Un mare di vittorie: Pedro il conquistatore

Pedro solca i mari e conquista trofei come se fossero isole inesplorate.

Foto dal profilo Twitter di Pedro Rodrìguez (@_Pedro17_)

Un mare di Pedro. Di fronte alla regione africana del Sahara Occidentale e al Marocco, si estende a perdita d’occhio fino a toccare le Americhe, l’Oceano Atlantico Settentrionale. Questo immenso mare, oltre ad essere famoso per il viaggio intrapreso dal navigatore Cristoforo Colombo, è il padre che accoglie a braccia aperte l’arcipelago delle Isole Canarie, dove splende il comune di Santa Cruz de Tenerife.

Capitale della comunità autonoma delle Canarie, è una città da sempre affascinante e cosmopolita, ma soprattutto è agli occhi del mondo una località allegra, luminosa, con spiagge bellissime e ricca di musei. È qui che, il 28 luglio del 1987, nasce colui che si prenderà velocemente le luci della ribalta, illuminando i campi di calcio proprio come fa la sua città natia. Con allegria, luminosità e meravigliose giocate di classe, seguirà le orme di Tenerife, inanellando così tanti successi da potersi costruire autonomamente un museo ricco di trofei. Con un palmares che vanta ben 25 titoli, ecco Pedro Rodríguez Ledesma o semplicemente Pedro.

“La spada è levata ed io non posso rinfoderarla senza la vittoria o senza onore”

Guglielmo II di Germania

Non è ancora maggiorenne quando il giovane Pedrito decide che è giunto il momento d’incamminarsi verso la via che conduce al trionfo. Cresciuto calcisticamente nelle giovanili del Deportivo San Isidro, club che presto lo ringrazierà per la sua carriera e i traguardi raggiunti, lo accenneremo più avanti, il ragazzo compie il primo salto di qualità, passando alla Masia del Barcellona, le giovanili che da sempre sono in grado di sfornare talenti illustri, Lionel Messi citando uno dei più popolari e che tuttora scrivono le pagine più famose del calcio.

Masia come detto, che la storia ci insegna essere una costruzione rurale comune della vecchia Catalogna, ma che deriva dalle antiche ville romane, curiosità assai gradevole se pensiamo che Pedro quest’anno ha scelto la Roma come sfida personale per mettere la ciliegina sulla già gustosa torta a più piani della sua carriera.

Gli basta un anno nel Barcellona dei giovani per dimostrare il suo talento, tanto da venir spesso convocato in prima squadra. L’anno successivo, la stagione 2008/2009 è la dimostrazione che Pedro è già pronto per i grandi palcoscenici del calcio. Leader nel Barcellona B, fa l’esordio con la squadra dei grandi in tutte le competizioni, anche nella finale di Champions League sostituendo Andrès Iniesta.

È un anno fantastico per i blaugrana che vincono tutto, permettendo al ragazzo di cominciare ad arricchire il suo palmares. Pedro issa l’ancora e la sua destinazione è l’isola del calcio mondiale. L’anno seguente lascia le giovanili, diventa uno degli attaccanti a disposizione della prima squadra e firma il rinnovo di contratto fino al 2014, con tanto di clausola rescissoria fissata a 95 milioni di euro. Il ragazzo è un vincente tanto quanto la sua squadra di appartenenza.

Nella finale di Supercoppa Europea, apertura della stagione, Pedro subentra a Zlatan Ibrahimovic e confeziona con Messi un triangolo tutta velocità e fantasia che lo porta a realizzare il gol vittoria. Brilla ufficialmente la stella canarina, pronta per diventare il faro del Mare Nostrum che bagna la Catalogna, tanto per citare ancora, con accezione latina, quello che sarà il suo futuro.

Non contento realizza una doppietta nella finale del Mondiale per Club e diventa il primo giocatore della storia del calcio a realizzare almeno un gol in tutte le competizioni nella stessa stagione. Alla via così allora, e come fece Colombo, Pedro segna la rotta per le vele catalane. Insieme a Messi e compagni, cala le reti in Spagna, in Europa e nel mondo, pescando trofei da custodire nel suo museo personale.

La storia non cambia nel tempo, il suo contratto invece sì. Rinnova ancora con il Barcellona e la clausola sale inesorabile: 160 milioni di euro. Potremmo continuare a scrivere statistiche, ma rischieremmo di diventare noiosi.

Il mare di Pedro verso il Chelsea

Preferiamo raccontarvi che nella stagione 2015/2016 il sole tramonta su Barcellona ed albeggia in terra inglese. Pedro si trasferisce al Chelsea, e più che farlo con un aereo, ci piace immaginarlo su di una nave a solcare il mare del Nord.

Lo fa con naturalezza, accompagnato dalle parole di Thierry Henry, astro del calcio francese passato per le ramblas catalane e indimenticabile per tutto il calcio inglese:

“Può adattarsi rapidamente, non avrà un periodo di apprendimento. Penso che sarà un successo, non smette di correre per tutta la partita, è il calciatore che ogni allenatore vorrebbe nella sua squadra. Quando schieri Pedro, sai che darà sempre il cento per cento. Si tratta del partner perfetto. Un professionista modello per il modo in cui gioca e il modo in cui si allena, non protesta né crea problemi. È un giocatore di squadra”.

Come vi avevamo accennato, il Deportivo San Isidro ringrazia, il suo trasferimento infatti frutta alla piccola società canarina ben 420mila euro. Gracias Pedrito. Un grazie che muta subito in “thank you”, visto che bagna l’esordio con il Chelsea facendo subito gol. Sono anni in cui il suo calcio non cambia, il suo essere vincente nemmeno.

Dopo aver conquistato una Premier League e una Coppa d’Inghilterra tra il 2016 e il 2018, l’anno successivo Pedro vince anche l’Europa League, ovviamente segnando in finale e mettendo nel suo museo personale l’unico trofeo internazionale che mancava in bacheca, senza dimenticare Coppa del Mondo e Campionato Europeo con la Spagna, vinti rispettivamente nel 2010 e nel 2012. Per farla breve, Pedro ha vinto tutto, è il conquistatore dei mari e dei trofei, è l’isola del tesoro.

Roma, per un altro lido inesplorato

“Alme Sol, curru nitido diem qui promis et celas aliusque et idem nasceris, possis nihil urbe Roma visere maius.”

Orazio

Siamo ai giorni nostri e il sole fecondo illumina la vista del Pedro che ormai s’è fatto uomo. Il canarino osserva la sua nuova storia. E che storia: Roma. Nessun calciatore è più giusto per la città eterna. Il suo nuovo allenatore, Paulo Fonseca, lo ha capito bene nel suo primo anno come tecnico dei giallorossi.

Nella capitale servono giocatori esperti, forti, decisivi, concreti, protagonisti. E Pedro rispecchia questo identikit, decorandolo con le sue abilità da grande calciatore, come la versatilità, l’altruismo, la visione di gioco, il controllo di palla, il dribbling, il gioco one-touch, il calciare con entrambi i piedi, i cambi di passo.

Senza dimenticare le sue virtù umane, come la discrezione e il rispetto per i compagni. È il calciatore di squadra, il navigatore che dà tutto per l’equipaggio della sua nave per arrivare a destinazione, per ottenere i successi più ambiti.

Non importa se la corrente è forte, se i venti soffiano con forza, il mare va solcato fino a quando la tempesta non sarà terminata per la conquista del tesoro. Perché come dice Pedro, ci si può annoiare con molte cose, ma mai con la vittoria.

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