La prigione dorata di Lionel Messi

La scelta di Lionel Messi di restare al Barcellona ha fatto e farà discutere

Leo Messi in posa con la nuova prima maglia blaugrana [foto @FCBarcelona]

“Però liberi da che cosa?”, canta Vasco Rossi. Gli interrogativi sulla libertà si sprecano dall’età della pietra. In cerca di indipendenza, ma senza una meta, l’uomo ha vagato nel tempo cercando solo una culla dove riposare. Lionel Messi l’aveva trovata a Barcellona, la metropoli glitterata che lo prese e lo curò, lo cullò e lo custodì a lungo. Ora questo giaciglio è diventato una torre eburnea.

Semplificando il tutto, sappiamo che Messi ora si crogiola amaramente in una torre d’avorio, che nel Cantico dei Cantici veniva usata per indicare la vergine Maria. Da tempo viene invece utilizzata per indicare un mondo dove gli intellettuali si rinchiudono in attività lontane dalla quotidianità. Spesso, chi vuole, ci va autonomamente. Messi ci si è trovato in modo inaspettato.

Lionel Messi si è guardato intorno

Kostas Manolas, Divock Origi e Philippe Coutinho. Questi tre nomi, che dietro celano delle mazzate per la storia del Barcellona, sono quelli che hanno fatto vacillare la Pulce. Se prima era un soprannome ora è concretezza. Messi si è guardato intorno, capendo che il Barcellona non era più quella nuvola dove potersi poggiare.

Ha cercato la sua culla, trovandola in Pep Guardiola. Coccole, attestati di stima, ma nulla ha potuto l’amore davanti alla burocrazia e al dio denaro. Settecento milioni di euro. Un numero da brividi, l’ammontare della clausola per strappare Messi dalle grinfie dei catalani e di Josep Bartomeu, leader maximo di uno dei Barcellona più contestati di sempre.

Allora Messi scatena la sua ira verso tutto l’entourage blaugrana, dicendo che gli è mancata la libertà. “A inizio anno mi avevano detto che a fine stagione sarei stato libero di scegliere se restare o andare via”. Promessa non mantenuta e libertà stracciata davanti agli occhi del “Diez” argentino, come un contratto di un dipendente licenziato.

La parabola catalana di Messi è stata a lungo sinonimo di libertà. Il colpo di testa a surclassare Rio Ferdinand, la gemma di Wembley, Boateng che inciampa e le varie serpentine. Tutti frammenti d’indipendenza, passaggi iconici nella vita di un uomo, di un calciatore e di un tifoso.

Quanto diede la libertà ora ha tolto. Lionel Messi si trova come una gemma incastonata in un mosaico. Bella, meravigliosa ma prigioniera del tutto. Questo è il costo della libertà: brillare senza esser ricambiati.

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