Conte come Mou, ma poi… clamoroso: autogoal!

L’attacco all’opposizione del premier Giuseppe Conte ha suscitato diverse polemiche.

Il premier italiano Giuseppe Conte come... Jose Mourinho.

Il contropiede, spesso, è una tattica vincente: resti arroccato in difesa per poi ripartire al momento giusto, sorprendendo l’avversario quando questo non ha più il tempo per ri-organizzarsi. Eppure, il contropiede di Giuseppe Conte, presidente del Consiglio dei Ministri d’Italia, stavolta, ha fruttato un clamoroso autogoal.

Andiamo con ordine. Nella tanto attesa conferenza stampa di ieri sera abbiamo avuto ciò che ci aspettavamo: un discorso su quando e come partirà la fase 2, quella sulla riapertura del Paese dopo il lockdown, poi il giudizio sull’accordo dell’Eurogruppo, poi la risposta a una serie di domande. E poi? Tutti al proprio posto felici e contenti? No, il Premier attacca in contropiede: «Faccio i nomi e i cognomi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Questo governo non lavora col favore delle tenebre, ma guarda negli occhi gli italiani. È una menzogna. Non ha firmato alcuna attivazione del Mes, perché non ne ha bisogno e lo ritiene inadeguato. […] Se il Mes è una trappola, chi l’ha confezionata se ne assuma la responsabilità pubblica. Io nel 2012 non c’ero, mentre Giorgia Meloni era, se non ricordo male, ministro…». 

La posizione sul MES del Premier Conte spiegata con un post sul suo profilo Instagram.

La fase offensiva di Conte non ha grandi precedenti nella storia repubblicana. È un attacco frontale all’opposizione, in una conferenza stampa pubblica, in diretta nazionale e ad un orario al top per lo share, senza che l’opposizione stessa possa replicare con le medesime carte. Una scorrettezza con due persone spesso scorrette. Un intervento assai poco istituzionale – dall’uomo politico che, finalmente, sembrava conferire un po’ di istituzionalità alla sua figura – che rischia seriamente di mettere (ancora più) in crisi l’Italia.

L’intento di unire il Paese – sbandierato spesso dallo stesso Conte – fallisce miseramente con queste dichiarazioni. Certamente, le opposizioni, sopratutto negli ultimi giorni, non hanno desinato attacchi (anche gratuiti e totalmente ingiustificati) alla maggioranza, ma per definizione è questo ciò che compete alla minoranza dell’esecutivo: fare le pulci al governo, cercare il fallo tattico anche su un’azione innocua, giocare “sporco” nel senso gergale del termine; come scrive il direttore di SkyTG24 De Bellis, “è una consuetudine, una etichetta, una convenzione ed è anche ciò per cui le opposizioni si chiamano così. Governo e opposizione non sono la stessa cosa, non hanno gli stessi poteri e non hanno le stesse responsabilità”.

Conte, però, ha deciso di attaccare in contropiede, nel momento in cui forse bisognerebbe solo resistere in difesa – tutti uniti – per cercare di vincere la battaglia più dura. E, invece, la sorpresa: autogoal. Già, perché l’atteggiamento istituzionale dovrebbe consigliare di non dare dei bugiardi a due esponenti dell’opposizione, a maggior ragione se poi si commette un errore enorme, “come – prosegue De Bellisquello di dire che uno dei due (Giorgia Meloni) era al governo quando il Mes fu approvato dal Parlamento nel 2012. Ecco, nel 2012 l’Italia era guidata dal governo Monti, non dal centrodestra. E quando il provvedimento fu ratificato dal Parlamento, Meloni non c’era. La Lega votò contro, come ha ribadito immediatamente Salvini”.

🔴BENVENUTI IN COREA DEL NORD

Posted by Giorgia Meloni on Friday, April 10, 2020
La risposta social di Giorgia Meloni, a capo del partito d’opposizione di centro-destra Fratelli d’Italia.

Ah, mancano ancora diversi minuti più recupero. Giuseppe Conte può ancora rialzare la testa e vincere la partita. Con la giusta tattica.

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