ESCLUSIVA | Marelli: “Calciatori e pubblico imparino protocollo. Il ‘chiaro e evidente errore’ concetto vago”

L’intervista a Luca Marelli, ex arbitro di calcio e blogger sportivo, durante #SportLabLive, format web di sport-Lab.it.

Luca Marelli, ex arbitro di Serie A.

Luca Marelli, ex arbitro di calcio e blogger sportivo, analizza ai microfoni di #SportLabLive, il format web di sport-Lab.it, il momento che sta passando il calcio italiano. Marelli si muove tra il Var e il campo, studiando gli episodi dubbi che hanno coinvolto i fischietti odierni.

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Buonasera Marelli, partiamo dalle parole di Nicola Rizzoli: “Nel momento in cui il Var propone la “on field review” l’arbitro accetta sempre. Se uno lo suggerisce è perché ci sono gli elementi per andare a vedere l’episodio”.

“Ha ricordato quello che è il contenuto del protocollo, rimasto sostanzialmente invariato negli ultimi tre anni e mezzo. Chiaramente decide sempre l’arbitro, in quel momento colui che guida la squadra arbitrale. Il Var può consigliare di rivedere l’episodio. Siamo sempre allo stesso punto”.

Quindi è l’arbitro che decide quando si tratta di “chiaro e evidente errore”?

“Questo è un concetto abbastanza volatile, non chiarissimo, andato a interpretazione. Ad esempio a Milan-Roma due episodi molto simili non sono stati rivisti dall’arbitro, cosa che non ho compreso molto. L’intervento dovrebbe essere oggettivo ma prevale sempre la soggettività”.

Ma quindi qual è il confine tra la discrezionalità dell’arbitro e l’utilizzo del Var?

“Risiede nell’oggettività dell’errore. Non è un caso che Rizzoli abbia ammesso che in Milan-Roma sono stati commessi due errori, ma gli episodi sono diversi per oggettività. Deve esserci sempre qualcosa di oggettivo, qui la discrezionalità l’avremmo avuta se l’arbitro (Piero Giacomelli ndr) avesse rivisto gli episodi”.

L’unificazione tra CanA e CanB porterà a un miglioramento della qualità arbitrale? Anche perché dietro i mostri sacri degli ultimi anni sembra esserci un solco incolmabile, come se mancasse un nuovo Rizzoli.

“Riunificare le Can può portare a un miglioramento. Nicchi e Collina le avevano divise nel 2010, ora lo stesso Nicchi annuncia l’unificazione come un suo trionfo. Un po’ paradossale. Per gli arbitri ci vorrà del tempo, perché si sono letteralmente persi dieci anni di formazione arbitrale. Noi speriamo che si possa ripartire ma penso che ci vorrà tanto tempo, ora è rimasto solo Orsato. Sono cresciuti Guida, Maresca e La Penna”.

Come lo vede Gianluca Rocchi come mediatore tra federazione arbitrale e squadre di calcio?

“Era ora. Un canale comunicativo che personalmente aspettavo da anni, era necessario. Rocchi avrà davanti un lavoro non facile, bisogna essere onesti. I giocatori devono imparare il regolamento prima ancora del funzionamento di un protocollo. La creazione di uno staff è un’idea molto intelligente, che dovrà occuparsi anche della comunicazione mediatica. Anche il grande pubblico deve essere a conoscenza del protocollo, togliendo le leggende metropolitane”.

A proposito di leggende metropolitane, ma la sudditanza psicologica esiste veramente?

“No, non esiste (ride ndr). La definizione ha preso piede negli anni ’90, quando si diceva che un arbitro subiva psicologicamente la pressione della grande società. Gli errori vengono commessi sia da una parte sia dall’altra. Non esiste alcuna sudditanza psicologica”.

Qual è, secondo lei, uno sportivo o un evento sportivo che ha cambiato la storia dell’umanità?

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