Lukaku, gigante saggio: “Avrei voluto incontrare Kobe, Mandela e Tupac”

Un gigante che sceglie tre mostri sacri è un patrimonio da conservare.

Foto dal profilo Twitter di R.Lukaku Bolingoli9 (@RomeluLukaku9)

Romelu Lukaku ha il cuore d’oro, esattamente come John Coffey, il gigante di colore che nel film “Il miglio verde” veste i panni di un condannato a morte tra il messianico e il profetico. La punta belga non ambisce ai poteri sovrannaturali, ma se potesse tornerebbe indietro nel tempo. Un po’ come tutti, forse.

Gli uomini buoni sono quelli che avrebbero voluto incontrare i giganti del passato. Lukaku, gigante di bontà, ne sceglie tre al Festival dello Sport: “Avrei voluto incontrare Kobe, Mandela e Tupac”. Per chi avesse vissuto nelle caverne fino a questo momento, parliamo di tre giganti nei loro settori.

Kobe Bryant, purtroppo, è noto ai più per il suo destino infausto. Meno per la sua sfavillante carriera con i Los Angeles Lakers, che ora sono a un passo dall’anello che permetterebbe a LeBron James e soci di onorare la memoria del “Black Mamba”.

Nelson Mandela, invece, non si può riassumere in un paragrafo. Il principale lottatore contro l’apartheid, lotta pagata con le sbarre. Leader per la pace e figlio del Sud Africa, terra per la quale ha vestito i panni di presidente per cinque anni, dal 1994 al 1999.

Tupac Amaru Shakur, ai più semplicemente Tupac, è considerato il rapper più influente della scia americana, nonostante la prematura scomparsa a 25 anni. Un agguato e l’uccisione. Di lui si ricorda l’impatto non solo a livello musicale, in quanto influente sotto l’aspetto socio-politico ed evoluzionistico del pensiero americano.

Insomma, Romelu Lukaku non ha scelto personaggi a caso. In cuor mio l’ho sempre percepito un bravo ragazzo, buono e pronto a mettersi da parte per la gioia collettiva (vedasi rigore ceduto a Sebastiano Esposito contro il Genoa).

“Lo capivo dai dettagli, da come guidavi
Da come tenevi la spesa”

Franco 126 e Tommaso Paradiso – Stanza Singola

Romelu Lukaku, il gigante buono che guarda al meglio del passato. Uno così, in Serie A, è un patrimonio umanitario.

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