Pallavolo: ripartire o non ripartire, questo è il dilemma.

Ancora troppe le incertezze sul riavvio dei campionati di pallavolo. Resta l’ok del Ministero ma pesa la lentezza della Federazione.

Foto da FIPAV official Facebook Profile

Lo scenario è a dir poco scespiriano. C’è un dilemma che getta insicurezza in tutto il mondo della pallavolo: “Ripartire o non ripartire?”. Basterebbe prendere una decisione e portarne avanti le conseguenze. Ma in Italia ci risulta difficile rendere semplici le cose.

Essere, o non essere, questo è il dilemma: se sia più nobile nella mente soffrire colpi di fionda e dardi d’atroce fortuna o prender armi contro un mare d’affanni e, opponendosi, por loro fine? 

William Shakespeare

Da tempo ormai siamo spettatori di una partita le cui regole non sono ben chiare a nessuno.

Il Ministero

Ci sono volute diverse settimane per “convincere” il Ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, a permettere il riavvio almeno degli allenamenti per la pallavolo e altri sport di contatto, nelle cui liste era finito, benchè innocente, il beach volley. La cosiddetta riapertura era stata rinviata dalla metà di giugno alla fine del mese. Con l’inizio del caldo di luglio e grazie all’incalzare della Federazione Italiana Pallavolo (FIPAV) erano stati raggiunti degli accordi e emanate disposizioni oltremodo rigide, per società e organi amministrativi, come pure per professionisti. Il Ministero, dopo aver concesso la riapertura anche agli sport di contatto, ha lasciato la libertà alle singole regioni di aprire o meno, in base alla propria situazione.

La Federazione

La FIPAV si è mossa con grande circospezione. Timorosa che la pratica della pallavolo e dei suoi parenti divenisse un mezzo di contagio, ha sempre applicato al suo spot le indicazioni emanate con i decreti del Governo e i bollettini dell’Istituto Superiore della Sanità. Risultato? Ad oggi, per la Federazione, è ancora impossibile ripartire a pieno organico con il beach volley e con la pallavolo stessa. Protocolli su protocolli, spesso identici gli uni agli altri. E questo ha danneggiato non poco le varie leghe dei campionati e i singoli club. La macchinosità con cui si è mossa la pallavolo italiana, è sostanzialmente dovuta ad un lentezza imposta dalla Federazione; tutto qui.

Il Presidente della Lega Volley Maschile, Massimo Righi.
(Photo from Volley News Facebook profile)

Lega Maschile e Femminile

Sul paradosso che stanno vivendo gli amanti della pallavolo, si sono recentemente espressi anche i presidenti della Lega Volley Maschile e della Lega Serie A Femminile.

Un nuovo protocollo

Il presidente della Lega Volley Maschile, Massimo Righi, ha annunciato che verranno seguite due possibili vie per uscire da una fase di stallo che sembra irrisolvibile. “In prima battuta -ha detto- chiederemo di applicare alla pallavolo lo stesso protocollo del calcio. Questa soluzione avrebbe costi molto importanti per le società, nell’ordine dei 10mila euro al mese, e certamente non ci soddisferebbe, ma almeno ci consentirebbe di ripartire in qualsiasi momento”. L’altra alternativa sarebbe lottare per un “protocollo meno severo, che permetta di effettuare tamponi ai giocatori ogni 7-10 giorni anziché ogni 4: così i costi si ridurrebbero a 2-3mila euro mensili e sarebbero più sostenibili“. A riguardo delle decisioni della Federazione, ha affermato: “Purtroppo ci dobbiamo adeguare a quello che decidono le autorità. Forse si sarebbero potute fare delle azioni di protesta più eclatanti, oppure perseguire prima la strada di un nuovo protocollo. Ma ricordiamoci che siamo di fronte a una legge dello Stato, non si può andare contro la legge”.

“Se non si riparte, si chiude”

Dalla presidenza della Serie A Femminile, l’appello di Mauro Fabris è ancora più pressante. “Qui se non si riparte, si chiude”. In un’intervista di ieri ha puntato il dito sul Governo, vero responsabile del vuoto normativo che affligge alcuni gli sport. Non si è risparmiato una velata, ma neanche troppo, critica su come invece venga gestito il calcio. “Tutti i giorni assistiamo in tv ad ‘ammucchiate’ di calciatori e per noi il Comitato Tecnico Scientifico non ha uno straccio di indicazione, non dico sulle partite, ma almeno sugli allenamenti“. Ha anche criticato aspramente la Federazione, che “ogni 15 giorni aggiorna il suo protocollo senza fare nemmeno un cambiamento“.

Il rimpallo o, detto in modo più popolare, lo “scaricabarili” delle responsabilità deve finire. Con la giusta dose di prudenza e di voglia di andare avanti, il mondo del volley potrà ripartire e tornare a regalare emozioni a milioni di persone.

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