Il work in progress di Jannik Sinner, un campione in costruzione

Il ritratto di Jannik Sinner, nuova stella talentuosa del tennis italiano.

Jannik Sinner, tennista italiano classe 2001 numero 68 della classifica ATP.

Tennis e Italia, una coppia che ha sempre fatto fatica ad innamorarsi perdutamente l’uno dell’altra. Potremmo descriverlo come un amore dannato o come uno scalatore in procinto di raggiungere la vetta prefissata, traguardo faticoso da concretizzare, ma una volta fissata la bandiera tricolore sulla cima desiderata, rilascia emozioni intense, un po’ come il primo bacio dell’eroe alla sua amata.

Gli italiani ne hanno goduto con poca costanza, ma ogni ricordo è sublime. Dagli anni Sessanta con il più grande di tutti, Nicola Pietrangeli, due volte vincitore del Roland Garros, ai settanta e ottanta con il trio delle meraviglie, gli eroi della Coppa Davis: Adriano Panatta, Corrado Barazzutti e Paolo Bertolucci. Dagli anni Ottanta e novanta con protagonisti gli iconici Paolo Canè e Omar Camporese, passando via via per Andrea Gaudenzi, Andreas Seppi fino ai giorni nostri dove Fabio Fognini e Matteo Berrettini cercano tuttora di far palpitare i cuori degli italiani.

Chi è Jannik Sinner

Nel mondo ci sono soltanto due forze, la spada e lo spirito. Alla lunga, la spada viene sempre vinta dallo spirito.

[Napoleone Bonaparte]

Ma come disse il Generale francese, è l’anima che porta al raggiungimento del risultato, la volontà. Al giorno d’oggi non c’è un tennista tricolore che rappresenti questa virtù. O forse sì, forse sta per paventarsi. Ed ha un nome: Jannik Sinner.

Un ragazzo neanche vent’enne che, a detta dei più grandi esperti, può tornare a farci sperare grazie al suo infinito talento. Da quando ha impugnato la sua prima racchetta, all’età di otto anni, ha dato subito un chiaro segnale, quello di essere il più promettente giovane tennista del nostro paese. A vederlo giocare non sembra un ragazzino acerbo, bensì un uomo che sa colpire la palla. Eccome se le sa colpire! Un dritto che “strappa” ma che sa gestire, un rovescio bimani elegante, un servizio profondo e mai banale, insomma, un tennista già vario nonostante la sua età.

Il tennis maestro di vita

È nettamente il più difficile di tutti, perché è il più complesso a livello mentale, non c’è un altro sport con un simile dispendio psichico.[Federico Buffa]

Ma cos’è il tennis? È prima di tutto una filosofia di vita. Conduce il tennista ad essere inflessibile nelle sue prestazioni sportive, un’attività che prima di ogni cosa è un vero culto, un cerimoniale. Sul campo di battaglia i pretendenti si osservano, scrutano i loro movimenti, divisi da una rete che tecnicamente li separa, ma mentalmente li unisce in un rapporto continuo. Una relazione tra strateghi di guerra in lingua tennista dove tutto è duplice: la grazia nel colpire la palla equamente distribuita per mostrare la forza del colpo, la prepotenza nel fare punto ma cercando precisione per l’incrocio delle righe, la provocazione sportiva che però non prevarica mai la stima e la considerazione del contendente. Tutto finisce dopo il match point e ha una sola conclusione: è uno dei due a vincere la guerra. Ma più di ogni altra cosa il tennis è una battaglia mentale nel proprio io, uno scontro con sé stessi, alla ricerca del pregio migliore.

Ciò che vorremmo fosse naturale per il nostro Jannik Sinner. Un ragazzo che ha bruciato le tappe, passando al professionismo con grande anticipo per misurarsi al livello più alto possibile. I risultati per ora parlano chiaro: i primi successi di calibro come nel Challenger Atp di Bergamo, la vittoria al primo turno nel Master 1000 degli Internazionali di Roma, uno dei tornei più famosi del circuito, che gli consente di essere il più giovane di sempre nel compiere questo risultato. E tante altre vittorie che prospettano questo giovane campioncino a candidarsi come un futuro top ten perché i risultati parlano chiaramente, il carattere e la determinazione sono nel suo dna. Ma la domanda è:

Jannik Sinner, conosci te stesso?

“La mente umana è paragonabile ad una farfalla che assume il colore delle foglie sulle quali si posa… si diventa ciò che si contempla.”

[Gustave Flaubert]

Attenzione. Il ragazzo è giovane e basta poco per far si che quella farfalla dai colori variopinti, non si accorga che nascosto c’è il più perfido dei ragni, il predatore che anzitempo può farla sua.

Jannik è ancora in costruzione, nel suo spogliatoio c’è un cartello con scritto: work in progress. Una crescita mentale prima di ogni cosa. Lo hanno capito anche i suoi genitori che non occupano i suoi spazi sportivi, non sono invadenti, lo lasciano lavorare con chi di dovere. Work in progress come detto, perché nonostante non sia più adolescente, è ancora un ragazzo legato ad attività ludiche come la Playstation, deve ancora scoprire il primo grande amore, è alla ricerca della pienezza culturale. È un ragazzo educato e rispettoso, ma bisogna farlo crescere e maturare mentalmente per comprendere cosa voglia dire il sacrificio per arrivare in alto, standogli vicino in maniera positiva ma mai glorificandolo od inneggiando al nuovo fenomeno.

Inoltre, il percorso di crescita dovrà essere anche fisico e tecnico, perché nonostante un’altezza importante, più di 190 cm, a livello tecnico il margine di crescita è innegabile. Il suo allenatore Riccardo Piatti ne è certamente consapevole, deve migliorare nel dritto, nell’andare a rete, nello stare ben saldo in campo.

Il ragazzo si farà

Gli esperti raccontano che Jannik sia sempre in competizione con la vittoria, ma che sia già razionalmente pronto per giocarsi le sue chances contro avversari forti e famosi. Calma. “Il ragazzo si farà”, non è già fatto. E poi ci sono di mezzo i soldi. Con le sue vittorie ha racimolato nel 2019 quasi un milione di euro, grazie anche alla sponsorizzazione firmata Nike. Ci vuole poco però per far distrarre un ragazzo. Per ora lasciamolo lavorare. È vero, è forte, molto forte, ma come detto il tennis è filosofia, è psiche, è la ricerca della perfezione mentale, della vittoria sullo stress. Siamo noi i primi responsabili di Jannik Sinner. Non permettiamo al ragazzo di farsi accecare dalle luci della ribalta, non diamo lui la possibilità di “tradurre” il suo cognome e lasciarsi andare al peccato. Perché una partita di tennis si vince nella propria testa e tutto desideriamo per lui tranne che abbia a che fare con il nemico numero uno del tennista, il famoso “braccino”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Wordpress Social Share Plugin powered by Ultimatelysocial