Se ti trovi davanti ad un bivio, scegli sempre la strada che porti ad un Var

Nicola Rizzoli, capo degli arbitri italiani, è stato ancora una volta chiarissimo.

L'arbitro Lapenna al VAR durante un match di Serie A

L'arbitro Lapenna al VAR durante un match di Serie A

Tranquilli, nel titolo non è presente alcun incitamento all’alcolismo sfrenato per dimenticare i dispiaceri della vita. È solo la realtà: in Italia amiamo i bar – e ce ne siamo accorti sopratutto ora che son chiusi – perché creano quella piacevole aggregazione di breve durata, per il tempo di un caffé, di quelle che servono per bloccare per cinque minuti il flusso estenuante della giornata, tra una parola e una battuta con un amico, per poi ripartire carichi di caffeina e, magari, di buon umore.

E Nicola Rizzoli, responsabile e designatore della CAN A (l’Associazione Italiana Arbitri di Serie A), ha consigliato a tutti i suoi sottoposi dotati di fischietto di non dimenticare la gradevole usanza molto italiana di fermarsi a riflettere, anche per qualche minuto, al bar. O meglio, scusate: al VAR. “In Juventus-Napoli ha sbagliato Mariani così come l’avar. Lo sanno benissimo anche loro. Io sono sempre stato favorevole alla tecnologia, assurdo che alle soglie del 2020 l’unico a non rivedere le immagini fosse proprio l’arbitro”.

E, alla domanda postagli da Il Corriere dello Sport, se “Al Var bisogna andare sempre, quando l’episodio è dubbio, oppure tocca all’assistente al video richiamare l’attenzione di chi dirige”, lo stesso Rizzoli ha precisato: “Sono le indicazioni, chiarissime, che ho dato ai miei”.

La tecnologia è fondamentale

La linea del capo degli arbitri italiani è, dunque, chiarissima: affidiamoci alla tecnologia perché, come statistiche dimostrano, ha già diminuito di molto gli errori sul campo.

Purtroppo, tra l’altro, stiamo assistendo ad un ricambio generazionale tra i nostri direttori di gara che non comprende top player della categoria. Non c’è più un Collina, un Rizzoli, un Orsato (presente sul campo, ma a fine carriera e oltre), un Rocchi, ma tanti arbitri bravi ma non bravissimi. Il caso Mariani conferma questa mia affermazione; l’arbitro di Aprilia, moderno nel suo dialogare spesso e con calma con i calciatori, aveva sin qui condotto una buona stagione, ma, come accade a chi non è un top assoluto tra i calciatori, può cadere più facilmente nell’incostanza di prestazioni. Ed è così che si spiegano, almeno da una prospettiva più generale, gli errori in Juventus-Napoli. Più nel particolare, inoltre, è chiaro che la colpa non sia del VAR quale strumento, ma di chi lo utilizza, cioè l’uomo.

È tanto lapalissiano dirlo quanto utile ripeterlo: non possiamo fare (più) a meno della tecnologia. E Rizzoli ne è, ancora una volta, perfettamente consapevole: “Un deciso passo avanti lo farà compiere il chiarimento live. L’obiettivo è quello di riuscire a comunicare, in tempo reale, con l’esterno la decisione che si è appena presa, la motivazione della scelta. Naturalmente anche quella del Var”.

E allora, cari arbitri, se vi trovate davanti ad un bivio, scegliete sempre la strada che porti ad un Var.

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