valencia in Champions League.

Il problema ai linfonodi nel 2018

Già perché prima degli ultimi accadimenti, Josip Ilicic è stato protagonista in maglia neroazzurra di un altro sfortunato evento, una brutta infezione batterica ai linfonodi del collo nel 2018, tanto da ricoverarlo in ospedale. Tempo fa quando ha raccontato la sua storia, le parole sono state forti, pesanti come macigni. “Raccontarlo – spiegava Ilicic è sempre difficile, è stato un momento brutto per me e per la mia famiglia. Ci sono stati tanti momenti in cui ho pensato di non farcela, perché questa cosa non passava mai. Anzi, più passava il tempo e più peggioravo. A un certo punto ho pensato solo a salvarmi e non al lavoro. Pensavo che non mi sarei più svegliato, per questo avevo paura pure di andare a dormire”.

Per fortuna la sua voglia di rialzarsi non è mancata, sorprendente e devastante sul campo. Il suo ultimo anno calcistico è stato incredibile. 15 gol in campionato in sole 26 partite, una realizzazione in Coppa Italia e cinque in Champions, grazie alla ormai famigerata prestazione contro il Valencia. La sua annata migliore da quando è diventato un professionista, tanto da commentare ai microfoni che invecchiando, migliora e non si vuole fermare qua. E allora perché? Siamo ai giorni d’oggi e tutti sanno cosa è accaduto.

Ilicic è tornato in Italia

Ilicic tornerà ad allenarsi con l’Atalanta. Varcherà i cancelli del centro sportivo di Zingonia e ricomincerà laddove si era fermato, sconvolto da un buio improvviso. Si era spenta la luce, con l’ultima partita giocata risalente a luglio contro la Juventus. Le ragioni che l’hanno tenuto fuori dal campo non sono state ancora chiarite. Circolano tante voci su cosa sia successo: ragioni affettive e personali, improvvisa depressione, crisi con la moglie, forse scatenate da ciò che è successo a Bergamo causa pandemia che potrebbe avergli ricordato anche le morti della guerra nei Balcani, la terra da dove proviene.

La paura di stare di nuovo male come nel 2018 lo ha tormentato? Non lo sapremo fino a quando non sarà lui a spiegarcelo, ma ci viene da pensare che abbia perso le sue forze mentali, tanto da farlo scappare via in Slovenia, non essere reperibile, allontanarsi il più velocemente possibile da qualsiasi insidia traumatica che lo avesse fatto soffrire di nuovo. Si dice che sia stato aiutato da dei professionisti del settore a causa di questa sua angoscia interiore, un male oscuro che va estirpato, così da far tornare la luce e la speranza.

Da qualche giorno sembra aver voltato pagina. Difficile immaginare quando potrà tornare a giocare. Non c’è fretta, l’Atalanta lo sa. Si è cautelata sul campo con l’acquisto di Aleksey Miranchuk dal Lokomotiv Mosca, pertanto verrà dato a Ilicic il tempo necessario. Ovviamente tutto dipenderà da lui, dagli allenamenti, dai suoi progressi, dai nuovi cenni positivi, dalla voglia di tornare a fare quello per cui è nato, ovvero le sue magiche rifiniture per i compagni, i suoi dribbling da fermo, i suoi piedi fatati.

“Gli siamo vicini”, è stato il commento del suo allenatore Gasperini.

Anche noi. 

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