Djokovic divide ma non impera. Murray e Kyrgios contro il tennista

Novak Djokovic al centro delle polemiche dopo i tanti atleti affetti dal coronavirus.

Dell’ormai famigerato Adria Tour è stato scritto di tutto, sono riaffiorati meme che davo per sepolti e i giochi di parole si sono sprecati. Vi risparmio tutto questo. In compenso, vi regalo il dibattito quasi fratricida che si sta vivendo in questi giorni nel mondo del tennis. Centro della polemica, Novak Djokovic.

Il numero uno del tennis mondiale, come ben sapete, non solo ha organizzato un torneo benefico nei Balcani senza rispettare il minimo distanziamento, soprassedendo a ogni norma per prevenire il contagio da coronavirus.

Ora pare che abbia scatenato una guerra interna al mondo del tennis, con l’Association of Tennis Professionals (Atp) che si mette una mano sul volto in segno di disperazione. Non sono bastate le scuse di Novak per attirare su di sé rabbia e polemiche.

In pole position, neanche a dirlo, Nick Kyrgios, che dal suo profilo Twitter si gioca la fish dell’Adria Cup per espiare tutte le marachelle del suo passato:

“Le mie preghiere sono per tutti i giocatori che hanno contratto il Covid-19. Non direte mai più che ho fatto cose dubbie. Questa le batte tutte”.

Andy Murray si unisce al plotone d’esecuzione, accodandosi al monito di Kyrgios. Uno scenario impensabile fino a qualche tempo fa:

“Con Djokovic abbiamo un ottimo rapporto, ma questo non va bene ed è una brutta immagine per il tennis. Davanti a tutti questo è importante che i migliori tennisti diano l’esempio”.

Per controbattere all’insolita unione dei due tennisti è intervenuto il papà di Novak Djokovic, che molto probabilmente, invece di aiutare il figlio, gli ha complicato ulteriormente la vita:

Grigor Dimitrov è il vero untore. Non sappiamo dove abbia contratto il coronavirus, ma l’ha trasmesso. Ha fatto molto male a Novak, alla Croazia, alla Serbia e alla mia famiglia”.

Come se non bastasse, neanche fossimo in una puntata di Beautiful, il bulgaro ha replicato, affidando la risposta al suo procuratore Georgi Stoimenov:

“Noi abbiamo rispettato tutti i protocolli che andavano osservati. Gli unici responsabili a livello sanitario sono gli organizzatori dell’evento”.

Insomma, un disastro. Per dirla meglio, “bellum omnium contra omnes”. L’espressione latina, usata da Thomas Hobbes, descrive lo stato di natura. In questa condizione senza legge e senza giustizia ogni individuo scatena una guerra nei confronti dell’altro, instaurando un conflitto “tutti contro tutti”.

Qui sembra che neanche la legge possa distinguere torto o ragione, perché la conflittualità sta superando la ragione. Ci si accusa, ci si scorna, ma il virus non passa. Alla fine l’unico sconfitto è il tennis, che da sport elegante passa a essere, solo in questo frangente, un circo scadente.

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