Karim Benzema come Jurij Gagarin

La storia unisce due personaggi spaziali capaci di aprire la strada a conquiste straordinarie.

Karim Benzema esulta dopo il goal al Barcellona [foto @realmadrid]

Karim Benzema esulta dopo il goal al Barcellona [foto @realmadrid]

60 anni fa, precisamente il 12 aprile 1961, Jurij Gagarin diventò il primo uomo a viaggiare nello spazio. A bordo della navicella Vostok 1, di produzione sovietica, l’astronauta russo vide la Terra da una prospettiva di cui nessuno aveva mai potuto godere: “Il cielo – comunicò Gagarin da lassù – lo vedo nero, totalmente nero, e vedo la Terra azzurra sotto di me. Lungo l’orizzonte c’è una striscia di un arancione brillante che poi assume una sfumatura d’azzurro, e poi passa al nero. Quello che mi colpisce di più è quanto sembra vicina la Terra, anche da questa altezza”.

Un’esperienza mozzafiato e mozza-vocaboli, di quelle che parola d’uomo non riesce a descrivere nella sua totalità. Un’impresa straordinaria, “superata” solo nel 1969 dal piede sulla Luna di Neil Armstrong. Ed è così che il povero russo è sempre mediatamente ricordato all’ombra del collega americano: tutti sanno chi è Armstrong, non tutti conoscono Gagarin e probabilmente in molti – erroneamente – conferiscono al primo anche i meriti del secondo.

Tutto lo spazio di Karim

Nell’universo calcistico, nel quale la Luna è il pallone da calcio, la situazione di Jurij Gagarin ricorda molto quella di Karim Benzema. Attaccante straordinario sotto tutti i punti di vista, autore di prodezze di altissimo livello, vincitore di innumerevoli trofei, ma… sempre qualificato dai più come una specie di uno dei tanti, di uno che viene sempre dopo i vari Cristiano Ronaldo, Sergio Ramos, Modric, Kroos, di uno che ha fatto il suo dovere – proprio come Gagarin – lasciando poi spazio – e non è un termine casuale – agli altri più grandi di lui.

Ieri, durante un Clasico tra i più importanti degli ultimi anni, però, Benzema ha ancora una volta dimostrato tutto il suo valore. E il goal di tacco che ha aperto la partita è solo il dettaglio più colorato di un’ennesima prestazione da quadro. Il 9 blanco non ha fatto solo il 9 (quindi colui che la mette dentro quando serve), ma anche il 10, l’11, l’8, il 7.

Karim sa fare tutto e sa fare tutto bene. Sa segnare (274 goal in 548 partite con il Real Madrid, 19 in 26 in questa stagione) e sa fornire assist (141 in totale con i galacticos); sa aprire spazi per i suoi compagni (quanti ne ha sfruttati CR7…!), sa sacrificarsi in difesa per poi ripartire in contropiede, grazie ad un posizionamento sempre ottimale e ad un’intelligenza tattica che gli permette di destreggiarsi in qualunque zona e situazione del campo. Praticamente ambidestro, Benzema usa la sua pulizia tecnica per fare qualsiasi tipo di giocata. E solitamente sceglie la migliore, che sia per la gloria personale o per quella di un compagno.

Un mestiere, quello del nativo di Lione, che va ammirato nelle sue evidenze e apprezzato nei suoi trafiletti. Lele Adani lo definì come il “9 più tecnico al mondo” e non gli si può certo dar torto, nonostante il 33enne francese sia anche uno dei meno celebrati. C’è sempre stato qualcuno più grande di lui, ma senza Benzema, forse, quei grandi, non lo sarebbero mai stati così tanto. Proprio come fece 60 anni fa Jurij Gagarin, che spalancò le porte alle conquiste dell’umanità oltre l’umana terra.

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