Ma guarda intorno a te, che doni ti hanno fatto

La Nazionale ha vinto l’Europeo 2020: un viaggio meraviglioso, culminato con una festa e un trionfo che è di tutti gli italiani.

Foto scattata da Bernardeschi dal bus scoperto con la Nazionale

Martedì 13 luglio 2021. È il giorno dopo. Il giorno dopo il delirio, il giorno dopo la festa, il giorno dopo la sfilata. Il giorno dopo quelli che ricorderemo per sempre nella nostra vita. Indelebili, memorabili, meravigliosi.

Ero allo stadio Olimpico di Roma il 12 ottobre 2019 assieme ad altri 60mila italiani: cantavamo tutti per la Nazionale che, battendo la Grecia, si qualificava matematicamente all’Europeo del giugno successivo. Ne sono successe di cose ed è inutile ripeterle: i tempi si sono allungati, le nostre giornate monotematizzate, ma il sogno azzurro è rimasto lì, pronto per essere vissuto.

Ero allo stadio Olimpico di Roma l’11 giugno 2021 per assaporare tutto il gusto vibrante e palpitante del match d’esordio degli Europei 2020: Turchia-Italia, in casa nostra. Un inizio scoppiettante, bello, entusiasmante. Il suono delle Notti Magiche risuonava già nell’aria e dalla voce di calciatori e tifosi: c’era chi non credeva troppo in questa Nazionale, chi sognava in grande – come è giusto che sia – rimanendo coi piedi per terra. Man mano la strada si è sempre fatta più districata, ma il modo di percorrerla si è via via fatto sempre più convincente. La paura con l’Austria, gara veramente complicata dopo tante partita rese facili dalla bravura di Insigne, è stata la molla per affrontare a testa altissima le tre successive partite contro tre tra le favorite del torneo. Col Belgio una prova di forza notevole: difesa tostissima, centrocampo di livello, attacco coi colpi. Poi, la Spagna, nostra più accreditata rivale degli ultimi 15 anni: partita difficile perché palleggiare in faccia ai maestri spagnoli non è possibile, ma le partite si vincono anche con testa e contropiede. Al resto ci pensano le differenze, come quella che fa ogni volta il più forte portiere del mondo, Gigio Donnarumma. È rimasto solo un gradino: la finale contro i padroni di casa dell’Inghilterra. A casa loro, abbiamo dimostrato sul campo che il calcio è roba di casa nostra. I 60mila inglesi di Wembley, boriosi nel loro credersi da sempre maestri di un so quale sport, costretti alla testa china mentre il mondo applaude l’Italia e gli italiani.

Un successo meritato, un trionfo costruito dopo l’Inferno del 2017. A noi convien tenere altro viaggio, ci dicevamo: da Roma a Wembley, passando per Monaco e tornando, infine, a Roma. Con la Coppa fra le braccia, la bandiera Tricolore al vento, la maglia Azzurra addosso e un sogno realizzato.

Ero a Piazza del Popolo domenica sera, assieme a mio padre e a mio cugino, confusi tra una moltitudine di amici non conoscenti fiduciosi nella propria Nazionale. La speranza non è crollata dopo il goal di Shaw, si è rafforzata in un urlo di gioia dopo il pareggio di Bonucci, è esplosa nella realtà di un boato dopo il rigore di Saka parato da Donnarumma. L’Italia è Campione d’Europa! Da lì i festeggiamenti, i fuochi d’artificio, i clacson per tutta la notte. Roma, così come tutta l’Italia, era in un tripudio costante.

Ero a Roma il 12 luglio 2021 al seguito del bus scoperto con la Nazionale. Uno spettacolo indescrivibile, una emozione unica, un suono prolungato che merita di essere solo e soltanto ascoltato.

Non lo si può spiegare tutto questo. Dopo quello che abbiamo passato, il trionfo dell’Italia e le feste tutti insieme ci ricordano quanto tutto sia stato ed è meraviglioso. Ma guarda intorno a te, che doni ti hanno fatto?! MERAVIGLIOSO, SIGNORI, MERAVIGLIOSO. GRAZIE ITALIA.

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