US Open, non c’è due senza tre per la Osaka: vittoria con dedica a Kobe

Naomi Osaka ha vinto l’edizione 2020 degli US Open.

Naomi Osaka, tennista giapponese classe 1997 [foto @usopen]

Naomi Osaka ha vinto l’edizione 2020 degli US Open di tennis, passata alla storia per la “bolla” in cui si è giocata a causa della pandemia da coronavirus. La tennista giapponese ha superato in rimonta Victoria Azarenka per 1-6 6-3 6-3 in un’ora e 53 aggiudicandosi con pieno merito il suo secondo major newyorkese e il terzo Slam della carriera. 

Breve cronaca del match

Vittoria frutto di un match piacevole, ma non tecnicamente spettacolare come le due precedenti semifinali. Dopo appena 26 minuti di gara la Azarenka è già abbondantemente in fuga solitaria: 6-1, tre break messi a segno con quasi il doppio dei punti conquistati (27 a 15). Poi si accende la Osaka: la giapponese diventa la seconda giocatrice in trent’anni a vincere il torneo recuperando in finale un set di svantaggio (unico precedente dal 1990 in avanti fu la vittoria di Arantxa Sanchez su Steffi Graf nell’edizione del 1994: 1-6 7-6 6-4 per la spagnola).

Dopo il 2-0 per la bielorussa, Naomi prende il servizio e vince il secondo set per 6-3. Durante il terzo parziale la Azarenka cala di tono, con la Osaka che, al contrario, controlla il match sfruttando le diverse palle match a disposizione. Con il 6-3 finale la giapponese è nuovamente la regina dell’Open degli Stati Uniti: la vittoria è dedicata all’amico e idolo Kobe Bryant, scomparso nel gennaio scorso.

La Osaka fa 3 su 3 in finale

Per la Osaka è la terza finale giocata e vinta negli Slam dopo il titolo a New York nel 2018 su Serena Williams (6-2 6-4) e la vittoria all’Australian Open del 2019 su Petra Kvitova (7-6 5-7 6-4). D’altronde, come recita un proverbio italiano di antichissima elaborazione, non c’è due senza tre. L’espressione probabilmente si riallaccia ad antiche superstizioni basate sui numeri magici, influenzata dal fatto che il tre è considerato il numero perfetto. Chiedere, per info, a Naomi Osaka e alle sue tre – per l’appunto – finali perfette.

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