Ferrari1000 grazie ad Enzo Ferrari, il rampante agitatore di uomini e di idee

Nel giorno del 1000esimo Gran Premio della Ferrari vi presentiamo il ritratto di Enzo Ferrari.

Enzo Ferrari in uno scatto dal sito ufficiale della Scuderia del Cavallino Rampante

Enzo Ferrari. Un nome che non ha bisogno d’introduzioni e presentazioni. Una passeggiata a Modena basterebbe per ammirare i frutti dell’Eden che lui stesso ha creato, quello dell’iconico e prepotente cavallino rampante, immagine sacra della sua carriera, una magia che accentua inesorabilmente l’inimitabilità della Ferrari e di Ferrari stesso.

Non si può descrivere la passione, la si può solo vivere

Enzo Ferrari

Ritrarre un uomo così eccezionale come lui è semplicemente complesso, tanta è stata la sua grandezza, la storia che ha fatto. Non ci soffermeremo puramente sulla sua carriera. Tutti sanno chi è il fondatore della casa automobilistica di Maranello che rimane la più famosa al mondo, il marchio più evocativo. Perché la Ferrari rimane la Ferrari. La macchina più desiderata al mondo, l’unica scuderia ad aver partecipato a tutte le edizioni, una squadra per anni ai vertici di qualsiasi classifica nelle categorie sportive cui ha aderito. Tutti sanno chi è il costruttore dell’osannata Alfa Romeo 158 “Alfetta”, cos’è stata poi la Scuderia Ferrari negli anni 50 con al volante il vincitore del suo primo titolo mondiale, Alberto Ascari. I titoli cui è stato fregiato, Cavaliere Ufficiale, per meriti sportivi, al merito del Lavoro, per fino Cavaliere di Gran Croce e Commendatore, sono solo la cornice del quadro di Enzo Ferrari, carriera tra l’altro abbellita con il premio per le Scienze Sociali dall’ONU, la laurea honoris causa in Fisica e l’introduzione nella Hall of Fame delle corse automobilistiche e dell’automobile.

Con tanti riconoscimenti, mi è venuto il dubbio di essere qualcuno

Enzo Ferrari

Enzo Ferrari, breve biografia

Ma chi era Enzo Ferrari? Era un uomo italiano che il mondo ci ha sempre invidiato. Un personaggio immenso. Nell’immaginario collettivo del tifoso, in generale dello sportivo del nostro paese, non è domenica se non c’è la Ferrari nel gran premio di Formula 1. Un uomo soprannominato in tanti modi: “Drake”, Penna Bianca oppure “l’omone”, questi ultimi due proprio nella sua azienda dov’era il leader, una figura così imponente quasi da elevarsi a sfiorare la trascendenza, questa lasciatecela passare. Un uomo che spesso comunicava con delle missive, firmandosi come “il prode” Anselmo, il suo secondo nome.

Oltre a costruire automobili, lui motivava le persone. Si è sempre definito come un agitatore di uomini e di idee, una tecnica che gli ha permesso di circondarsi di abili collaboratori che rendevano al meglio delle loro possibilità. Enzo Ferrari era un uomo che lasciava il segno, nel bene e nel male. Una donna molto importante nella sua vita, Fiamma Breschi, lo definì certamente costruttore di automobili, ma soprattutto un distruttore di uomini, gli stessi uomini che tuttavia lo hanno sempre visto come esempio da imitare, figura vincente, uomo da seguire in ogni direzione.

Se entravi nel suo cono d’ombra, nella sua orbita, avresti fatto di tutto pur di non uscirne

Fiamma Breschi

Il carattere

Il suo dipinto pertanto è descritto dai critici come quello del soggetto scontroso, contrariato, adirato persino, un uomo che alzava gli animi nei box con i suoi modi di fare, mettendo spesso piloti e tecnici uno contro l’altro, proprio per spremere fino all’ultimo le loro energie. Ma bisogna guardare con molta attenzione il quadro di un pittore. Le pennellate hanno una profondità e se si ha l’ardore di tuffarcisi, possiamo osservarne l’intimo, l’autenticità. Colte le segrete sfumature, ci si potrà rendere conto anche di quanto Enzo Ferrari sia stato un uomo generoso. Quando un suo operaio contraeva una malattia, era lui il primo a occuparsene, aiutandolo con i migliori professionisti del settore, fino a pagare le spese. Negli anni passati, quando ancora le assicurazioni non orbitavano nel mondo dei motori, era Enzo Ferrari ad aiutare le famiglie dei piloti o collaudatori che perdevano la vita. Per anni fece recapitare alla famiglia lo stipendio di un suo collaudatore, deceduto purtroppo nel provare una vettura, fino a quando, conti alla mano, non sarebbe andato in pensione. E lo faceva in silenzio, da gran signore, senza appendere manifesti o mostrarsi al pubblico con dichiarazioni da prima pagina.

Enzo Ferrari era anche un uomo ottimista. Lui era convinto che ogni successo personale si dovesse in qualche modo scontare nel corso del tempo. La sua vita privata fu tormentata fin da giovane, causa le morti del padre e del fratello, ma soprattutto fu scosso fino al midollo da quella del figlio all’età di 24 anni. “Io mi ero illuso – diceva – che le nostre cure potessero ridargli la salute perché un padre si illude sempre. M’ero convinto che egli fosse come una mia macchina, uno dei motori.”

L’ottimismo rimasto nel tempo

Me era un ottimista come detto. Perché il suo entusiasmo gli ha sempre permesso di vedere la luce in fondo al tunnel, affrontandolo a grande velocità, come faceva il mitico Michael Schumacher nel curvone della galleria di Montecarlo, storico circuito per la Formula 1. Non solo si risollevò dalla morte del figlio, ma anche da un’altra vicenda che avrebbe potuto colpirlo così forte da mandarlo al tappeto. Quando nella fine degli anni 50 fu bersagliato dall’opinione pubblica a causa di alcune tragedie riguardanti i suoi piloti, fino a esser mossa un’inchiesta giudiziaria contro di lui, il perseguitato Ferrari, mal visto addirittura dai vertici alti della Chiesa Cattolica, continuò ad andare dritto per la sua strada, caparbio e sorridente, senza cadere psicologicamente di fronte a tali avversità, dove chiunque sarebbe mentalmente crollato. Tant’è che venne scagionato da tutte le accuse.

Omne ignotum pro magnifico

Tacito

Tutto ciò che è sconosciuto è sublime. Questo era Enzo Ferrari, perché era un uomo celebre per esser vorace con chi gli girava intorno, il senza scrupoli pur di destabilizzare l’ambiente dove era sovrano, ma nascondeva quella sua consapevolezza di quanto fosse difficile essere Enzo Ferrari. 

Ciò lo toccava particolarmente e le rare volte in cui si confidava tramite quelle lettere, lasciava fuori uscire lati deboli o paure che nella sua straordinarietà lo rendevano il più semplice degli uomini. Quella generosità segreta con cui aiutava le persone che ne avevano bisogno, mostrava le sue nascoste virtù umane. Era un travolgente, un rampante come la sua eccezionale creazione amata in tutto il mondo. Domenica sarà il gran premio numero 1000. E allora regalategli un sorriso, fatelo per vostro padre: il grande Enzo Anselmo Ferrari.

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