Italia-Svezia e il naufragio che ci ha salvato. Cosa manca (ancora) alla Nazionale?

Tre anni dopo la disfatta di Ventura qualcosa è cambiato…

Roberto Mancini, CT della Nazionale Italiana dal 2018 [foto da VivoAzzurro]

Il 13 novembre 2017 è, senza ombra di dubbio, la data peggiore nella storia del calcio italiano e, per diffusione della disciplina, dell’intero movimento sportivo del nostro Paese. Italia-Svezia rappresentò, di fatto, la nostra Caporetto. Un Tricolore scolorito dalle scelte scellerate compiute dalla Federazione e dal CT Ventura; uomini incapaci di gestire un gruppo sì limitato tecnicamente, ma non solo dalle qualità dei calciatori.

Dopo quel funesto evento, però, qualcosa è cambiato.

Il libro “Robinson Crusoe” […] deve la sua perenne vitalità al fatto che esso celebra la poesia dei limiti o meglio ancora il romanzo stravagante della prudenza. Crusoe è un uomo sopra un piccolo scoglio con poca roba strappata al mare: la parte più bella del libro è la lista degli oggetti salvati dal naufragio. La più grande poesia è un inventario. Ogni utensile da cucina diviene ideale perché Crusoe avrebbe potuto lasciarlo cadere nel mare. È un buon esercizio nelle ore vuote o cattive del giorno stare a guardare qualche cosa, il secchio del carbone o la cassetta dei libri, e pensare quanta sarebbe stata la felicità d’averlo salvato e portato fuori del vascello sommerso sull’isolotto solitario. Ma un migliore esercizio ancora è quello di rammentare come tutte le cose sono sfuggite per un capello alla perdizione: tutto è stato salvato da un naufragio.

da G.K. Chesterton, Ortodossia

Come scriveva il giornalista britannico, vissuto tra la fine del 1800 e la prima metà del 1900 e poco conosciuto – nonostante opere brillanti – oggi, il naufragio può paradossalmente (e metaforicamente) salvare l’uomo. Ritornando al campo da gioco, la caduta libera dell’Italia di Ventura, con la conseguente perdita di tutti i propri beni – Mondiale, 60 anni dopo la prima volta, in primis – ha generato una rinascita positiva.

Gli azzurri festeggiano un goal [foto da VivoAzzurro]

L’arrivo di Roberto Mancini, infatti, ha stravolto mentalità e risultati. Il nuovo corso ha offerto vittorie e gioco che – al netto dei problemi legati al coronavirus – risvegliando negli italiani quell’amore così grande verso l’azzurro che, da sempre, ci contraddistingue.

L’Italia dopo Italia-Svezia

Dal 14 maggio 2018 la nuova Italia ha collezionato 15 vittorie in 24 partite, con 7 pareggi e 2 sconfitte, ottenendo la qualificazione – superati i 9 successi di Vittorio Pozzo che fece segnare le 9 vittorie consecutive tra il 1938 e il 1939 – agli Europei del 2021 e giocandosi le Final Four di Nations League nelle ultime sfide del girone. Sono 57, in totale, i giocatori impegnati, con 26 marcatori diversi a referto – quarto di sempre dopo Pozzo (53), Prandelli (29) e Lippi (27) – e un numero di giovani interessanti lanciati che fan ben sperare anche per un futuro più lontano.

Mancini ha ormai stabilizzato il suo credo tattico sul 4-3-3. Davanti a Gigio Donnarumma, la coppia centrale è in bianco e nero con Bonucci e Chiellini, nonostante i problemi fisici del capitano stiano dando sempre più spazio ad Acerbi della Lazio. Fondamentale, nello sviluppo del gioco azzurro, il ruolo dei terzini: Spinazzola (Emerson in alternativa) e Florenzi spingono in continuazione, offrendo sovrapposizioni all’esterno offensivo e appoggi alle mezze ali.

L’Italia dalla cintola in sù

Fulcro dell’Italia è il trio di centrocampo. Barella, Jorginho e Verratti offrono sempre garanzie importanti, sia in fase di rottura, che in quella di impostazione, che in quella offensiva. Il centrocampista del Chelsea fa il mediano puro, il 6 del PSG gestisce tutto e tutti e l’interista è un vero e proprio factotum. Alle loro spalle, inoltre, vi sono alternative importanti, Lorenzo Pellegrini in primis.

Nonostante i 53 goal segnati, però, è l’attacco che preoccupa. Sugli esterni la situazione pare abbastanza positiva, con Insigne a sinistra e uno tra Chiesa e Bernardeschi a destra. Il problema è il 9. Nè ImmobileBelotti, infatti, offrono le opportune garanzie; in azzurro segnano col contagocce, al contrario di quanto accade con i rispettivi club. Senza un bomber vero che sbrogli le partite più complicate è difficile portare a casa trofei.

Poi, affidiamoci – oltre che alle indiscusse qualità dei nostri due attaccanti oltre al redivivo Kean – anche ad un minimo di scaramanzia. Da Paolo Rossi a Totò Schillaci la nostra Italia ha saputo sempre trovare i goal al momento giusto. E l’operazione Rinascimento italiano, come la maglia azzurra targata Puma ricorda, è appena iniziata.

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