Il virus ci rende umani, fragili e legati

Piccoli e fragili davanti a un male scalfibile.

Foto dai profili Twitter di Federica Pellegrini, Valentino Rossi e Cristiano Ronaldo (@mafaldina88; @ValeYellow46; @Cristiano)

Ieri guardavo fuori dalla finestra e pioveva tantissimo, con il vento che rendeva le gocce di pioggia dei fendenti, come gli Shuriken di Naruto. Stavo per andare via dalla redazione (tra l’altro, da oggi sono in “smart uorchi”, come direbbe il premier), ma all’improvviso la bomba. Valentino Rossi positivo al Covid-19. “Maledetto virus”, penso.

L’istinto è quello di riallacciarsi a Cristiano Ronaldo, l’atleta perfetto, arrivato all’ultimo stadio come Cell. Un fuoriclasse dell’allenamento che può fare come gli pare da una parte, un romagnolo eterno Peter Pan che soffre per la mancanza di Aragon, che non è il Grampasso di Tolkien ma il Gran Premio di Catalogna.

Giù a buttare un occhio sui social del “Dottore”, aspettando notizie dal fronte soggettivo. Niente, calma piatta. Se uno umanamente si immedesima sa che c’è un colpo da attutire, da assorbire e da elaborare. Allora manca poco. A questo punto me ne vado, fuori smette di piovere. Prendo l’ombrello, la borraccia, spengo la luce e chiudo tutto.

Salgo in macchina, fuori fa freddo e ho solo una giacca, pensa che stupido. Accendo la radio:Federica Pellegrini positiva al Covid-19″. “Maledetto virus”, penso di nuovo. Allora spengo la macchina e cerco reazioni social. Mettiamo la breaking sul sito e vado via, c’è da fare l’intervista a Sandro De Pol.

L’intervista va bene, tra risate e aneddoti interessanti. Dopo la diretta guardo i social di Federica: l’atleta, in lacrime, non risponde più a se stessa. Cerca conforto nell’occhio della telecamera intera, sapendo che lì dietro c’è un mondo che la sta guardando.

Chiudo il telefono e comincio a suonare la chitarra. “Aida” di Rino Gaetano. “Aida, come sei bella”, la carrellata della storia di questo Paese che oggi soffre tanto. Poggio la chitarra nel suo involucro. Mi si rompe la zip. “Pazienza”, ricomprerò la custodia, penso.

In casa tutti dormono. Sono le 23:45. Alzo leggermente la coperta per mettermi al caldo, ma il telefono squilla. Si tratta del mio capo. “Tommaso, mi dispiace ma per ordine redazionale da domani sei in smart working”. Io, come sempre, ironizzo: “Non potrò andare nemmeno alle conferenze?”. Risponde il capo sorridendo amaramente: “No, mi dispiace”. “Maledetto virus”, penso per la terza e ultima volta.

In tv c’è “Onorevoli Confessioni”, con il leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni che parla di trattenere la commozione. Io non ci riesco e spero di non riuscirci mai (non dico per lo smart working, ovviamente parlo in generale), la Pellegrini nemmeno, Rossi non l’ha mostrato mentre Ronaldo continua a fare quello che vuole.

La verità è che non importa che tu sia uno stagista non pagato, una madre di famiglia, un campione di motociclismo, una regina delle Olimpiadi o l’atleta più atleta in circolazione. Questo virus, maledetto, ci rende tutti umani, fragili e legati.

Le mani sono quelle di Andromeda, le lacrime appartengono ad Afrodite. Non nasce nessun anemone, ma muore la libertà. Peccato che il pensiero, come l’oceano, non si possa recintare.

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