La rivoluzione di Stefano Domenicali, papabile Ceo della Formula1

Il futuro di Domenicali segue il filo rosso di Jean Todt e Ross Brawn.

Foto dal profilo Twitter di Motoring Chat (@MotoringChat)

Al volante di tutta la Formula1, con molta probabilità, ci sarà un italiano, ma non un italiano qualunque. Stefano Domenicali, 55 anni, di Imola, è il primo candidato per diventare Ceo, capo, leader dell’universo a quattro ruote. Manca la firma, vero, ma la trattativa è serrata e si punta alla chiusura in poco più di dieci giorni.

La sua scrivania potrebbe essere a Londra, vicino al St. James Market. Lì dove sguazza Liberty Media, proprietari della F1. L’attuale numero uno della Lamborghini, ex team manager della Ferrari, era desiderato da tutto il globo sportivo. Pensate che lo voleva l’Nba e che l’avevano cercato per dirigere l’organizzazione di Milano-Cortina.

La più bella della scuola, quella desiderata da file di corteggiatori. Peccato che alla più ambita piacciano tanto i motori. Niente palla a spicchi e niente sci per Domenicali, che a questo preferisce le corse e un buon bicchiere di vino.

Qualora dovesse accettare sostituirebbe Chase Carey, l’amministratore di New York, fedele di Rupert Murdoch e successore di Bernie Ecclestone. Non è di certo il baffo più famoso del mondo, dato che quelli sono di Salvador Dalì, ma Carey rischia di perderli per la giacca di Domenicali.

Nell’universo del papabile Ceo della F1 c’è anche l’ultimo trofeo Ferrari, il mondiale costruttori del 2008. Anche una pagina triste, quelle dimissioni consegnate a Montezemolo nell’aprile del 2014. Tuttavia in Ferrari sono rimasti tutti legati a Domenicali, motivo che porta il cavallino a trottare per il ritorno dell’industriale nel mondo dei motori ad alta competizione.

C’è profumo di rivoluzione. Per poter realizzare questo percorso bisognerà interpellare il parere di Jean Todt, presidente della Fia dal 2009, e Ross Brawn, direttore generale di Liberty. Nel cuore di ogni ferrarista risiede ancora la speranza di vedere Domenicali dietro il timone, scusate, dietro il volante della Formula 1. Lungi dai favoritismi, solo romanticismo, naturalmente.

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