#versolaFinale | L’Italia-Inghilterra dei motori nelle epiche battaglie tra Ferrari e McLaren

Aspettando Italia-Inghilterra riviviamo la lotta tra McLaren e Ferrari in F1

Hakkinen contro Irvine nel 1998

Adesso è ufficiale, la finale di Euro 2020 sarà Italia-Inghilterra. Una sfida affascinante tra due squadre e due nazioni storiche. Da una parte l’esplosività atletica, l’individualismo e il pragmatismo inglesi, dall’altra l’estro creativo, l’organizzazione tattica e l’emotività italiana. Due nazioni tradizionaliste e rivoluzionarie al tempo stesso che si affronteranno per la supremazia del calcio europeo. Nell’attesa dell’appuntamento fissato per domenica sera alle 21 abbiamo deciso di guardare al confronto sportivo tra queste due storiche nazioni anche nel mondo dei motori.

McLaren vs Ferrari

Quando si pensa al confronto tra Italia e Inghilterra in Formula 1 il primo collegamento che viene istintivo e immediato è quello tra Ferrari e McLaren, due dei team più iconici e caratterizzanti di questo sport. Le battaglie tra la Rossa e la monoposto dalla livrea nero-argentea sono rimaste immancabilmente nella mente degli appassionati.

La squadra di Maranello fu fondata da Enzo Ferrari nel 1929, inizialmente come reparto corse dell’Alfa Romeo. È l’unico team ad aver preso parte a tutti i campionati mondiali di F1 fin dalla loro inaugurazione nel 1950 ed è anche il più vincente in assoluto con 16 campionati costruttori a cui si aggiungono 15 campionati piloti.

Il team McLaren invece fu fondato nel 1963 da Bruce McLaren con il nome di Bruce McLaren Motor Racing e fece il suo esordio in F1 nel 1966. La scuderia con sede a Woking può vantare 8 titoli costruttori e 12 vittorie del mondiale piloti.

Sia la scuderia italiana che quella inglese hanno dominato per anni nel Circus con delle monoposto e dei piloti che sono passati alla storia (tra tutti Ayrton Senna e Michael Schumacher). Sarebbe troppo prolisso ripercorrere la loro lunga e vincente storia quindi ci limiteremo a ricordare alcuni tra i duelli più belli e avvincenti tra queste due grandi squadre.

La battaglia tra Hunt e Lauda

Una delle sfide entrate nell’immaginario collettivo di questo sport fu senza dubbio quella tra il britannico James Hunt su McLaren e l’austriaco Niki Lauda su Ferrari. La loro storia, portata alla ribalta dal film “Rush” del 2013, è un grande esempio di come queste due squadre abbiano costruito monoposto estremamente competitive e in grado di darsi battaglia fino all’ultima curva.

Correva l’anno 1976 e i due piloti si presentarono al nastro di partenza come principali aspiranti al titolo. Cominciarono a gareggiare alla pari per tutta la prima parte della stagione dando prova di tutta loro abilità gara dopo gara. Il momento cruciale però giunse il 1o agosto 1976 sul pericolosissimo circuito del Nürburgring dove l’austriaco della Ferrari si presentò al comando della classifica piloti.

“Nel campo della paura, se ne sperimenta di più in 7 minuti sul Nürburgring di quanto accada alla maggior parte delle persone in tutta la vita.”

Jackie Stewart

Quel giorno Lauda mentre affrontava le curve infernali del tortuoso tracciato tedesco fu protagonista di uno spaventoso incidente che causò l’incendio della sua Ferrari 312 T2. Solo l’intervento dei soccorritori e di alcuni piloti che si fermarono appositamente permise a Niki di sopravvivere nonostante le gravi ferite subite.

Il ritorno di Niki

Contro ogni aspettativa e a discapito delle severe ustioni riportate in Germania, Lauda saltò solo due gare ripresentandosi al GP d’Italia con un 4o posto che gli permise di arginare l’impetuoso ritorno di Hunt in classifica. I due piloti arrivarono all’ultimo appuntamento stagionale in Giappone con soli 3 punti di differenza. Fu proprio in una giornata di pioggia torrenziale ai piedi del monumentale monte Fuji che si consumò la resa dei conti tra questi due cavalieri del motorsport.

Dopo soli due giri il ferrarista si ritirò così che al britannico sarebbe bastato un 3o posto per laurearsi campione. Hunt non si fece scappare quell’occasione e occupò la testa della gara fino a 4 giri dalla fine quando fu costretto a rientrare ai box scalando fino alla 5a posizione. Fu a quel punto che in una battaglia contro la pioggia sferzante e contro se stesso si rese protagonista di un impresa che appariva ormai impossibile. In soli due giri superò le vetture di Jones e Regazzoni conquistando l’anelato 3o posto e il suo unico titolo mondiale.

Gli anni di Hakkinen e Schumacher

Tra le più belle e coinvolgenti rivalità della F1 non poteva mancare quella tra Mika Hakkinen e Michael Schumacher. Due “nordici” dai caratteri estremamente diversi e dal talento cristallino. Il finlandese della McLaren era il classico pilota freddo e calcolatore ma capace di attimi di follia mentre il ferrarista era un tedesco atipico dal sangue caldo e pura inventiva. Questi due artisti del volante furono capaci di dar luogo a serrate battaglie tra la fine degli anni ’90 e primissimi anni 2000 a bordo delle rispettive monoposto.

