La Lazio stende l’inutile red carpet al Bayern Monaco

La Lazio ha perso per 1-4 contro il Bayern Monaco nell’andata degli ottavi di finale di Champions League.

I tre marcatori del Bayern Monaco esultano circondati dai biancocelesti sconsolati [foto @FCBayern]

I tre marcatori del Bayern Monaco esultano circondati dai biancocelesti sconsolati [foto @FCBayern]

La paura inquina e uccide i sentimenti. Quando una persona sente la paura scorrere nelle sue vene è limitata in tutto, nell’entusiasmo, nella gioia e nel coraggio. L’aveva colto Lucio Battisti dall’alto della sua collina dei ciliegi e l’ha colto ieri la Lazio. Una gara ingiocabile alla quale i biancocelesti hanno aggiunto un tappeto rosso, degno della Mostra del Cinema di Venezia.

Bayern forte, ma Lazio… che errori!

Ma in fondo questo Bayern Monaco è molto meglio di un film, come direbbe Gazzelle. Ogni gol viene accolto con una gioia robotica. È nostro dovere. Robert Lewandowski, ormai, non fa più notizia. Si aspetta sempre la giocata dall’eroe della serata, ma la pappa pronta gliela serve Mateo Musacchio che ora, a Roma, non vivrà giorni tranquilli.

Poi, con calma atavica, arrivano le reti di Jamal Musiala, Leroy Sanè e di Francesco Acerbi, ma nella sua porta. Il primo cresce in un ambiente di mostri, che si concede il lusso di lasciare in panchina gente come Javi Martinez e Lucas Hernandez in piena emergenza. Per questo cresce tranquillo e consapevole di poter respirare bene e con entusiasmo.

Poi altro errore combinato tra Lucas Leiva e Patric. A certi livelli – mi dispiace per Gabarron – un giocatore del genere non può starci. L’attaccamento alla maglia, che tutti gli riconoscono, non cancella limiti tattici e tecnici che l’ex canterano blaugrana si porta appresso dalla notte dei tempi.

Per alleviare il dolore, evitando figuracce storiche, c’è il fattore Joaquin Correa, che batte un Manuel Neuer in versione allenamento. Poi, come se fossimo in un’amichevole d’agosto, il Bayern smette di giocare. Forse, per come intendo io il calcio, è questa l’umiliazione più grande per la Lazio.

Frustrazione del fermarsi

La pietas che caratterizzava Enea, pius per antonomasia, non può far parte del pallone. Chi gioca deve segnare fino alla fine, perché è lo scopo del gioco. Invece il Bayern sa di che pasta è fatto e comincia a gigioneggiare, senza premere più l’acceleratore.

La Lazio esce traumatizzata dall’andata degli ottavi di Champions League ma non per questo ridimensionata nelle intenzioni. Davanti, d’altronde, aveva una squadra che fino a qualche giorno fa aveva sei trofei e cinque sconfitte nell’anno solare. Robe da brividi.

Simone Inzaghi deve ripartire dalle macerie, perché c’è un ritorno da giocare. Nessuno si aspetta la qualificazione, ma la faccia salvata sì. Solo a quel punto si potrà dire che la Lazio non avrà avuto più paura. No, non avere paura

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Wordpress Social Share Plugin powered by Ultimatelysocial