La Ferrari a 20 anni da Suzuka, con la speranza che la storia si ripeta

20 anni Schumacher riportava il titolo alla Ferrari dopo 21 anni: la storia si potrà ripetere?

La Ferrari di Michael Schumacher passa sul traguardo festeggiando il trionfo

20 anni fa la Ferrari tornava, dopo ben 21 stagioni senza titolo, sul tetto del mondo. A trionfare, sul circuito giapponese di Suzuka, fu Michael Schumacher, capace di difendere gli 8 punti di vantaggio sul rivale e campione in carica Mika Hakkinen.

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Breve cronaca della gara

Già dalle qualifiche la battaglia fu serratissima. I due piloti, in lotta per il titolo, si giocarono la pole: la spuntò il ferrarista per solo nove millesimi, dopo essersi scambiato per cinque volte la posizione con il finlandese. Alla partenza, però, Hakkinen ricambiò lo ‘sfavore’ a Schumacher sopravanzandolo, in maniera decisa, alla prima curva. I due piloti di testa staccarono il gruppo già nello stint precedente al primo pit stop. Hakkinen, che aveva guadagnato un margine di circa due secondi e mezzo, si fermò al ventiduesimo passaggio, seguito due tornate più tardi da Schumacher. I due tornarono in pista con distacchi invariati.

Quando il pilota della McLaren si fermò ai box al 37esimo giro, il suo vantaggio sul ferrarista era sceso a pochi decimi. Schumacher, con benzina per ancora tre tornate, spinse al massimo e dopo il proprio rifornimento rientrò in pista davanti al rivale, guadagnando un discreto margine. Negli ultimi giri Hakkinen ridusse lo svantaggio, portandosi a meno di due secondi da Schumacher, ma il tedesco controllò agevolmente la rimonta del rivale, vincendo la gara e il titolo mondiale. Terzo titolo piloti per il Kaiser, il primo con la Ferrari e il primo del Cavallino Rampante dal 1979 con Jody Scheckter.

Da Schumacher a… Leclerc?

La speranza di tutti i ferraristi, ricordando quegli emozionantissimi momenti di Sukuza, è che la storia possa ripetersi. Sono passati 20 anni da quel trionfo straordinario che aprì la strada ad altri successi gloriosi. Oggi la Ferrari vive un momento di grossissima difficoltà, molto simile a quella passata prima del 2000.

Qualsiasi evento storico, per quanto nefasto possa essere, è sempre posto su di una via che porta al positivo, ha sempre un significato costruttivo.

Sant’Agostino

E chissà se questo anniversario, così speciale anche per l’affetto di tutti gli italiani verso Schumacher, non possa essere di buono auspicio per il team attuale. Il Cavallino ci mise 21 anni per riportare il titolo a Maranello. 21 anni dopo – quindi nel Mondiale del 2022 – chissà che la storia non possa ripetersi.

Per far sì che tale sogno non si basi solo su speranze, potrebbe essere utilissimo rileggere l’intervista di Michael Schumacher dopo Suzuka 2000: “Jean Todt è stato senza dubbio fondamentale per la mia avventura alla Ferrari, fin dal primo giorno è stato lui la chiave delle nostre vittorie. Devo ammettere di aver mai visto nessuno dedicarsi alla propria professione come faceva lui io ero convinto di essere un grande lavoratore, ma non ero nulla confronto a lui. Era sempre in ufficio 7 giorni su 7 lavorando più di 14 ore al giorno, era il punto di riferimento per tutti. Capì subito i nostri punti deboli, che risolse chiedendo il mio aiuto insieme a quello di Ross Brawn e Rory Byrne. Avevamo trasformato quello chiamo triangolo magico, che trasformò la Ferrari. 

“Ci fu bisogno di tempo…”

Ovviamente ci fu bisogno di tempo perché dovevamo sviluppare nuove infrastrutture, ma gli ingredienti erano quasi giusti. E soprattutto le persone, a partire da me e Jean fino a Montezemolo, che fu molto importante perché appoggiò tutti i nostri progetti a livello economico, non si oppose mai a nessuna proposta dandoci sempre ciò che avevamo bisogno. Jean aveva le idee molto chiare ed agiva in modo davvero efficace. Fu una combinazione perfetta. L’Avvocato Agnelli era la grande eminenza dietro le quinte. Un carattere incredibile, una persona davvero speciale, era un grande appassionato di Formula1, come anche Montezemolo. Vivevano per la Formula 1, ci stavano molto vicini ed erano sempre pronti a soddisfare ogni nostra richiesta con un entusiasmo speciale. Allo stesso tempo erano anche molto intelligenti e concreti, è ovvio che persone con qualità del genere fossero i migliori in tutto quello che facevano. I sette titoli mondiali rappresentano ovviamente il mio record più importante, in fin dei conti l’obiettivo è vincere i campionati, non si fanno sforzi e sacrifici solo per vincere una gara. Il titolo conquistato nel 2000 è stato il più importante e prestigioso per tutti noi. Jean Todt quel giorno sul podio disse che la vita da quel momento sarebbe cambiata…“.

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