Gino Bartali, il campione dal multiforme ingegno

A 20 anni dalla morte di Gino Bartali è ancora vivo in tutti noi il ricordo delle sue straordinarie impese sempre in sella alla sua bicicletta.

(Foto da www.chietitoday.it)

Gino Bartali: fiorentino di origine, toscano autentico, ciclista verace, campione totale. Non basterebbero gli aggettivi per descrivere “Ginettaccio” – questo il suo soprannome – per lo sportivo che è stato e, sopratutto, per l’uomo con cui viene di sovente ricordato.

Bartali non è stato solo uno straordinario ciclista, nonostante basti elencare le sue vittorie per iscriverlo indissolubilmente nell’albo d’oro della storia: tre Giri d’Italia (1936, 1937, 1946) e due Tour de France (1938, 1948), oltre a numerose altre corse tra gli anni trenta e cinquanta, tra le quali spiccano quattro Milano-Sanremo e tre Giri di Lombardia.

Bartali è stato di più

Di più. Senza se e senza ma. Prendendo in prestito la mente di Omero, dedicherei a Ginettaccio ciò che il poeta greco scrisse di Ulisse: Bartali è stato un campione dal multiforme ingegno.

Come Ulisse, Bartali primeggiava in battaglia e lo faceva con le armi del suo corpo, dando vita agli spaziali duelli con Fausto Coppi sulle strade del ciclismo mondiale.

Come Ulisse, Bartali amava la sua terra e, nonostante girasse l’Europa in sella alla sua bicicletta, fremeva nel poter ritornare nella sua amata Firenze, madre del suo fiero carattere toscano; vinse letteralmente per l’Italia, come quando la sua figura in trionfo sugli Champs-Élysées di Parigi fece passare inosservato un carro armato in Piazza Duomo con l’effigie dell’Armata Rossa e fece distogliere la mente degli italiani dalla guerra civile.

Come Ulisse, Bartali aguzzava l’ingegno per aiutare gli altri e, anzi, lo faceva in modo ancor più elevato rispetto all’eroe greco; con la collaborazione del rabbino di Firenze Nathan Cassuto e dell’arcivescovo della città Elia Angelo Dalla Costa, Ginettaccio salvò la vita a numerosi ebrei, trasportando nella sua bicicletta alcuni documenti per fornire loro una nuova identità.

Gino è Giusto fra le Nazioni. Basti ricordare questo perché in quell’aggettivo si esprima tutto ciò che di buono e di bene ha fatto un semplice ciclista fiorentino cavalcando la sua bicicletta: «Il bene si fa ma non si dice e certe medaglie s’appendono all’anima, mica alla giacca»

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