Te nei vai come non fosse niente, Piermario

Il ricordo di Piermario Morosini, a otto anni di distanza dalla sua tragica scomparsa.

Ci avevi provato per tre volte. Una, sei caduto. Due, ti sei quasi rialzato. Tre, sei rimasto a terra. Per sempre. Caro Piermario Morosini, oggi ti ricordo con quel giorno di otto anni fa, quando cadesti a terra senza un lamento.

Attendevo quel giorno da tempo, come una chimera. Facevo il pr, una delle prime serate per un piccolo locale nel cuore della Capitale. La mattina, però, porta brutte notizie. “Senta, non posso venire stasera, ho male allo stomaco”. Giù la cornetta. Appena sedici anni, ma già dentro un mondo tosto. Fa niente, prima la salute.

Sono le 15. Resto sdraiato sul letto coperto a metà dalle coperte. Tra le mani una tazza di the caldo, anzi, bollente. Lo appoggio alla sedia cercando di non farlo cadere. Il tempo, come oggi, nuvoloso. Comincio a socchiudere gli occhi, ma lascio un dolce sottofondo. “Diretta Serie B”.

I miei occhi fanno avanti e indietro. Il cervello dice di dormire, ma resto sveglio. Il più classico dei dormiveglia. “Dormi, che ti passa”, il consiglio materno. Poi arrivano le 15:31.

Con la coda dell’occhio vedo una maglia amaranto che incespica sul terreno dell’Adriatico di Pescara. Sembra scivolare, per poi rialzarsi. Quindi distolgo l’attenzione. Poi sento Pierluigi Pardo. “Morosini si è accasciato a terra, sembra non essere in grado di rialzarsi”.

Fine del dormiveglia. La prima immagine che ho in mente è quella di Marco Verratti con gli indici poggiati alle labbra. Poi vedo un’ambulanza. Qualcuno dice che abbia fatto tardi. Nel frattempo qualche tifoso fischia, ignaro di quanto stia accadendo. Paulinho e Dionisi in lacrime, come tutti i compagni del Livorno. In campo anche Ciro Immobile e Lorenzo Insigne, protagonisti del Pescara dei sogni che quel giorno visse in un incubo. Si sente solo la sirena. All’Adriatico, il gelo.

Via, la corsa verso l’ospedale. Niente, non dormo più. Faccio zapping. Mi fa male la pancia, tanto. Ora anche la testa comincia a farmi male. Sono frastornato, ma resisto. Poi arrivano le 18 circa.

Piermario Morosini, 26 anni, si è spento per arresto cardiaco.

Ero accovacciato sul letto, mi sono buttato giù. In lacrime, senza un motivo vero. Ci separano appena dieci anni. Mi chiama il capo, mi chiede come mi sento. Gli rispondo: “Male, è morto un ragazzo della Serie B”. Risponde: “Lo so”. Tiepido.

“Te ne vai come non fosse niente”, canta Achille Lauro. Sparito così, come se niente fosse accaduto. Il mal di pancia è passato, ma non esita a tornare ogni volta che viene questo giorno. Anche solo qualche crampo. Da quella tragedia c’è l’obbligo del defibrillatore ovunque, anche nella palestra sotto casa mia.

Provasti a rialzarti, per ben tre volte. Fino all’ultimo attimo.

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