Serie A-lt! Chi siete? Cosa portate? Sì, ma quanti siete? Un fiorino!

Le dichiarazioni del ministro dello Sport Spadafora spengono i facili entusiasmi dei capi del calcio italiano: cosa accadrà alla nostra Serie A?

Siamo fiduciosi: non saremo costretti a piangere in eterno. Prima o poi si ripartirà: le aziende ricominceranno a produrre, le famiglie a muoversi tra la scuola e il lavoro, il mare e le montagne ad ospitare appassionati e vacanzieri, lo sport (Serie A di calcio in primis) a far emozionare milioni di italiani.

Prima o poi sì, ma quando di preciso?

“Avrò un incontro mercoledì in cui la FIGC mi presenterà il protocollo, prevalentemente per gli allenamenti. Io oggi non do per certi né l’avvio del campionato né degli allenamenti il 4 maggio, se prima non esistono le condizioni per il Paese”. Parole dure, ma finalmente sagge, di Vincenzo Spadafora. Il Ministro dello Sport italiano, in un intervento a TG2post, è stato, dunque, piuttosto chiaro su tutte le ottimistiche ipotesi di ripartenza: “Lo sport non è solo il calcio e non è solo la serie A. La Serie A – prosegue il manzoniano Spadaforaè una industria economica, ci concentriamo anche su calcio di Serie A. Dobbiamo capire se il calcio è pronto per la ripartenza con gli allenamenti, valuterò con molta attenzione, ma questo non deve dare l’illusione che riprendere l’allenamento vuol dire riprendere il campionato”.

Serie A tra campo ed interessi

L’Alt alla Serie A – come titola La Gazzetta dello Sport – è ben servito e, in questi termini, assolutamente inappellabile. “Chi siete? Cosa portate? Sì, ma quanti siete? Un fiorino!”, sembra chiedere il doganiere Spadafora ai due passanti per la linea di confine da lui stesso controllata; essi hanno le sembianze di Gabriele Gravina, numero 1 del calcio italiano, e di Claudio Lotito, agguerritissimo presidente della Lazio. Entrambi sembrano aver troppa paura delle conseguenze economiche e sportive, troppa voglia di salvaguardare i propri interessi (della FIGC il primo, del suo club il secondo) – anche legittimi, sia chiaro – al netto di un contesto che è evidentemente più grande della loro capacità di decidere.

“Quando il mondo del calcio – rivendica Spadaforanon vuole decidere per motivi economici, dice che è il Governo che deve farlo. Quando, invece, il Governo interviene a gamba tesa, il mondo del calcio rivendica autonomia”. È certamente vero che, come affermato da Gravina, il calcio italiano non è solo un’industria sportiva, perché muove milioni di persone e miliardi di denaro e che un eventuale stop definitivo sarebbe altamente dannoso.

Chi ha il potere di farlo, però, si prenda ora le proprie responsabilità. Altrimenti, non ci resterà che piangere.

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