Più di una squadra: il Celtic Glasgow è una vera e propria fede religiosa

Tifosi scozzesi capaci di rendere la propria squadra un vero fenomeno di culto in tutto il mondo.

Il Celtic Park, casa del Celtic, prima del match di Champions League contro il Barcellona [foto @reddit]

Per i tifosi del Celtic Glasgow, la propria squadra è molto più di un’accozzaglia di ragazzi su un campo da gioco, ma una vera e propria fede religiosa

Glasgow, zona periferica della città scozzese, la popolazione in quell’area è prevalentemente composta da operai, manovali e carpentieri. La cosiddetta “working class” di fine secolo, solita lottare ogni giorno per la sopravvivenza della propria famiglia, svolgendo lavori sempre più usuranti e disumani. I quartieri sono poveri, lerci, malmessi e la gente, tra una pinta di birra e una partita a carte, riesce a trovare svago solo tirando qualche calcio ad un pallone. Passione nata dal football dei “cugini” inglesi, impazziti, in quegli anni, nel poter ammirare le scorribande sul rettangolo verde dei giocatori del Preston o del Wanderers.

Il leggendario capitano Scott Brown [foto @celtic]

Il Celtic va ben oltre il concetto di tifo: è appartenenza sociale

 Il calcio, soprattutto in ambienti come quello della periferia est di Glasgow, è un fenomeno sociale fondamentale per l’aggregazione culturale. La rivalsa di quelle persone da sempre dimenticate nell’ombra, nasce anche nel rettangolo verde. Ed è per questo che nel 1888, un giovane frate di nome Andrew Kerins, conosciuto dai cittadini come Fratello Walfrid, decide di fondare il Celtic Football Club.
Ed è da quel momento che, senza saperlo, quella squadra sarebbe diventata un simbolo per gli appassionati di tutto il mondo.

Le origini del Celtic, pertanto, vanno ricercate sia nella fede cattolica del suo padre fondatore, che nelle radici irlandesi dello stesso (è per questo che il primo stemma fu una croce celtica su ovale rosso). La squadra, in pochissimo tempo, divenne un evento di esaltazione popolare. I ragazzi di Greater Glasgow e del Lanarkshire, anch’essi di origini irlandesi, avevano modo di potersi identificare in quei calciatori. Le caratteristiche divise bianche e verdi con un quadrifoglio sul petto diventarono presto un nuovo vessillo. Un legame simile, per certi versi, a quello che in Italia abbiamo visto con i tifosi del Milan o della Roma.
Quei giovani tifosi, dalla fine del 19esimo secolo, hanno mantenuto inalterata la propria fede per il Celtic, tramandandola di generazione in generazione. Un lascito arrivato fino ai giorni nostri, dove le Stand del Celtic Park sono dominate dalle famose Green Brigade.

Un gruppo nato da più contaminazioni

I gruppi attuali di tifosi del Celtic prendono ispirazione sia dagli hooligans vecchie maniere (alla Andy Capp), sia dal tifo organizzato degli ultras nostrani. Questa commistione di idee, ha portato le Green Brigade ad essere ben più di un gruppo di tifosi.


Canti a squarciagola dal primo fino al novantesimo minuto. Striscioni e coreografie di sfottò contro gli avversari. Sciarpate a più non posso. il tutto unito a messaggi di forte connotazione politica e sociale che hanno caratterizzato in questi anni i cosiddetti Bhoys.

celtic
I leggendari Leoni di Lisbona in trionfo dopo la vittoria della Champions

Da sottolineare, infatti, uno degli aspetti più rappresentativi del tifo bianco-verde. Le Green Brigade, come del resto tutti gli altri sottogruppi che frequentano il cosiddetto The Paradise, sono dichiaratamente cattolici. Una fede che, come direbbe Alessandro Dal Lago, enfatizza ancora di più la fenomenologia del ritualismo da stadio. I tifosi riescono a far coesistere perfettamente la fede calcistica con quella religiosa. Tramutano lo stadio nel proprio luogo di culto, e i giocatori in veri e reali profeti.

Grandi amici e grandissimi nemici

Ed è così che la ritualità del tifoso si manifesta. Sveglia presto la mattina, qualche buona lettura sportiva, tappa in chiesa, pranzo al volo e poi di corsa allo stadio a tifare il Celtic.
E lì, in quel locus amoenus, si è pronti a cantare a squarciagola You’ll Never Walk Alone (con il benestare della Kop), o la propria versione di Just Can’t Get Enough dei Depeche Mode.

Cori che accompagnano fiumi di birra e striscioni o bandiere in sostegno dell’IRA o del popolo palestinese. Tutto perché l’autodeterminazione dei popoli, l’identità nazionale e l’appartenenza territoriale, per tifosi che, sin dalle proprie origini, si sono ritrovati nelle realtà più borderline del paese, sono valori inscindibili della propria storia. Ed ecco allora che l’ultracattolicesimo e l’affiliazione socialista (Nel 2016 l’80% dei tifosi ammise il proprio sostegno al Labour Party) permettono di instaurare le più accese rivalità, ma anche i più sentiti gemellaggi con, per l’appunto, il Liverpool e il St. Pauli (accomunati dal sentimento antifascista).

Cultura e identità

La più singolare, ed iconica, tra tutte le inimicizie, è con i concittadini dei Glasgow Rangers, contro i quali ogni anno disputano l’accesissimo derby rinominato Old Firm, proprio per sottolineare la storicità di questo scontro. Filoirlandesi che sfidano i sostenitori della Corona. Cattolici liberali contro protestanti conservatori. Socialisti antifascisti, contro gli affiliati del BNP e dei movimenti di destra nazionale.


Uno scontro culturale su ogni fronte ideologico e sociale che, il più delle volte, si è manifestato anche sul campo di calcio. Agli spettatori di tutto il mondo, vengono offerti risultati rocamboleschi e risse senza esclusione di colpi.
Pertanto, se siete alla ricerca di una nuova squadra “preferita”, nella vostra incessante ricerca esterofila, iniziate il vostro studio proprio da uno degli innumerevoli derby di Glasgow. Magari vi potreste innamorare di quegli scalmanati con i quadrifoglio sul petto, perché, come direbbe la leggendaria stella bianco verde Henrik Larsson: Dimenticate El Clasico, niente è comparabile al “pazzo” Old Firm”.

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