ESCLUSIVA – Bucchi: “Giusto fermarsi, ma servono riforme. Roma senza certezze, Brindisi mia seconda casa”

Le parole di Piero Bucchi, attuale coach della Virtus Roma, a #SportLabLive, format web di sport-lab.it.

(Foto: virtusroma-it)

Piero Bucchi, attuale coach della Virtus Roma ed ex allenatore, tra le altre, di Treviso, Milano e Brindisi, è stato ospite di #SportLabLive, il format web di sport-lab.it.

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Buonasera coach. La Serie A di calcio ripartirà il 20 giugno, quella di basket si è fermata definitivamente ad inizio lockdown: è d’accordo con questa scelta?

Fermarsi è stata la scelta giusta, la salute viene prima di tutto e siamo riusciti a limitare i danni. L’ultima partita contro Sassari noi l’abbiamo giocata con qualche paura, c’erano voci su possibili contatti con eventuali contagiati e non era un momento semplice, la testa era altrove. La federazione ha fatto la scelta giusta al momento giusto.

Come si immagina il futuro del basket a livello societario?

Si ripartirà gradualmente, perché la crisi economica non permetterà un grosso numero di sponsorizzazioni. Sarebbe tutto più facile se il governo aiutasse le stesse sponsorizzazioni con una detassazione; inoltre, se si dovesse ripartire a porte chiuse nella prossima stagione, sarebbe molto importante che gli sport minori – come basket e pallavolo – siano aiutate dai contratti televisivi come accade tra Sky e il calcio. La Lega sta lavorando su questo punto: detassazione delle sponsorizzazioni e maggiori entrate dai diritti televisivi sono le condizioni per ripartire con più serenità.

Com’è la situazione attuale in casa Virtus Roma?

Qualche giorno fa l’ingegnere Toti ha comunicato il suo disimpegno dalla pallacanestro. Io lo avevo sentito il giorno prima del comunicato stampa: era molto dispiaciuto, io altrettanto. Si legge di qualche contatto al momento, ma non ho notizie dirette e non voglio essere neanche pressante con la famiglia. Mi auguro che Roma possa essere presente al via della prossima Serie A. La mia è una speranza: Roma non può non essere in Serie A, è fondamentale per il movimento che la capitale ci sia.

Coach, resterà o meno alla Virtus Roma?

Roma ha gravi problemi, quindi non so dire se ci resterò o meno. Il mio nome è stato chiacchierato su altre panchine, ma questo è normale. Reggio Emilia? Ci sono stati contatti con il mio agente, ma io non ho mai parlato con nessuno e adesso le porte sono definitivamente chiuse.

Amar Alibegovic ha firmato con la Virtus Bologna.

Faccio i complimenti ad Amar. A Roma è arrivato due anni fa in A2, ha voglia e talento, è un bel prospetto e la Virtus Bologna ha fatto un gran colpo. Io gli sono molto affezionato, nonostante qualche mia “cazziata” che lui sapeva essere a fin di bene. Gli faccio un grande in bocca al lupo anche in privato, si merita il meglio.

Coach Bucchi e il basket italiano

A Cremona si parla di un progetto Italia: che ne pensa?

Il progetto Italia è molto bello. Io mi sono divertito molto in A2, perché il maggior numero di italiani ti permette di allenare di più, mentre con gli americani, i quali hanno un approccio diverso perché qui di passaggio, devi più gestire. Ovvio che per allenare un gruppo di italiani devi averceli e ciò sarebbe possibile solo con un netto miglioramento dei settori giovanili.

Ha proposte in questo senso?

La legge del 1991 ha depauperato i settori giovanili italiani e, al momento, è impensabile abbassare il numero degli americani se non si hanno italiani in grado di mantenere alto il livello. Servirebbe una programmazione che comporti un calo del numero degli stranieri e un aumento del lavoro nei settori giovanili italiani. Abbiamo fatto diverse riunioni con gli allenatori nelle ultime settimane pensando a questa proposta.

Riusciremo ad incrementare nei prossimi anni il numero degli italiani in NBA e chi vede come futuro Gallinari?

Secondo me ce ne saranno ancora… Auguro ad Amar Alibegovic di fare un bellissimo percorso, Abass potrebbe benissimo competere a quei livelli, anche Moretti che è appena arrivato a Milano. Comunque la NBA è solo la punta dell’iceberg, la base da cui partire resta sempre una programmazione fatta bene dei nostri settori giovanili.

Ha notato negli ultimi anni un incremento del numero dei talenti italiani?

In A2 ci sono giovani molto interessanti; da lì son passati, per esempio, Alibegovic, Baldasso e Pecchia. Sta di fatto che bisogna aumentare questo numero.

Quale sarebbe il suo quintetto di italiani più forte della storia?

Myers come numero 2 assieme a Belinelli, Gallinari da 4, Bargnani da 5 e come play… Basile potrebbe anche starci, ma sceglierei Pozzecco per la sua simpatia, darebbe elettricità alla formazione.

A proposito di Pozzecco, se lo sarebbe aspettato così determinante nel ruolo di allenatore?

Ha talento, ma la sua determinazione mi ha meravigliato. Si è calato perfettamente nei panni dell’allenatore e questo mi ha stupito perché tutto quello che lui faceva prima da giocatore adesso dice che non va bene… Ha carisma, furbizia e riesce a creare sintonia con la squadra; le esperienze negative servono – come dice Ancelotti – e io lo vedo lanciato verso una bellissima carriera.