I due titoli di Hakkinen

Tutto inizia nella stagione 1998 con la sfida tra la fulminea MP4-13 della McLaren e la Ferrari F300. La monoposto del team di Woking sembrava inarrivabile tanto che nella prima fase della stagione il tedesco in rosso è costretto sulla difensiva per non perdere contatto con il suo rivale. A partire dal GP del Canada però Schumacher e il suo team iniziarono una furibonda rimonta che li condusse all’ultimo appuntamento dell’anno a soli 4 punti dal finlandese volante.

Sul circuito di Suzuka il tedesco riuscì a guadagnare la pole lasciando prefigurare ai tifosi della Rossa un successo al “fotofinish“. La sorte però si voltò dall’altra parte: Michael accusò un problema alla frizione in partenza e fu costretto a ricostruire la sua gara da capo. Come se non bastasse, nelle concitate fasi della rimonta, la Ferrari subì una foratura costringendo il “Kaiser” al ritiro e permettendo al “finlandese volante” di vincere il suo primo titolo mondiale.

Il 1999 poi fu l’anno più sfortunato per il ferrarista che per un guasto ai freni fu vittima di un violento incidente alla Stowe nel GP di Gran Bretagna. Risultato: tibia e perone fratturati e un lungo stop che regalarono per la seconda volta consecutiva il titolo all’inarrivabile (per gli altri) campione finlandese.

Il dominio della Ferrari

Si giunse così alla stagione 2000 quella che segnò l’inizio dei 5 anni di dominio incontrastato del binomio Schumacher-Ferrari. Le macchine partorite dalle due squadre questa volta erano davvero alla pari: la Ferrari F1-2000 sembrava aver raggiunto ormai la velocità della MP4-15 del team inglese. Nonostante questo, dopo un inizio turbo, la monoposto di Maranello accusò troppi problemi di affidabilità e il tedesco si ritrovò stretto nella morsa delle due McLaren (l’altra guidata da David Coulthard).

Si arrivò così al GP del Belgio dove i due piloti scrissero una delle pagine più belle di questa rivalità. Il finlandese parte dalla pole ma a un terzo di gara commette un errore e va in testacoda lasciando la leadership al ferrarista. A questo punto Mika prova a risalire la china e verso la fine della gara raggiunge le spalle del “Kaiser”.

È qui che va in scena uno dei sorpassi più belli della storia della F1: mentre Schumacher sta doppiando all’esterno la BAR di Zonta il finlandese decide di sfruttare tutta la scia del terzo incomodo per buttarsi all’interno nel tentativo di sorpassarne due in un colpo solo. Incredibilmente Mika riesce a tenere la sua McLaren in pista nonostante la frenata tirata ben oltre il limite e si aggiudica la gara.

Una simile prova di forza e coraggio però non bastò al finlandese per conquistare il 3o titolo consecutivo: a Suzuka, infatti, vincendo il penultimo GP dell’anno Schumacher riportò il titolo piloti a Maranello dopo 21 anni chiudendo così la rivalità storica con Hakkinen che si ritirerà l’anno successivo.

I GP del Brasile del 2007…

Ferrari e McLaren continuarono a gareggiare ai vertici della F1 anche negli anni successivi. Va ricordato però che nel biennio 2005-2006 la scena se la presero la Renault e un giovane Fernando Alonso capaci di vincere sia il titolo piloti che quello costruttori.

Il 2007 e il 2008 furono gli ultimi anni in cui questi due top team rimasero veramente al vertice.

La stagione 2007, che passò alla storia per la feroce rivalità tra i due piloti McLaren (Alonso e Hamilton) e per laSpy Story che coinvolse proprio il team inglese insieme alla Ferrari, fu una delle più avvincenti e un altro esempio di lotta fino all’ultimo metro.

L’epilogo di quell’annata arrivò al GP del Brasile con la vittoria di Kimi Raikkonen che si laureò campione del mondo con solo 1 punto in più dei rivali della McLaren (arrivati a pari merito). Senza dubbio uno dei ricordi più felici dei tifosi della Rossa benché anche l’ultimo.

… e del 2008

L’occasione del riscatto si presentò per il team di Woking già l’anno successivo. Alla fine del campionato Felipe Massa e Lewis Hamilton sono separati da una manciata di punti. Al pilota britannico basterebbe una 5a posizione per conquistare il suo primo titolo in carriera. Tuttavia fino alla metà dell’ultimo giro Lewis si trova in sesta posizione su un circuito ancora bagnato da una pioggia torrenziale che si è abbattuta prima della partenza.

Massa vince la gara e iniziano i festeggiamenti in casa Ferrari ma inaspettatamente il britannico supera Timo Glock all’ultima curva agguantando il 5o posto che gli permette di conquistare il primo di sette titoli mondiali. Festa rovinata per gli uomini di Maranello che comunque vinsero il campionato costruttori.

Nonostante da allora non abbiano più vinto queste due squadre hanno offerto un grande spettacolo nel corso della loro storia a tutti gli appassionati di questo sport.

E un grande spettacolo ci aspettiamo anche dalla partita tra Italia e Inghilterra di domenica sera, magari con un epilogo più felice di quello della Ferrari del 2008.

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