Mauro Berruto: “Sullo sport è in arrivo un asteroide”

La crisi del sistema sportivo italiano. Mauro Berruto: “Sullo sport è in arrivo un asteroide”. Soluzioni? Collaborazione e cultura del movimento.

Mauro Berruto, ex ct della Nazionale Italiana maschile (Photo from Mauro Berruto Facebook profile)

Rischiamo di fare la fine dei dinosauri. Estinzione. Anzi, è lo sport italiano che rischia di scomparire. Su di esso, secondo l’ex ct della Nazionale Italiana maschile di volley, Mauro Berruto, è in arrivo un asteroide. Con una profonda analisi pubblicata ieri sul suo profilo Facebook, ha lanciato l’allarme disperato di un uomo innamorato dello sport.

Parole forti indirizzate a responsabili, professionisti, amatori; parole scagliate per smuovere la situazione drammatica in cui versa lo sport della penisola. La domanda di fondo è questa: riuscirà lo sport a ripartire sul serio?

La situazione italiana

La questio posta non è per nulla scontata. Come giustamente osserva Berruto, la diffusione della pratica sportiva in Italia è sostenuta da quattro pilastri.

Il primo è la piccola e media imprenditoria, che agisce da mecenate con donazioni economiche. Poi le famiglie, che pagano quote associative iscrivendo i propri figli e finanziano così le società sportive.

Terzo, la fruizione degli impianti di allenamento, concessa per la maggior parte dalle scuole statali. Il quarto pilastro è il volontariato, un esercito di dirigenti, accompagnatori, addetti alla logistica, ecc.

Ecco, queste colonne rischiano di crollare. Piccole e medie imprese saranno impegnate a investire nel coprire e sanare le perdite del lockdown. Le famiglie, se costrette a tirare la cinghia, inizieranno a limitare sicuramente le spese legate alla pratica di sport. Sulle strutture scolastiche non si hanno certezze di nessun tipo, e cercare sicurezze nei palazzi dell’istruzione in questo momento sarebbe un po’ come cercare l’ago nel pagliaio.

“Sappiamo cosa deve essere fatto: tutto ciò che manca è la volontà di farlo.”

Nelson Mandela

Soluzioni

Soluzioni? Mettersi insieme e unire creatività e ingegno. Per esempio, perchè non creare dei buoni per aiutare le famiglie a sostenere le spese della pratica sportiva? Perché non convincere lo Stato che la cultura del movimento è un bene pubblico al pari dell’istruzione? Come far capire alle classi dirigenti l’entità del risparmio che si ottiene investendo in questa cultura del movimento?

Di certo non possiamo stare come i dinosauri, ad aspettare che il cielo intero ci caschi sulla testa.

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