Prima di Pantani e Froome ci fu Petrarca: quando il poeta scalò il Mont Ventoux

Francesco Petrarca, poeta e letterato italiano del quattordicesimo secolo, è stato il primo uomo nella storia a scalare il Mont Ventoux.

Immaginatevelo solo et pensoso fra i più deserti campi, ad un passo dalle chiare, fresche e dolci acque di un ruscelletto, intento a far ribollire la sua mente sui capei d’oro a l’aura sparsi della sua amata. Immaginatevelo su una bicicletta, magari vestito di giallo.

Francesco Petrarca è considerato uno tra i massimi esponenti della letteratura italiana, ma in pochi sanno che egli detiene anche un grande primato sportivo mondiale. Secondo i documenti a noi giunti, infatti, il poeta trecentesco è stato il primo uomo nella storia a scalare il Mont Ventoux il 9 maggio del 1336, un massiccio montuoso della Provenza, in Francia, conosciuto oggi per essere una delle hors categorie più impegnative del Tour de France.

A Dionigi da San Sepolcro dell’ordine di Sant’Agostino e professore della Sacra Pagina. Sui propri affanni.

Si intitola così una lettera scritta in latino, presente nelle Familiares (IV, 1), da Francesco Petrarca. Essa racconta, in modo assai dettagliato, la scalata al Monte “chiamato giustamente Ventoso” compiuta dal poeta e dal fratello Gherardo.

L’ascesa è subito difficoltosa, “tutta sassi, assai scoscesa e quasi inaccessibile”, ma in Petrarca vince il motto virgiliano secondo cui “l’ostinata fatica vince ogni cosa”; in barba alle raccomandazioni di un vecchio pastore del luogo, che aveva tentato vanamente la scalata prima dei due, i protagonisti si avviano sempre più decisi verso la vetta:

Ma come spesso avviene, a un grosso sforzo segue rapidamente la stanchezza, ed eccoci a sostare su una rupe non lontana. Rimessici in marcia, avanziamo di nuovo, ma con più lentezza; io soprattutto, che mi arrampicavo per la montagna con passo più faticoso, mentre mio fratello, per una scorciatoia lungo il crinale del monte, saliva sempre più in alto. Io, più fiacco, scendevo giù, e a lui che mi richiamava e mi indicava il cammino più diritto, rispondevo che speravo di trovare un sentiero più agevole dall’altra parte del monte e che non mi dispiaceva di fare una strada più lunga, ma più piana. Pretendevo così di scusare la mia pigrizia e mentre i miei compagni erano già in alto, io vagavo tra le valli, senza scorgere da nessuna parte un sentiero più dolce; la via, invece, cresceva, e l’inutile fatica mi stancava. Annoiatomi e pentito oramai di questo girovagare, decisi di puntare direttamente verso l’alto e quando, stanco e ansimante, riuscii a raggiungere mio fratello, che si era intanto rinfrancato con un lungo riposo, per un poco procedemmo insieme“.

Il Mont Ventoux nel ciclismo

Petrarca aveva ragione: il Mont Ventoux è quasi inaccessibile a piedi, figuriamoci in bicicletta. Di ciò, però, si nutre il ciclismo: di fatica e di passione, perché è così che la soddisfazione diventa immensa.

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Posted by Sport-Lab.it on Friday, May 8, 2020

Di elevato coefficiente di difficoltà, dovuto ai suoi 15 km con una pendenza media del 7,7 % sino ad una massima del 20%, al vento spesso contrario, al calore derivato dall’asfalto e aumentato dalla quasi totale assenza di vegetazione (detto per questo anche “Monte Calvo”) e scarsa pressione dell’aria a causa del rapido aumento d’altitudine, il Mont Ventoux è, dunque, meta tradizionale della Grande Boucle. Scalato per la prima volta nel 1951, è stato affrontato in sedici occasioni e ha visto trionfare campioni del calibro di Merckx nel 1970, Marco Pantani nel 2000, Chris Froome nel 2012 e De Gendt, per ultimo, nel 2016.

Tutti, però, dopo Francesco Petrarca. Allora immaginiamocelo davvero vestito di giallo, con le mani al cielo, a festeggiare stravolto dalla fatica la terribile scalata al Mont Ventoux.

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