Nell’annata più incerta è regnata l’incertezza: l’analisi della stagione 2020

La stagione 2020, ribaltata dal coronavirus, ha regalato suspance e trionfi inaspettati.

A sinistra Roglic, a destra Pogacar [foto @LeTour]

Si è conclusa, con la vittoria di Primoz Roglic a La Vuelta, la stagione 2020 di ciclismo. Un’annata assai particolare nel suo svolgimento, considerando il totale stravolgimento del calendario per l’emergenza coronavirus e i risultati sportivi che ne sono derivati.

Una stagione incerta, sostanzialmente, sin dai suoi albori. Ad aprile – in molti di voi ricorderanno – si parlava addirittura di un possibile stop alle corse del 2020. Dal Tour de France in crisi per le restrizioni di Macron, al Giro d’Italia spostato ad ottobre in un periodo denso di appuntamenti, passando per le Classiche in piena estate il Mondiale di Imola organizzato in fretta e furia: il 2020 del ciclismo è stata in piena costante e ripida salita, come una scalata allo Zoncolan o all’Angliru. Non sono mancate pendenze impossibili. Non è mancato, comunque, neanche lo spettacolo. Anzi.

Volevo un finale perfetto. Ora ho imparato nel modo più duro che alcune poesie non hanno rime, e alcune storie non hanno un inizio, un centro e un finale chiaro. La vita riguarda il non sapere, il dover cambiare, vivere il momento e prenderne il meglio, senza sapere cosa succederà dopo.

Gilda Radner

Il ciclismo ai tempi del coronavirus ci ha regalato delle corse mai viste, mai sapute, cambiate nei loro pronostici, illuminate dall’incertezza dei risultati e accese dalla brillantezza dei nuovi talenti. A cominciare dal giovanissimo vincitore del Tour de France, Tadej Pogacar. 22 anni compiuti il giorno dopo la festa sui Campi Elisi, lo sloveno ha battuto il connazionale Roglic all’ultima cronometro, dimostrandosi più forte nei momenti che contano e più voglioso di vincere.

Se la Grande Boucle si è risolta all’ultimo con la vittoria di un classe 1998, la Corsa Rosa ha visto la battaglia sul filo dei centesimi tra il 25enne Tao Geoghegan Hart e il 24enne Jai Hindley. Una cosa mai vista: prima dell’ultima cronometro, i due erano appaiati nella generale. Ha vinto il britannico del Team Ineos e anche al Giro d’Italia – bistrattato dal calendario e dal maltempo – ci siamo emozionati.

Stesso finale incertissimo, infine, anche a La Vuelta. A spuntarla, stavolta, è stato il 30enne Roglic per soli 20 secondi sul 27enne Carapaz; terzo posto per il 26enne Carthy.

Tutti giovanissimi e i vecchi… faticano

Tutti giovanissimi, insomma. Sia anagraficamente che ciclisticamente parlando. Anche perché – e ci duole dirlo – i grandi vecchi del ciclismo mondiale hanno faticato. Froome ha salutato il Team Ineos con una Vuelta corsa da splendido gregario, Nibali ha corso un Giro anonimo nonostante la top ten finale, Domoulin e Thomas non hanno lasciato alcuna traccia; menzione di merito per Richie Porte, terzo al Tour dopo una carriera ricca di sfortune. Non era, tra l’altro, incerto anche questo risultato?

Le Classiche e il Mondiale ci hanno anch’essi regalato dei finali tiratissimi, nonostante i vincitori siano tra quelli attesi; da Van Aert e Alaphilippe a Ganna e Van der Poul: il ciclismo vola sui bolidi dei suoi corridori.

Stagione 2020, i motivi dell’incertezza

Difficile dire quale sia stato il motivo di tanta incertezza, di tanti singolari record, di tante esplosioni inaspettate. Probabilmente, a far la differenza, è stata la condizione fisica dei corridori, mai come quest’anno utile a vincere. Non ci sembra un caso che siano stati per lo più i giovani corridori ad avere la meglio sui più “anziani”. Essi, infatti, hanno fatto leva sulla freschezza biologica delle loro gambe per sopperire a cinque mesi ricchissimi di appuntamenti, a cui si è giunti con una preparazione atletica nella maggior parte dei casi incompleta.

A ciò si aggiunge la possibilità di preparare, tranne qualche eccezioni, solo un grande appuntamento alla volta. Chi ha partecipato al Giro, per esempio, non ha potuto correre la Vuelta, mentre chi ha fatto il Tour, se non per qualche sporadico caso, ha deciso di non presentarsi al Giro. Inevitabilmente, ne sono usciti favoriti i più giovani: freschezza e vitalità, per un 2020 triste ed incerto che però, almeno nel ciclismo, ci ha regalato tantissimo spettacolo.

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