Tour de France, quando i gregari scrivono la storia: l’abbraccio tra Kwiatowski e Carapaz

Attimi che resteranno per sempre nella storia del ciclismo.

Kwiatowski abbraccia Carapaz all'arrivo della 18esima tappa del Tour 2020 [foto @kwiato]

Da Bartali a Pantani, passando per Coppi e Merckx, senza dimenticare Froome e Nibali. Il ciclismo è caratterizzato da tantissimi uomini soli al comando, capaci di scrivere pagine memorabili della storia dello sport con imprese al limite dell’umana possibilità. Al loro fianco, però, tanti piccoli grandi ‘operai’, detti gregari, lavorano e si sacrificano nella oscurità della bassa classifica per far emergere i loro capitani. Eppure, son bravissimi anche loro. Vero, Kwiatowski e Carapaz?

Chiedere, per info, al Team Ineos Grenadiers, l’ex squadrone Sky rimasto tale sulla carta ma non – purtroppo per loro – sulle strade del Tour de France 2020. “Non tutti i mali vengono per nuocere”, recita un antico proverbio italiano e il ritiro del campione in carica Egan Bernal, paradossalmente, ha spalancato le porte agli “altri” top player della scuderia britannica.

L’arrivo di ieri, a La Roche-sur-Foron dopo 175 km, ci ha consegnato una delle istantanee più belle della storia del ciclismo. E non ci riferiamo al photofinish che ha decretato la vittoria di Kwiatowski su Carapaz (che si consola indossando la maglia a pois), ma a quei lunghi attimi di abbraccio sincero tra i due compagni di squadra, immortalati dalle telecamere di tutto il mondo.

“Sono un corridore – ammette Kwiatowskiche ha avuto la fortuna di vincere tanto in carriera, non credevo di poter vivere una giornata così. È stato meraviglioso quel che abbiamo fatto, non pensavo che il ciclismo potesse regalarmi un arrivo del genere. Bellissimi gli ultimi chilometri in compagnia di Carapaz, da quando si è ritirato Bernal abbiamo fatto di tutto per andare in fuga”.

Grazie, dunque, al ciclismo. Capace di regalarci emozioni memorabili, sia con uomini soli al comando che con instancabili, ma fortissimi, gregari. Capace di farci cantare, con un arrivo in parata, l’inno ai più grandi e belli valori dello sport.

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