Uomini forti, destini forti: José Mourinho, un dictator per la Roma

Nella storia di Roma solo gli uomini forti e capaci di piegare il destino sono riusciti a sopravvivere.
Mourinho, pertanto, sembrerebbe essere il profilo perfetto.

Il murale dedicato a Mourinho al quartiere Testaccio di Roma

Il murale dedicato a Mourinho al quartiere Testaccio di Roma

Di scelte esotiche, in questi anni, la Roma ne ha fatte tante, se non troppe. Scommesse, bel gioco, giovani. Il tempo delle mele è finito, a Roma vogliono qualcosa di più. Gli animi devono tornare a bruciare. Ed è così che, la nuova dirigenza, ha deciso di puntare forte su un nome tanto folle, quanto grande e geniale: José Mourinho.

Alla Roma serviva una scossa, un incendio.
Qualcosa in grado di sconquassare gli animi e infiammare i cuori.
Perché si sa’, i romanisti vivono per le emozioni e per i sogni.

L’annuncio della Roma [fonte @OfficialASRoma]


Dopo  una stagione altalenante e un finale d’annata ancor più complicato, serviva qualcosa in grado di ridare speranza ad una piazza sopita e barcollante.
Il gigante si è destato. I Friedkin hanno parlato con i fatti.
Il nome è arrivato. Non un semplice allenatore, ma uno dei più grandi di sempre. Un uomo che da solo ha la stessa valenza mediatica di un club plurititolato. Un nome che, forse, a Roma non si era mai visto.


José Mourinho, dopo un pellegrinaggio post triplete che l’ha portato a vincere in giro per l’Europa, ha deciso di accettare la clamorosa chiamata giallorossa.
All’ombra del Colosseo, il tecnico di Setubal, proverà a diventare Imperatore o dictator.

Mou, oltre a poter tranquillamente gestire una piazza neroniana come quella romanista, è l’uomo perfetto per resistere anche alle bordate dell’informazione cittadina, molte volte umorale e poco oggettiva.
Ovviamente, però, il portoghese, nonostante il palmares, le motivazioni, il carisma e le idee, non potrà fare molto senza una rosa quantomeno adeguata.

I rami secchi in casa Roma sono veramente tanti. Sia dall’attuale rosa, sia per gli elementi di ritorno dai prestiti (possibile merce di scambio?). Piazzare giocatori come Bruno Peres, Fazio, Pastore o Pau Lopez sarà una sfida assai ostica per Thiago Pinto. Un ostacolo molto più complesso di quanto possa risultare, invece, l’aggiornare la casella degli “ingressi”.

Mourinho potrebbe portare con sé alcuni suoi fedeli ex Tottenham come Hojbjerg, Dier o Doherty, ma queste, al momento, restano pure illazioni. Altra opzione, possibile e non improbabile, potrebbe vedere il lavoro coeso del trio portoghese PintoMourinhoMendes, con quest’ultimo fortemente interessato a portare alcuni suoi assistiti all’ombra del Cupolone.

L’unica certezza che abbiamo, però, è che il tecnico ex eroe dell’Inter ci ha abituato in carriera a svariati moduli. Il prediletto è sempre stato il 4-2-3-1, ma anche altre soluzioni sono state ampliamente adoperate in caso di necessità o per adattarsi perfettamente all’avversario. Il modulo, invero, è l’ultimo dei problemi, perché il punto focale del sistema dello Special One è l’identità distruttiva.
Le squadre di Mou hanno sempre giocato per distruggere la manovra avversaria, inducendo il nemico all’errore e logorando, durante l’arco dei ’90 di gioco, ogni certezza degli sfidanti.

Cosa servirà al tecnico per far funzionare la sua nuova Roma? Una cerniera di centrocampo estremamente forte fisicamente, dinamica e capace di far ripartire velocemente il gioco vista la sua propensione alla costante ricerca della verticalità. Oltre a questo sarebbero fondamentali dei giocatori, sui binari di gioco, capace di accentrarsi e giocare interni, sia per restringere il più possibile gli spazi tra le varie linee di gioco, sia per creare densità  in mezzo al campo.

La serie che vi farà capire realmente chi è lo Special One [fonte @Amazon Prime Video Sport]

Uno stile di gioco che abbiamo visto perfettamente durante la sua ultima esperienza al Tottenham, dove giocatori come Son, Hojbjerg, Sissoko e Ndombélé hanno fatto un effettivo salto di qualità. Sia perché capaci di adattarsi al gioco di Mourinho, sia perché le loro caratteristiche  sono sempre appartenute al giocatore feticcio dell’uomo dei record.

Alla Roma, continuando questa verbosa sequela di “se”,”ma” e “potrebbe”, gli indiziati numero uno per l’evoluzione definitiva sono prevalentemente due: Veretout e Mancini.

Il primo perché incarnerebbe alla perfezione tutte le caratteristiche del mediano tipo di Mou. Il secondo perché capace di aggredire la fase di possesso palla avversaria sin dal primo stacco dalla linea di centrocampo, sia perché abile nel partire in progressione verticale e guadagnare un tempo di gioco o aprendo uno spazio nel campo.

Da eterno rivale a nuovo condottiero. Il destino dei romanisti è strano e beffardo, ma riusciranno a superare anche questo scoglio, tornando a cantare in Sud e, in questo caso, ad osannare José Mourinho: Il futuro Dictator.

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