Tra le sorprese dell’ultima stagione vi è l’Happy Casa Brindisi: come giudica il lavoro di Franck Vitucci?

Franck, oltre che essere un amico, è un ottimo allenatore. Faccio i complimenti anche alla società del Brindisi, con il presidente Marino e la sua famiglia che, con tanti sacrifici e tanta passione, stanno facendo da tanti anni un lavoro eccellente. Auguro a loro che possa realizzarsi presto il progetto del nuovo palazzetto: sarebbe una bellissima notizia non solo per il basket, ma per tutto il territorio; la struttura creerebbe tanto interesse con concerti, eventi e conferenze. Anche Giuffrè sta facendo molto bene, di lui ho la massima stima e insieme a Vitucci forma una coppia affidabilissima.

Che ricordi ha della sua esperienza in terra brindisina?

Brindisi è la mia seconda casa, quando si parla di Brindisi con me si sfonda una porta aperta. La città è straordinaria, una terra meravigliosa, abbiamo tanti amici lì, a cominciare dalla famiglia Marino. Brindisi ha dato tanto a me e alla famiglia, sia dal punto di vista sportivo che da quello umano; la porterò sempre nel mio cuore. 5 anni sono tanti per la vita di uno sportivo. Diventare Campioni d’inverno è stata una cosa incredibile, ma anche la promozione in A a prima colpo: ho dei ricordi bellissimi.

Tornerebbe ad allenare il Brindisi?

Devo confessare che in Puglia ho subito un attentato alla mia linea: si sta molto bene, si mangia alla grande e si beve altrettanto. Per quanto riguarda il mio ritorno, l’occasione c’è stata prima di firmare con Roma, poi sfumata per un piccolo problema personale. Ringrazio i tifosi del Brindisi per l’accoglienza che mi hanno regalato al mio ritorno al “PalaPentassuglia”: è stata una cosa straordinaria, rimarrà un ricordo indelebile nel mio cuore. Comunque, mai dire mai, se ci fosse la possibilità ne sarei felice.

Cosa ne pensa del caso Dyson?

Jerome ha fatto bene a Brindisi con me, a Sassari altrettanto, un po’ meno a Torino. A me non piace spingere tanto per i giocatori che ho già allenato, perché i ragazzi cambiano nel bene e nel male e Dyson, nonostante lo avessi già avuto in Puglia, era di fatto un giocatore nuovo per tutti. Ha fatto la sua stagione in chiaroscuro, con qualche problema fisico, ma nelle nostre vittorie ha sempre inciso in maniera decisiva. Bologna poteva essere la piazza giusta per lui, perché calda e vivace.

Coach Bucchi tra passato e futuro… sognante

Pur essendo bolognese di nascita, lei non ha mai allenato a Basket City. Spera, un giorno, che il binomio Bucchi-Bologna si realizzi e quale squadra preferirebbe tra Virtus e Fortitudo?

Ho lavorato otto anni, ad inizio carriera, nel settore giovanile della Virtus Bologna diretto da Ettore Messina; sono stati anni molto formativi. Sono nato, dunque, in Virtus ma, da professionista, mi divertirei ad allenarle entrambe. Basket City è sempre Basket City, l’atmosfera lì è unica, con la rivalità tra le due squadre che accende una miccia benevola di passione.

Qual è stato, nella sua carriera, un momento decisivo per le sorti della stagione della squadra da lei allenata?

Nel mio primo anno a Treviso, quando vincemmo Coppa Italia e perdemmo le finali scudetto, cominciammo la stagione in maniera travagliata. Poi, a Montecatini l’inerzia cambiò, facendoci arrivare con lo spirito giusto alla Coppa Italia e al proseguo del campionato.

Qual è il giocatore che la ha ascoltata di più in carriera?

Alleno da 25 anni, ma se avessi notato che i miei giocatori non mi ascoltavano avrei smesso da un pezzo. Per citarne due di quest’anno direi Pini e Baldasso, ma ho sempre avuto ottimi rapporti con gli atleti che ho allenato.

Ha carta bianca: quale giocatore comprerebbe per primo in una sua ipotetica squadra?

Avendo visto da poco “The Last Dance” prenderei Michael Jordan, ovviamente. A parte lui, tra quelli attuali sceglierei Gallinari. Partirei da un italiano, partirei da lui.

Qual è stato, secondo lei, l’evento o il personaggio sportivo che ha cambiato la storia dell’umanità?

La staffetta americana delle Olimpiadi di Messico del 1968 con il pugno alzato in segno di protesta contro il razzismo. Il mondo deve rivedere certi valori. L’emergenza coronavirus ci ha permesso di riflettere un po’: dobbiamo ripartire da alcuni principi con con cui rivedere la vita in maniera diversa. In questi giorni sono rimasto molto affascinato dalla natura; ho la sensazione che questi due mesi e mezzo di lockdown abbiano ripulito l’aria: ci sono dei colori bellissimi, una luce straordinaria, pensar verde è fondamentale. Il covid-19 ci ha insegnato che abbiamo fatto delle cose disastrose dal punto di vista ambientale e ora abbiamo lo spunto per ripartire con valori importanti.

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