Una Dea in Europa – La crescita dell’Atalanta in Champions League

L’Atalanta è chiamata all’ennesima conferma europea, dopo aver già dimostrato tantissimo.

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Dopo anni passati ad esprimere un gioco di ampio respiro europeo, l’Atalanta riuscirà a confermare le grandi aspettative?

Affrontare un girone ostico come quello F non è facile per nessuna compagine sportiva. Dover lottare contro la storia e il potere economico del Manchester United. Fronteggiare il Villareal, campione in carica dell’Europa League, e la banda di pazzi dello Young Boys, sono sfide molto tortuose per la squadra bergamasca. L’Atalanta, però, ci ha abituato a imprese impossibili, che sono entrate nella storia del club e del calcio italiano.

Dopo il giro di boa, i nerazzurri, sono terzi a pari punti con il Submarino Amarillo. A +1 dagli Svizzeri (incredibilmente vincenti in casa contro i Red Devils), e a -2 dagli inglesi.

In queste giornate, la Dea, ha mostrato tutte le sue peculiari qualità, andando a convincere anche gli scettici. I punti persi? Figli di inesperienza e, soprattutto, di assenze importanti e condizioni fisiche deficitarie. Se da un lato stiamo vedendo un Duvan Zapata sempre più trascinatore, dall’altro c’è un Luis Muriel sottotono e sempre più ad immagine e somiglianza del colombiano altalenante che avevamo visto negli anni passati.

In Spagna abbiamo visto una squadra compatta con un atteggiamento sempre propositivo e capace di rispondere al palleggio del Villareal con un gioco aggressivo. A Bergamo, contro gli svizzeri, è bastata una prova concreta, senza mai sottovalutare realmente l’avversario. La prova di maturità, invece, è arrivata nella “perfida Albione”, dove Gasperini è riuscito, nonostante le assenze, a giocare ad armi pari contro i ragazzi di Solskjaer. Il risultato finale di 3-2 oltre che ad essere beffardo per la rimonta, è quantomeno bugiardo. La Dea, però, ha imparato qualcosa da questa gara, andando a consolidare ancora di più le proprie certezze.

Cosa ha contribuito a dare ancor di più sicurezza ad una squadra che, già da anni, sembrava essere l’unica italiana con uno stile calcistico equiparabile alla Premier o alla Liga?

Senza dubbio, nonostante il “level up” sia difficile da percepire ad occhio nudo, la presenza di Musso in porta ha contribuito a consolidare l’identità dell’Atalanta. L’argentino è l’esatta antitesi degli estremi difensori sudamericani, in primis di quelli dell’estremo sud, come Martinez o Armani. Serio, impostato, con uno stile che si avvicina molto a quello tedesco, e un’incredibile capacità di non scomporsi mai. Musso ha dato solidità ad una retroguardia matura e sicura di sé, andando a levigare l’irrazionale esuberanza di Gollini, con una interpretazione più classica del ruolo, ma anche estremamente affidabile.

La forza del gruppo [fonte @Atalanta_BC]

Da sottolineare anche l’innesto di Koopmeiners. Dopo un inizio di stagione da subalterno, l’olandese sta pian piano prendendo le redini del centrocampo, permettendo a De Roon di eccellere anche nella retroguardia. L’intelligenza tattica e il palleggio ordinato dell’ex capitano dell’AZ si sposano perfettamente con i delicati equilibri di Gasperini e il suo contributo europeo si è fatto sentire sin da subito.

Cosa manca, allora, alla Dea per fare il definitivo salto di qualità? Probabilmente il colpo “eccezionale”, quello trascinatore che, nonostante la fama, sia capace di mettersi al servizio di un sistema delicato e studiato nei minimi dettagli. Non un CR7, per intenderci, ma più un ragazzo come Son. Talento, intelligenza, forza e carisma, al totale servizio di un comandante con una sua saldissima linea di pensiero.

Quale sarà il cammino dell’Atalanta di quest’anno? Non ci è dato saperlo in anticipo, ma su una cosa siamo certi: in ogni caso porteranno in alto il nome dell’Italia.

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